lunedì 1 febbraio 2016

Photoshop non ti conosco, obbrobrio non ti temo, Paint ti amo 1/7 febbraio


Buongiorno gente!
La scorsa è stata una settimana veramente fecale, per dirlo in modo carino e delicato. Dunque, sto lavorando per un tale per il quale devo scrivere dei testi. O meglio, lui mi fornisce dei testi e io dovrei editarli. Peccato che, secondo me, neanche i testi dei libri de merda che troviamo su wattpad sono scritti così male. Lui, comunque, oltre a non saper scrivere, ma essere convinto di saperlo fare – e vabbè, la presunzione la distribuivano a palate quando è nato il mio capo – non conosce il significato di parole tipo "incidentale". Ho visto cose, gente, che non è possibile neanche descriverle. E vabbè, per lavoro si fa, no? Sì, certo. Peccato che io ormai sono vecchia e farmi mancare di rispetto e insultare, onestamente, non mi va più. A 30 anni mi piacerebbe che mi si riconoscesse come una figura professionale e non come una ragazzina, solo perché ho il maglione coi fiocchetti. Ma va bene lo stesso, so già che per tutto il tempo in cui collaborerò con questo tizio la gastrite sarà la mia migliore amica. La mattina una bella tazza d'ansia e via a editare testi de merda di manuali de merda scritti de merda.
Basta, però, parlare di queste cose perché ci sono cose più importanti di cui parlare oggi. Perché oggi, amici, è un bel fantasticherrimo lunedì!

Ma che è sta cagata?
Allora, qualche anno fa sono andata in Turchia e da lì ho riportato del tè al melograno che, vi giuro, aveva la confezione quasi uguale a questa copertina.
Kitsch eh, siamo d'accordo tutti, ma per un tè turco ce poteva sta. Per la copertina di un libro no però. Non so, sembra una cosa strana, un misto fra il poster di Sul tappeto di Aladino, il locale dove mentre mangi delle tizie ti allietano con la danza del ventre, e il manifesto dello spettacolo di fine anno sulle odalische tenuto da una scuola elementare a Tor Pignattara.
Seriamente, io non c'ho parole. E dire che era difficile fare una copertina più brutta del solito, eppure Newton Compton – come sempre – c'è riuscita alla grande.
Dalla scheda, poi, sembra un libro horror (c'avevamo proprio bisogno, in questo momento, di un libro che dipingesse il nemico musulmano come un demonio): è la storia di Khalid, spietato califfo diciottenne che ogni notte si porta a letto una donna diversa e poi la ammazza.
Poi arriva Shahrzad che vuole sposarlo per vendicare la morte della sua migliore amica e di mille mila millanta donne vittime di questo tipo. E con la sua incredibile intelligenza, ma una cosa che gente cioè ma chi è Margherita Hack in confronto?, supera viva la notte ma... Ma si innamora dell'assassino! Ahahaha ma è stupenda questa storia, e anche la concezione che si ha di intelligenza è stupenda! Comunque, amiche, tranquille. Pare che sia scema la nostra Shahrzad, ma invece no perché lui alla fine è un bonaccione, lo dipingevano assassino e inzuppatore di biscotti ma, come Mr Gray, è solo un animo tormentato. Non vedevamo proprio l'ora di un 50 sfumature in salsa orientale, da leggere mentre si mangia un kebab, eh?

Non ricordo mica se ho mai parlato del primo numero di My dilemma is you, romanzo (ahahahaha, so' simpatica oggi) uscito su Wattpad e poi tradotto dal linguaggio tipicamente usato dai bimbiminkia all'italiano. Però, vabbè, pure che non ne abbiamo parlato non ci siamo persi niente.
Vorrei, prima di tutto, porre l'accento sul titolo: perché? Perché gente? Cosa voleva comunicarci l'autrice con questo titolo? Vabbè.
Andiamo poi a questa copertina palesemente copiata da After, ma in versione vintage. Mo' ci mettiamo pure a copià le pecionate? Dove andremo a finì? Passiamo alla scheda, per favore, perché questi due dodicenni tutto mi fanno venire in mente tranne che un romance. Lui con la classica "nìurura" (nel dialetto tipico del paesello del quale sono originaria, si indica con questo termine il principio di baffo tipico degli adolescenti maschi, ma anche femmine eh), lei con probabilmente l'apparecchio ai denti sopra e sotto. Ed entrambi col tipico odore misto a scarpa da tennis e sudore adolescenziale e brufoli e capelli unti. Che disagio.
Veniamo alla trama, per favore. Leggendo la scheda la prima domanda che ci si pone è: ma quanti minchia di personaggi ce stanno? Manco in tutti i libri della serie di Piccole donne ce sta tutta 'sta gente! Comunque, dopo le vacanze di Natale, la storia d'amore di Cris e Cameron va 'na merda – per essere sintetici – , Cris si sente una nullità per via di Susan, ma il nome di Carly le rimbomba nella testa. Che cosa ha significato Carly per Cam? Poi altra gente, Cloe, Austin e vabbè Miami, tantissima Miami. Chi non è stato a Miami non è figlio di Maria, non è figlio di Gesù e quando muore va laggiù. Fine.

A me dispiace per Roberto Fabbri, dico davvero. Mi dispiace tanto, perché i romanzi storici alla Valerio Massimo Manfredi, se non sei Valerio Massimo Manfredi, è difficile che la gente li prenda in considerazione.
E mi dispiace, veramente, perché magari Roberto è anche bravo – non lo posso sapere, non ho letto nulla di suo e comunque non mi sento proprio affine al genere – ma poi vedi L'onore di Roma con in copertina Mario Tozzi vestito da antico romano e ce pensi du vorte prima di comprarlo.
Ma perché proprio Mario Tozzi? La scelta su cosa s'è basata? Vogliamo poi spendere due parole sul braccio di Mario? Dici, quale? Eh, uno qualunque perché so' tutti e due strani. Quello piegato pericolosamente vicino alle fiamme è sproporzionato, l'avanbraccio è corto, non c'è la spalla alla quale è attaccato, la mano originariamente teneva qualcosa ma via, cancelliamo l'oggetto e pure il pollice che tanto non serve. L'altro pare il braccio rachitico de mi nonno, completamente privo di muscolo, probabilmente Mario sta a fà una fatica senza eguali a tenere in mano quella spada. Mano che, amici, è di un colore diverso e incredibilmente vicino a quello tipico della decomposizione. I due tipi sullo sfondo non li commentiamo neanche perché, vabbè, che vuoi dire?! Uno pare in pigiama, l'altro sembra travestito da Dart Fener. Ma adesso occupiamoci della cosa più importante: ma Mario, che cazzo stai a fà? Esci fuori dalle fiamme per caso? Minacci qualcuno? Ma, soprattutto, cosa hai attaccato al collo? Che è, una benda? 'Na pezza? (Qui la foto ingrandita).
Dalla scheda non si capisce cosa Mario stia facendo, né che ruolo ricopra. Forse si tratta di Vespasiano, pronto a salvare il fratello Sabino. Ma non lo sapremo mai, temo, perché Mario c'ariva col fiatone a destinazione. E morto bruciato, probabilmente. 

Per questa lunedì è tutto, vi auguro una settimana di notti d'orieeeeeente, fra le spezie e i bazaaaaaaar son calde lo sai, più calde che mai, ti potranno incantaaaaar!
Ciao amici, al prossimo lunedì!

18 commenti:

  1. Io vorrei sapere perché autrici italiane ambientano le loro storie a Miami o a Boston o a New York invece che, non lo so, Milano, Firenze, Roma, Venezia, o anche San Felice sul Panaro. Perché? Voi scopiazzate After e schifate la nostra bella Italia, io evito i vostri libri.

    Solidarietà a te, Nereia, che a trent'anni non riesci a farti prendere sul serio. Succede anche a me, purtroppo: gente che ai colloqui di lavoro ti da del tu e ti si rivolge pure in dialetto! No comment.

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    1. Viene anche da chiedersi come mai scelgano titoli inglesi (molto poco probabili) per i loro italianissimi libri...almeno You are my dilemma suovana un pochino meglio. Quelle tristesse.

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    2. Probabilmente alcuni, come in questo caso mi informano, fanno ahimé riferimento a strofe di canzoni (in questo specifico caso, Paper Moon mi ha detto essere una canzone di una certa Selena Gomez). Ma comunque sì, non possono ambientare un romanzo a Bassano del Grappa? Non capisco.

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    3. Mai sentita manco io, devo essere onesta.

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  2. Ti informo che la trama del Califfo (non Califano, intendo il primo libro) è quella de Le Mille e Una Notte. Non simile, è proprio quella, e anche i nomi dei personaggi sono quelli. Fai te XD.

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    1. No be', aspetta. In Le mille e una notte la tipa racconta la storia (quindi le novelle) al tipo – che è chiaramente psicopatico – per non farsi uccidere e lo fa con l'aiuto della sorella.
      Qua invece lui, dice la scheda, non ammazza veramente (??) ma "la tragica sorte delle ragazze non è stata voluta dal principe". Capito? Quindi manco è come Le mille e una notte, è rivisitato in chiave romance e boh, thriller? E lei si innamora! Me sto a sentì male.

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  3. abbastaaa, i miei colleghi mi prendono pe' pazza quando sbotto a ridere forte mentre ti leggo
    se ti può consolare, neanche a 49 anni (due lauree e un dottorato di ricerca) te pijano sul serio. Noi donne, si sa siamo delle sciocchine

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    1. Ahahaha mi dispiace xD e però pure te, eddaje, leggimi quando sei sola, no? :P O sennò converti i colleghi! xD

      Già, mi sa che siamo noi a essere delle sciocchine pretendendo un po' di rispetto. D'altronde, basta guardà il taglio di capelli del mio capo per capire che da lui non ci si può aspettare poi molto.

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  4. Anche io sono appena stata beccata a ridere sotto la "nìurura" (ho imparato un'altra parola oggi! :-p) grazie Nereia e su con la vita, l'eccezione sono i capi NON presuntuosi :-)

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    1. Ahahaha Nadia, la nìurura è importantissima, cercavo una diapositiva da mostrarti ma purtroppo google con "baffi adolescenziali" non mi mostra nulla di rilevante.
      Io, per fortuna, ho i capelli chiari – ma li tingo – quindi non ho avuto di questi problemi. Ma i miei amici e le mie amichette sì. Che disagio la nìurura.

      Ma sì, dai, per il lavoro tutto ok. Tazza d'ansia la mattina e via.

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  5. ah se vuoi una signora nìurura ti mando la foto di mio figlio tredicenne (e della sorella diciottenne)
    :D

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    1. Ahahahah povero figliolo. E figliola pure xD

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  6. Ma la copertina di My dilemma is you2 mostra come si fa la manovra di Heimlich?

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    1. Ma certo, mi pare ovvio! È un libro utile a tutto, anche alle manovre di pronto soccorso. Dentro, un dettagliato foglietto illustrativo sulle tecniche per la respirazione bocca a bocca.

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  7. :) Non ho letto "la moglie del Califfo" e neanch'io vado pazza per le copertine della Newton Compton...però, ogni tanto bisogna dar a Cesare quel che è di Cesare: la copertina è uguale a quella dell'originale inglese. E ti dirò di più, il titolo originale del libro è "The Wrath and the Dawn" e l'autrice sta scrivendo anche il seguito.
    Confesso che è da un po' che sento parlare di questo libro, tanto che ero quasi pronta a prenderlo. Meglio pensarci su ancora un po'.

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    1. Sarebbe il caso allora di cambiarle, quando fanno schifo pure in originale... Magari cambiarle in meglio, no? Invece c'è questa strana tendenza in Italia – non solo della Newton Compton – a cambiare spesso le copertine, magari imbruttendole. Il processo inverso sarebbe apprezzato xD

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