Buongiorno miei prodi,
è passato del tempo dall'ultima volta che qui si è parlato intensamente di un libro de merda, me ne rendo conto. Purtroppo anche io, alle volte, ho bisogno di leggere qualcosa di davvero interessante e di non perdere tempo con inutili fandonie.
È pur vero che il mio sogno è essere una vera conoscitrice dell'editoria e quindi, nella più delle irreali ipotesi in cui dovessi lavorare in libreria, è bene conoscere, anche solo in modo approssimativo, parte del marcato di cui, invece, francamente me ne infischio. Per questo motivo e, inoltre, per la mia innata predisposizione al brutto, è bene che ogni tanto mi dedichi a ciò che campeggia in libreria e che pare abbia discreto successo.
In una giornata calda e afosa di non so manco più che mese, ho scelto quindi di avvicinarmi all'autrice che ha fatto scaldare i cuori (e non solo) di milioni di donzelle nel mondo (ahimè Italia inclusa). No, non sto parlando della mia amica Jami McGuire, ma di Abbi Glines autrice de un sacco de libri ma proprio così un sacco che io mi chiedo quanto ci mette staggente a scrivere un libro. Io pe' un racconto (de 6 pagine co' un sacco de spazi) su richiesta c'ho messo un mese, ma vabbè.
Quindi Abbi Glines, autrice de un sacco de robba oscena, è autrice pure della serie di cui ci occuperemo approfonditamente. C'avevo così tanto da dì che, raga, ho dovuto dividere i post. Anche perché è una trilogia di così alto livello che Tolkien, per favore, levete che la tua Terra di Mezzo è n'incredibile ciofèca a confronto.
Oggi parliamo del primo volume di questa trilogia (sto piangendo, sapevatelo, mentre scrivo 'ste cose) che si chiama Irraggiungibile.
Partiamo col dire che la copertina con i due tipi in rigor mortis non lascia già ben sperare, ma io volevo dare una chance ad Abbi. Il pregiudizio, si sa, logora gli animi e uccide la democrazia e blabla. E quindi, via i pregiudizi!, mi son detta, iniziamo questo ammasso di carta.
La trama è più o meno questa qui: Blaire, orfana di madre da 36 giorni (o erano 6? Non me ricordo, ma tanto è un dettaglio inutile), decide di recarsi dal padre a chiedere aiuto. Il padre, infatti, ha abbandonato moglie e figlia quando la moglie s'è ammalata per andare a vivere con un'altra donna. Un simpaticone, non c'è che dire.
Il libro inizia con Blaire che giunge col suo pick-up sfasciato in una villa stratosferica con un sacco di macchinoni parcheggiati davanti all'ingresso: la nuova casa di suo padre.
Mentre è lì che si domanda se questo posto abitato da esseri umani molto ricchi è un posto sicuro (capitela, lei viene dal nulla, dove la cosa più divertente che potevi fare era osservare una mucca che scaccia le mosche con la coda, non è abituata alle Range Rover, si pensa che da parcheggiate aggrediscano la gente), qualcuno le apre la portiera. E lei, grande guerriera di 19 anni, probabilmente cresciuta a pancake e tiro al piattello, che fa? Punta una pistola sulla faccia del malcapitato di turno.
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| La mia faccia a pagina 8, tipo. |
Ora, a parte che poteva pure tranquillamente essere quello stronzo che ti apre la portiera per galanteria e dopo ti parcheggia la macchina (e lo fa guadagnando due lire in croce), ma dico, ma sei seria? Cioè, se uno per sbaglio passava di lì e le chiedeva l'ora? Un pugno sui denti e un morso al ginocchio così ci assicuriamo di smantellargli il legamento crociato anteriore?
Comunque, non si trattava del parcheggiatore ma di Grant, fratellastro/amico/essere inutile del protagonista maschile principale che si chiama Rush (sul quale torneremo tra poco). Quindi Grant, dopo aver rischiato probabilmente un attacco di cuore a poco più di 20 anni, spiega a Blaire che si trova in un posto civile e che la caccia al piccione tra i ricchi non si fa, così lei conserva la pistola ed è tutto risolto. A quel punto appare Rush, che si scopre essere il figlio della nuova moglie del padre di Blaire – che si informa brevemente delle generalità di Blaire e le comunica che suo padre è in vacanza con la nuova moglie e che chissà quando cazzo si degnerà di tornare a casa, ma tanto a noi che ce frega, siamo ricchi, i genitori non ci servono. Rush le concede comunque di rimanere in casa:
«Stasera c'è una stanza vuota. Lo resterà finché mia madre non torna. Quando lei va in vacanza, non voglio avere intorno la sua domestica, Henrietta. La faccio venire soltanto una volta la settimana. Puoi usare camera sua, nel sottoscala. È piccola, ma un letto c'è».


















