lunedì 30 marzo 2015

Photoshop non ti conosco, obbrobrio non ti temo, Paint ti amo – 30 marzo/5 aprile


Questa settimana ho dovuto fare una cernita, le uscite tremende erano così tante – ve l'ho detto, è la primavera – che avrei dovuto scrivere un post lunghissimo. E lunghissimo, per me che sono logorroica e scrivo sempre tanto è veramente, ma veramente lungo.
Ho terminato Il tuo meraviglioso silenzio, libro letto perché tutti ne parlavano benissimo, gente che addirittura gli assegnava 5 stelline più 5, cose cose cose da pazzi. E niente, boh. Sì, per essere un libro per adolescenti va anche bene, sicuramente meglio di Uno splendido disastro, ma poteva pure essere scritto e strutturato in modo migliore, ecco. Ne parleremo approfonditamente in un altro momento, spero. Ieri sera, prima di crollare miseramente, ho iniziato E le stelle non stanno a guardare di Loredana Limone di cui ho letto belle cose in giro. Vediamo un po'.
Intanto, il post sui vaneggiamenti dell'editoria che ho pubblicato l'altro giorno (e che trovate qui) non ha avuto il riscontro sperato. Mi aspettavo che qualcuno venisse a dirmi che avevo torto o ragione o che mi deliziasse con le proprie esperienze. E invece no.
Ma vabbè, nessuno è perfetto. Tranne i libri che vi presento oggi. Perfetti nella loro bruttezza. Pronti?

Sdraiati su un folto prato di stevia, Jos e Dusty... Dusty? Davvero qualcuno chiama il proprio figlio con un nome che inneggia alla polvere? 
Vi dirò una cosa. In dialetto siculo – almeno nel mio paese d'origine – le pallette di polvere che trovi solitamente sotto il letto (avete presente?) si chiamano "racche" che, giuro, è una parola che non ha il corrispettivo in italiano. Alla luce di ciò, Dusty cambierà nome per noi. Dicevamo... Chelsea M. Cameron ci racconta la storia di questi due tizi sdraiti su un folto prato di stevia, che sono Jos e Dusty, per gli amici Racca. A Jos, non si sa perché, crolla il mondo addosso e dopo 9 mesi, successivamente al  trasferimento a casa della sorella e dopo aver anche cambiato college, incontra Racca, "il tipico bad boy che si è prefissato di farla uscire dal suo guscio". Ma Racca nasconde un terribile segreto che riguarda proprio il giorno in cui a Jos è crollato il mondo addosso. Diventeranno amici? Amanti? Si odieranno? Consumeranno stevia insieme? Non si sa, per saperlo dovrei chiedere alla Mondadori una copia del libro e, voglio dire, non c'ho proprio il tempo materiale. Peccato, però, perché ero curiosa di sapere perché Jos indossa una maglia fatta con la carta crespa, quella che usano i fiorai per i bouquet, e perché ha il corpo evanescente. Va bene la spalla smarmellata vicino alla scritta, lì c'è uno smarmellamento generale. Ma l'altra spalla perché è smarmellata? Mistero. Si vede che il grafico aveva voglia di smarmellare a caso e già che c'era... 
L'angolazione di questa foto c'è poco da argomentare, fa proprio cagare.

Quando i grafici fanno le poracciate convinti che nessuno se ne accorga me fanno tajà. Sapete perché? Perché, probabilmente, le persone over 50 a cui hanno fatto vedè questa cover non hanno notato nulla di strano. Nemmeno che – l'immagine è piccola qui e non si vede, ma potete ingrandirla qui – la mano destra della nostra amica presenta evidenti segnali d'essere stata ritagliata male.
Vi ricordate il progetto fotografico di quel giovine che porta la fidanzata in giro per il mondo e la fotografa sempre da dietro, mentre lei gli tende la mano? Ecco, questa tizia me la ricorda veramente troppo. Ora, non voglio pensare male, assolutamente. E però me ce portate, scusate eh. Almeno cercate di non fare tutto bidimensionale, sfondo incluso. Lei, tra le altre cose, sculetta manco poco. Mai vista una persona normale camminare così, con le gambe completamente unite, il busto che si muove così violentemente che per fortuna non c'è nessuno dietro sennò, con quel braccino scheletrico, gli aveva tirato un pugno.
Domani 'sta tipa, che per la cronaca si chiama Tess, avrà dolori in tutto il corpo come minimo, come se avesse scalato un quadro svedese. Mettite i plantari cara, se c'hai di questi problemi.
Ma, direte, perché questo libro si chiama Il profumo delle mele rosse? (Io, comumque, il profumo delle mele rosse non l'ho mai sentito. Diciamo che le mele non è che siano poi così profumate) Eh, si chiama così perché Tess di mestiere scova tesori dal passato dei clienti, proprio lei che un passato vero non ce l'ha, con un padre non pervenuto e una madre che sta sempre in viaggio. Fino a quando, da un nonno mai incontrato (??) eredita un meleto e una sorellastra (??). Certo, perché tutti hanno parenti che lasciano in eredità cose/case/meleti ai nipoti che non hanno mai conosciuto. La sorellastra, invece, che magari s'era fatta il culo ad aiutare il povero vecchio, non riceve niente. Me pare giusto. Tess non solo è una sgorbia, ha pure il coraggio de fà la parassita, brutta arrivista che non è altro. La storia di Tess, l'arrampicatrice sociale, la trovate qui.

Prendi una foto di Ian Somerhalder di questo servizio fotografico e taglia via proprio la faccia, così non si vede chi è (sono convinta sia lui, riconosco la mascella). Poi prendi una foto di quel cretino che faceva il lupo mannaro in Twilight (oh, stesso profilo, mica dico così per dire) e unisci i loro bicipiti fino a crearne uno unico (ma perché? Cosa mi starebbe a rappresentare? Potere del braccio di luna, vieni a me?! Ma io proprio non lo so). Poi, come sfondo, usa la faccia di una tipa qualunque che interpreti la parte di Hanna, la ragazza divisa tra due amori, con il cuore spezzato a metà. Avevamo lasciato la nostra Hanna in ospedale, in compagnia del grafico che si è occupato della scorsa copertina e pure di questa, senza memoria alcuna degli undici mesi passati. Confusa e felice si ritrovava divisa tra il dannato Nate in possesso delle chiavi di casa sua (??) e un uomo che stava per sposare (che, a occhio e croce, sarà il ritaglio di Ian Somerhalder). In quel libro non deve essere successo davvero un cazzo, dato che anche la trama di questo è uguale a quella, con l'unica eccezione che pare che Hanna sia incinta – ma non sa di chi dei due – e abbia aperto una pasticceria grazie a un anonimo investitore. Occhio Hanna, te lo dico, al prossimo libro si presenta il sosia di Mr Gray e se già scegliere tra due è difficile, con tre so' cazzi veramente. Ma pare che alla nostra amica non importi granché, lei vuole afferrare "il proprio scampolo di felicità". SCAMPOLO? Veramente c'è scritto SCAMPOLO di felicità?! Ok, va bene. Io c'ho uno scampolo di orrore adesso, quindi è meglio che non mi esprima. Voi, che avete ancora uno scampolo di ottimismo, potete invece leggervi la scheda o addirittura acquistare il libro per poi farmi sapere com'è. Oppure no.

Io, sul serio, non riesco proprio a capacitarmi di questo libro e di questa copertina. Non so manco da dove cominciare, forse dall'aria così fottutamente "spot Dietorelle anni '90" che mi trasmette. O magari dal Calibri utilizzato per il nome dell'autrice. O forse dal libriccino fucsia con scritto "romanzo" accanto al nome – ché, giustamente, uno poteva pensare che fosse una raccolta de cartacce pe' pulicce mejo la cicoria e invece se ritrova un romanzo... Meglio specificare.
Forse vogliamo parlare del sottotitolo? L'amore ai tempi dell'Expo? Ma anche del titolo eh, così poco ispirato a Sex and the city che io, guardate, non ci avevo proprio pensato. 
Spenderei due parole anche sullo sfondo. Mi piace quando smarmellano tantissimo così da non far vedere niente a parte la bellona al centro. Copertina di vera classe.
Possiamo anche parlare del prezzo, solo 17,50 che, per un romanzo ambientato durante l'Expo, so' pure pochi direte voi. Peccato che, guardando la scheda, dell'Expo non ci sia proprio traccia. Perché, Amanda detta Maddie, che avrebbe dovuto correre gli 800 metri come una gazzella alle Olimpiadi di Londra, si ritrova a rincorrere invece il proprio destino. Investita da un SUV cambia carriera e si laurea in architettura, per poi fare la stagista da qualche parte – ovviamente non ricordo dove –, in compagnia di una cinese (o un cinese?) e Mr Wolf. Dai jeans da brava ragazza (poi me dite quali so' e come so' fatti i jeans da brava ragazza) si ritroverà a indossare tailleur Gucci mozzafiato, a viaggiare per la Cina e tantissime altre cazzate de sto tipo. Ma di Milano e dell'Expo manco l'ombra. 

Vedo cosce, cosce ovunque. Veramente hanno fotografato delle cosce – sghembe poi, manco modellate per bene, santa paletta – per piazzarle sulla copertina di un romanzo?! Ebbene sì, cosce, cosce sghembe ovunque. Soprattutto la destra, che finisce con un ginocchio che nemmeno una bambina di otto anni. In proporzione la tizia c'ha pure la gamba sinistra più lunga della destra ma ehi, cosce, cosce ovunque! Che te stai a lamentà della grafica quando ci sono DUE COSCE... Porca miseria, ma che razza di copertina è? 
Ma poi quella mano morta, senza polso, che non segue alcuna angolazione e nemmeno alcuna legge della fisica, piazzata lì in alto a sinistra? Ma chi cazzo l'ha fatta sta copertina? Un serial killer? Un medico legale?
Cosa sono questi fiori random poi? Io, seriamente, più che a una roba sexy – che probabilmente era l'intento del custode dell'obitorio che si è occupato del progetto grafico – penso a una roba ambientata in una camera mortuaria, non so, forse alla scena di un crimine. Sta tipa – che si chiamerà Belinda – vestita da camera perché in attesa di un incontro bollente con il fidanzato, apre la porta e, pittosto che Giole – il fidanzato appunto – trova un serial killer. Il soggetto ignoto, dopo un passato in mezzo ai morti in quanto coroner, marchia le scene del crimine con una cascata di gerbere e crisantemi. Dopo questo efferato delitto, panico e paura per le strade del piccolo e ridente paesino del Maine dove è ambientato questo romanzone.
Sebbene questa sia una trama certamente allettante, la storia che invece ci racconta Elisa Gentile (leggo dalla scheda) parla di Selvaggia, la proprietaria delle cosce, sedicenne figlia di ricchi tipi che però non se la filano. Lei, a una certa, incontra un tipo di ventotto anni – poco pedofilo lui, poi io a sedici anni avevo i brufoli, molte mie compagne avevano l'apparecchio ai denti – che, in sostanza, se la vuole trombare. E a forza di daje e daje pure le cipolle diventano aje... Quindi, ve lo dico io, ce riesce sicuro. 

Larissa Ione, nel suo seicentesimo romanzo in meno di settant'anni, ci racconta la storia di Hunter, il leader del clan dei vampiri MoonBound che boh, avrà come minimo tatuato un lucchetto a forma di cuore sul petto perché, altrimenti, questa stupenda copertina è sprecata.
Giuro, mi sono letta tutta la scheda, e di lucchetti neanche l'ombra. È un vero peccato, perché mi piace il modo in cui il team di grafici – perché per realizzare sta cagata dovevano essere sicuro più di due – hanno giocato tra bidimensionalità, tridimensionalità e puro orrore. 
Grande prova di abilità del tale che ha fotografato il lucchetto, dato che una parte è sfocata, come quando scatti la foto a qualcuno che si sta muovendo. Forse scattavano le foto mentre facevano anche il lancio di oggetti su un tronco. In quel momento qualcuno ha lanciato il lucchetto del diario segreto di Violetta e sbem! Perfetto, andata, usiamolo per il romanzo della Ione! Dicevamo, Hunter, e il clan di vampiri dal petto tatuato. Hunter deve salvare la sua gente dall'estinzione (ma da quando i vampiri si estinguono pure?!) e per stipulare un'alleanza di quelle che te dico fermate, si deve sposare la figlia di uno di un clan un tempo nemico. Basta, ve prego, BASTA con sta sindrome da Romeo & Giulietta, ci avete rotto le palle. Ogni tre mesi ve ne uscire fuori con una schifosa storia d'amore dove lei e lui sono figli di acerrimi nemici ma non resistono all'ormone impazzito. Basta, chiaro?!
Comunque, vabbè, lui la disprezza ma anche no, la trova bona ma anche no, ci vuole andare a letto ma anche no. Riuscirà il nostro Hunter, tra prove incredibili dall'esito incerto (??) e una passione bruciante a salvare la sua gente?! Anche sticazzi, direi io. Un romanzo troppo bollente, ma così bollente che io, guardate, fossi in voi lo leggerei in canottiera.


Per questa settimana è tutto, vi auguro romanzi pieni di cosce e tatuaggi a forma di lucchetti. E plantari, campi di stevia e foto de merda.

10 commenti:

  1. Il tuo post del lunedì è diventato per me imperdibile. La settimana continua meglio dopo qualche sana risata sugli orrori che popolano il mondo delle copertine. Quella che mi è piaciuta di più è: Non meriti un minuto in più del..le mie cosce perché non sei riuscito a trovare dov'è finita la mia mano.
    Complimenti!

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    1. Ahhh buongustaio! Te piacciono le cosce xD
      Gioco, ovviamente. Ti ringrazio per i complimenti, davvero ^^

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  2. A sto' giro ne avevi di materiale con cui sbizzarrirti eh??
    Ora vado a leggermi il post sulle case editrici che mi sono persa... ;)
    p.s. vince Verità scambiate, davvero orribile.... O.O

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    1. Non le cosce? xD Sicura sicura?

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  3. "E a forza di daje e daje pure le cipolle diventano aje.."
    Sto male!!!

    W il lunedì, le copertine orribili e (ovviamente) le cosce! :)

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    1. Ah, le cosce! Non vedo l'ora che arrivi l'estate, così metteranno milioni di cosce, cosce e ancora cosce sulle copertine xD

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  4. "L'amore ai tempi dell'Expo"? What?! O.O
    Concordo con te, è assolutamente Ian Somerhalder quello sulla cover di Verità scambiate! A questo punto, se facevano vedere chiaramente la sua faccia, forse miglioravano leggermente il tutto! xD

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    1. Ma infatti, che c'entra l'Expo? Ma perché? -.-'
      Ah, grazie per Ian, sapevo che altre donzelle avrebbero riconosciuto la mascella! Secondo me l'altro è davvero l'idiota lupo di Twilight...

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  5. Veramente raggelanti!!! E come insulsaggine del titolo sono fortemente indecisa tra L'amore ai tempi dell'Expo (Garcia Marquez apprezzerà questo sottilissimo tributo) e Non meriti un minuto in più del mio amore, che mi ha già fatto sprecare fin troppo fiato per pronunciarlo!!

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    1. E soprattutto, l'Expo cosa diavolo c'entra? No, perché io davvero non l'ho capito -.-'

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