lunedì 19 novembre 2012

Recensione: Per puro caso

È lunedì e non è nemmeno un lunedì qualunque. È un lunedì assonnato questo, preferirei stare ancora sotto al piumone a crogiolarmi e a sonnecchiare. E invece no, sono al lavoro. Sì, sì, lo so, non dovrei scrivere post sul blog mentre sono al lavoro. E però lo faccio, più spesso di quanto possiate immaginare. L'autunno è finalmente arrivato e con questo la voglia di leggere è aumentata. Non so perché, ma con il freddo leggo di più. E, di conseguenza, recensisco di più. Infatti eccomi qua a recensire la mia amata Anne Tyler.


Autore: Anne Tyler
Titolo: Per puro caso
Prezzo: 8 € 
Editore: Tea 
Pagine: 378
Il mio voto: 4 segnalibri 

Trama

Per puro caso è la storia di una quarantenne, Delia Grinstead, una donna sposata con tre figli ormai quasi grandi, che all'improvviso semplicemente allontanandosi da una spiaggia - si lascia alle spalle il matrimonio e la famiglia per costruirsi una nuova vita in una cittadina non molto distante da Baltimora. Tutto avviene apparentemente per caso, eppure nulla è veramente casuale. Cosa ha spinto Delia a compiere un gesto in cui, forse, ogni donna può riconoscere un proprio desiderio? È la sensazione di essere diventata inutile? Il ricordo di un uomo incontrato al supermercato? Il piacere della fuga? O, semplicemente, il senso di insoddisfazione e di limitatezza che pare inevitabilmente connesso alla vita famigliare? Mirabile ritratto di matrimonio, Per puro caso è, probabilmente, il più intenso, struggente e insieme divertito romanzo della Tyler, come sempre straordinariamente sensibile ai dettagli di cui è fatta la sostanza della vita quotidiana, e capace di offrirci una disamina tra spiritosa e impaurita del destino che ciascuno porta dentro di sé, già scritto. 

La mia recensione

The modern family

Sono di parte, schifosamente di parte e quindi, forse, non dovrei recensire i libri della Tyler. Perché a me la cara Anne piace a prescindere e, dunque, che valenza ha il mio pensiero? Nessuno, in effetti. Probabilmente non sarò molto oggettiva. Per cui, se volete un commento proprio sincero non leggete questa recensione. Poi non ditemi che non vi avevo avvisati, eh! 
Per puro caso non è un romanzetto rosa come, invece, fa pensare la bruttissima traduzione del
titolo originale: Ladder of years (La scala degli anni). C'era un motivo per cui si chiamasse La scala degli anni e non Per puro caso, ma di questo all'editore è importato ben poco. Ma tant'è...
Come ogni romanzo della Tyler, anche questo è ambientato a Baltimora, per metà almeno, e ha come protagonista una famiglia. Perché la bravura di questa scrittrice è nel narrare, in modo semplice e fluido, la quotidianità in tutte le sue sfaccettature. Non ci sono colpi di scena, non ci sono poteri paranormali, non ci sono scene di suspence o di passione. Ma ci sono sentimenti reali, situazioni reali, emozioni reali. Sembra quasi che sia un'amica a raccontarti le storie della Tyler, magari mentre si è sedute al tavolo della cucina a bere un caffè. Perché i personaggi dei suoi romanzi sono tutti così normali, tranquilli, umani. Sebbene le dinamiche familiari appaiano strane, quasi sui generis e un po' assurde, se si passa qualche minuto a riflettere ci si rende conto che non è poi così vero. Quante situazioni strane i componenti della nostra famiglia hanno vissuto? Quanti nostri amici provengono da famiglie che noi consideriamo "strane"? Se ci penso, anche solo per un attimo, tra tutte le persone che conosco sono davvero in pochi ad avere una famiglia cosiddetta "normale" (sempre che poi la normalità esista davvero). 
Protagonista di questo romanzo è Delia, una donna di quarant'anni, sposata con un uomo più grande di lei di ben quindici anni e con tre figli. Delia vive una vita normale, una quotidianità per l'appunto, che viene descritta come metodica: esce a fare la spesa, prepara da mangiare per il marito e i figli, sbriga alcune commissioni, va in vacanza sempre nello stesso posto ogni anno, senza cambiare mai, senza mai osare. 
Un giorno, però, Delia si accorge di volere qualcosa di più dalla sua vita, di essere ancora troppo giovane per accettare la routine in tutti i suoi aspetti, di non voler accettare che anche la relazione con il marito sia diventata una semplice abitudine. E così, di punto in bianco, senza nemmeno pensarci troppo, se ne va. Si incammina verso un punto imprecisato della spiaggia senza mai voltarsi indietro. Una volta giunta a Bay Borough, una piccola cittadina non troppo distante da Baltimora, decide di rimanervi, senza comunicare alla famiglia dove si trova, cosa fa, se sta bene. Comincia così la vita della nuova Delia, la Delia libera, non sposata e senza figli, la Delia che vive in affitto e cerca un lavoro per potersi mantenere. La Delia che vive una vita che non ha mai potuto vivere. Un gesto che, inizialmente, si fa forse un po' fatica a comprendere. Come è possibile, per una donna, abbandonare marito e figli senza un motivo valido? Come è possibile ricostruirsi una vita senza provare rimorso o almeno un po' di nostalgia? Il desiderio di riscoprire se stessa e la voglia di rendersi indipendente fanno superare a Delia i momenti di incertezza e la spingono a trovarsi un lavoro che la faccia sentire ancora "utile" per qualcuno. Esatto, utile. Perché nella routine vissuta dalla sua famiglia Delia si sentiva inutile, dismessa, facilmente sostituibile. Lontano da casa, lontano dalla routine, Delia riscopre il piacere di vivere, la gioia di aiutare gli altri e, in un certo senso, l'amore per la sua vita e per i figli. 
Tutto ciò però, contrariamente a quanto la quarta di copertina lasci intuire, non avviene esattamente per puro caso. Nulla, nei libri della Tyler, è casuale, anzi. Ogni azione, ogni reazione, è frutto di una crescita interiore, di un viaggio verso la maturità dei sentimenti. 
Per puro caso è una finestrella in stile inglese sulla quotidianità. Una finestra dalla quale è possibile sbirciare, scostando leggermente le tendine a scacchi, la vita di Delia, della sua famiglia, degli abitanti di Bay Borough e lasciarsi incantare, trasportare, travolgere.

2 commenti:

  1. Diaz ciarlo Gianni23 novembre 2012 17:05

    A me della Tyler ha colpito la scrittura così dettagliata da rasentare la pignoleria ,al punto che ti racconta cosa mangiano al ristorante i suoi personaggi,cose così.In tutti i romanzi che ho letto c'erano due fili intrecciati,un'esperienza raccontata nei minimi particolari,di solito un viaggio(verso una festa di classe,a causa di un rapimento)e i flash back per raccontarci le puntate precedenti della protagonista,di solito a capitoli alternati.A me piace la Tyler quando pignoleggia più che quando spazia su periodi di tempo più vasti. Questo suo realismo mi ricorda Carver e Ceever,In tutti e due i libri la narrazione era punteggiata da canzoni che stranamente il traduttore traduceva in Italiano.Nei romanzi italiani le canzoni rock vengono citate in originale.La tea forse non ha fatto un buon servizio ad Anne,come dici tu,io che non conosco l,inglese mi sento un po frustrato,forse dovrei leggere solo romanzi italiani.

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    1. Sì, questa storia di tradurre le canzoni manda in bestia pure me. Lasciala in inglese, poi metti un numeretto e in una nota a piè pagina metti la traduzione. No, niente, gli editori italiani fanno un po' come pare a loro.
      Della Tyler a me non c'è nulla che non piace, nulla. L'essere puntigliosa, descrivere nel dettaglio una stanza, un vestito, un ricamo fa in modo che io entri nel pieno della storia e mi trovi lì, proprio accanto ai personaggi. Perché la stessa pignoleria la utilizza per descrivere le emozioni e la trovo una dote di ben pochi scrittori. Bella la mia Anne, sono contenta piaccia anche a te. ^^

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