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mercoledì 14 ottobre 2015

Francamente me ne infischio #7



Ooook, dunque. Era da tanto che non mi capitava di leggere un libro così orrido e così portatore di rabbia! Per fortuna, allora, che abbia deciso di intraprendere la lettura della serie di Divergent, così ho potuto esperire stati di ansia, allucinazioni e una noia mortale nel leggere gli ultimi dieci capitoli. 
Dici, è un romanzo per ragazzi, d'azione, dovresti divorarlo. Sì, certo, tra una bestemmia e uno sbadiglio ci ho messo ricchi 20 giorni per terminarlo. E no, non è perché è in inglese che l'ho letto, perché con Fangirl di Rainbow Rowell (qui la recensione) ci ho messo circa 5 giorni e il numero di pagine era lo stesso. È che proprio questa saga, a me, non entusiasma. Non capisco i voti così alti, anche da ragazzina mi avrebbe annoiata a morte. Santo cielo, io leggevo la serie di Norby di Asimov quando ero piccola, Divergent e Insurgent li avrei usati per pulirmi le scarpe dal fango quando pioveva.  
Comunque, a Divergent avevo dato tre stellette, convinta che comunque fosse un prodotto per ragazzi discretamente confezionato e invece... E invece il secondo volume si becca un bel Francamente me ne infischio!

Autore: Veronica Roth
Titolo: Insurgent
Prezzo: 12,11€ (con questa cover, altrimenti ci sono edizioni meno care)
Editore: Harper&Collins
Pagine: 525 (ma variano da edizione a edizione)
Il mio voto: 2, ma è più un 1,45


Riassunto, in breve, della trama. Ché sennò qua chi non ha letto il primo non capisce perché questo libro è una ciofeca.
Chicago, dopo un evento catastrofico che non sappiamo quale è, è governata da fazioni: Abneganti al potere (gli Abneganti sono i frigidi, per intenderci, altruisti per natura), Pacifici (hippie e agricoltori), Intrepidi (poliziotti – diciamo così – e teste di cazzo), Eruditi (scienziati e acculturati), Candidi (amici che non vorresti mai avere, dicono sempre la verità. Pensa alle amiche Candide "Cara, hai un culo che fa provincia, questo vestito fa schifo addosso a te. Se vuoi fare vomitare i passanti, però, indossalo pure". No, grazie, no Candidi tra le mie amicizie). 
Poi ci sono i Divergenti, gente che potrebbe appartenere a più fazioni perché presenta le caratteristiche di più di una Fazione (nel mondo reale sarebbero le persone normali) e i Factionless (senza fazione, ma non ricordo in italiano come si chiamano), persone che sono state cacciate da una fazione o se ne sono andate o hanno fallito l'iniziazione o blablabla. Per farla breve: i reietti.
Gli Eruditi, e cioè solo la loro leader perché degli altri non si hanno notizie, vogliono salire al potere e, quindi, commettere un colpo di stato. Il perché, reale, non si sa. Sì, ok, avere il potere e poi? Boh. Già che ci stiamo uccidiamo due o tre persone e facciamo esperimenti sui Divergenti, considerati pericolosi e "mamma mia, che paura! Una sedicenne in piena pubertà".
Quindi Jeanine inventa un siero che rende gli Intrepidi inutili esseri umani telecomandati. Inizia una guerra, dove gli Intrepidi a suon di mazzate e pistole uccidono centinaia di Abneganti. A questo punto, entrano in gioco Tris e Tobias/Four che sono Divergenti e la loro compagnia dell'anello (cioè la Resistenza – ma io la chiamo così, ché la Roth non è così acculturata). Tris e Tobias riescono a bloccare la simulazione che rende gli Intrepidi semplici burattini e scappano. Dici, perché non uccidono Jeanine? Boh. Una domanda che l'editor non deve essersi posto, ma il lettore mediamente intelligente sì. Ce l'hai lì, davanti, a portata di mano, una testata sul setto nasale e via. Invece no. Nel frattempo, insieme alle pagine in cui succede qualcosa, il lettore è costretto a sorbirsi diverse pagine dove non solo non succede niente, ma si assiste a dialoghi inutili e ridondanti su quanto il padre di Tobias sia brutto e cattivo e Tobias invece, con i suoi occhi blu scuro, una robba da paura, cioè guarda che lui veniva maltrattato, cioè non puoi capire, è coraggioso ma ha paura, la sua fronte sulla mia e una mare di cazzate di questo tenore.

Insurgent inizia proprio laddove Divergent termina. Tris, Four, Caleb (fratello di Tris) e Marcus (padre di Tobias) scappano per dirigersi verso il quartier generale (o come diavolo si chiama in italiano) dei Pacifici per cercare riparo e, soprattutto, aiuto contro Jeanine e il suo esercito.
E da pagina 15 credo, tutto è in discesa. Nel senso di un tracollo vertiginoso verso l'inutilità e l'idiozia. La Roth aveva costruito una storia e un contesto che, nonostante le pecche e le superficialità, poteva proseguire benissimo e rimanere una trilogia non dico ben riuscita, ma quasi. E invece mandiamo tutto a tarallucci e vino.

venerdì 11 settembre 2015

Recensione Angelize

Guardate, sul serio, non riesco a capacitarmi del fatto che sia stata così brava da aver mantenuto un ordine nelle pubblicazioni dei post. Se riuscissi a esserlo tutte le settimane questo potrebbe trasformarsi davvero in un blog serio. Ma a noi le cose serie non piacciono e quindi tranquilli, non accadrà mai che da queste parti si parli di libri ed editoria in modo borioso e accademico. E manco con una cadenza settimanale esatta, perché qua a casa di Nereia si è coerenti: tutto sempre alla cactus!
Dunque, oggi vi parlo di una delle mie ultime letture e cioè di Angelize di Aislinn, libro pubblicato da Fabbri Editori e il cui seguito è Lucifer – in via di reperimento da parte della suddetta blogger.
Ordunque, partiamo con la recensione (sperando di riuscire a farla di senso compiuto).

Titolo: Angelize
Autore: Aislinn
Editore: Fabbri Editori
Pagine: 440
Prezzo: 16 €
Il mio voto: 4 piume

Trama

Essere un angelo è terribile. Non provi emozioni, non puoi toccare, mangiare, amare. Per questo molti di loro cominciano a desiderare la vita terrena per provare quello che non hanno mai sperimentato nell'eternità. Per liberarsi dalla condizione eterea hanno solo un mezzo: uccidere un essere umano che prenderà il loro posto. Un gruppo di vittime, però, non si è rassegnato a questo poco invidiabile destino e ha trovato il modo di reincarnarsi in corpi nuovi che sono una via di mezzo tra angeli e uomini. Di nuovo sulla terra, questi angeli bastardi vorrebbero soltanto ricucire i pezzi di vite bruscamente interrotte, finire gli studi, ritrovare amori perduti. Come Haniel, privo di regole e affamato di sesso, che "indossa" ora il corpo di una ragazza. O come Hesediel, che cerca di far capire alla donna che ama che è tornato dalla morte, e che adesso è in grado di guarire da qualsiasi ferita. Ma gli angeli "puri", quelli che non hanno mai ceduto alla tentazione della carne, sono in caccia, armati di spada e fuoco celeste, decisi a spazzar via le abominazioni. Per sopravvivere gli "angeli bastardi" dovranno dar battaglia a forze molto più grandi di loro e prepararsi a terribili sacrifici... 

La recensione

Angelize è un romanzo pubblicato nel novembre del 2013 – arrivo sempre puntuale alle novità, come potete ben vedere – ed è contemporaneo a tantissimi altri libri che trattano lo stesso argomento, chi bene e chi no (filone angelico poporno vi dice niente? Ecco). Ci tengo subito a precisare che Aislinn non scrive quel genere di libri, anzi.
Prima ancora che il filone urban fantasy che riguarda gli angeli sbarcasse in libreria, io già ne ero una fan non dico accanita ma entusiasta. Da brava telespettratrice, nonché fan affezionata, di Supernatural non potevo non apprezzare Angelize, dove gli angeli non sono esseri di affascinante e irresistibile bellezza che fanno breccia nei cuori di idiote e verginee donzelle, ma sono cazzuti guerrieri. Come, appunto, dovrebbero essere intesi da tutti. Gli angeli, signori miei, sono soldati di un esercito e sono qualche volta sono anche cattivi, chi più e chi meno. E uccidono, eccome se uccidono!, sia le persone che altri angeli. 
E in Angelize gli angeli sono guerrieri e ammazzano la gente. Ed è per questo che sento il bisogno di procurarmi il secondo volume quanto prima e di inserirlo, a sbafo, nella lista dei libri da leggere il prima possibile. Andiamo con ordine però, perché cercare di spiegare qualcosa di questo romanzo senza incorrere in clamorosi spoiler – o in vicende personali – non è cosa semplice e ho bisogno di calma e concentrazione.

Partiamo con qualche accenno alla trama. Gli angeli sono esseri incorporei e invisibili e, in quanto tali, non possono interagire con il mondo reale: non possono toccare o spostare gli oggetti, non sentono la pioggia sul viso, l'erba bagnata sotto i piedi, l'odore del mare, il sapore del caffè. Non possono fare nulla di quanto, invece, è concesso agli esseri viventi. Solo portando gli esseri umani a togliersi la vita possono reincarnarsi e far sì che l'umano di turno prenda il loro posto. Questo è quanto è successo ai protagonisti di Angelize: Hesediel, Haniel e Rafael. Fregati dagli angeli, adesso sono costretti a una vita eterea. C'è un altro modo, però, che permetterebbe a Hesediel, Haniel e Rafael di reincarnarsi e tornare sulla Terra ed è loro offerto – con toni invitanti e melliflui – dalla Dea, una divinità che vive all'interno del Cimitero Monumentale ed è sempre accompagnata da un fauno.
Tutto sembrerebbe andare per il verso giusto, più o meno. Perché, mentre Haniel si reincarna nel corpo di una ragazzina, Hesediel e Rafael sono riusciti a riacquistare il loro corpo, cosa che li spinge a ricucire i pezzi della loro vita prima della morte. Ma c'è un ma. Niente è come sembra.
Secondo gli angeli "puri", che hanno ben preciso in mente un disegno divino, l'esistenza dei mezzi angeli è superflua e inutile, nonché in un certo senso offensiva: non sono angeli e non sono esseri umani, costituiscono dunque un abominio. 
Questo è il motivo per cui si scatenerà una guerra vera e propria tra gli angeli puri, che cercano – dal canto loro – di mantenere "pulita" la razza, e mezzi angeli che, invece, vittime di un destino non desideravano, cercano solo di sopravvivere.

Ho apprezzato moltissimo che Aislinn abbia deciso di ambientare il romanzo a Milano perché credo che sia una città italiane che meglio si presta al genere urban fantasy, per i colori, il clima e la struttura sia del centro storico ma anche (e soprattutto) della periferia. 
Inoltre, ho trovato piacevole e interessante scoprire della vita dei personaggi poco a poco anche se, lo ammetto, avrei preferito che ci fossero più dettagli sulla vita di alcuni personaggi secondari. Non mi lamento, però, perché probabilmente verrà loro dedicato più spazio nel secondo volume. 
Dimentico, a volte, che non è possibile avere tutto e subito soprattutto quando la storia si sviluppa in più volumi – come in questo caso. A questo romanzo, in poche parole, non manca niente: buona dose di legnate – che a me piacciono sempre –, colpi di scena, bei personaggi, personaggi stronzi e soprattutto ottimo finale, che ti fa desiderare di avere a portata di mano la seconda parte.

Altro aspetto da non dimenticare e che io ho apprezzato in particolar modo è la scelta di Aislinn di utilizzare tre punti di vista differenti per la narrazione – quelli di Haniel, Rafael e Hesediel appunto. Trovo che questa tecnica renda il romanzo più avvincente e coinvolgente, oltre a far sì che il lettore conosca ogni personaggio in modo più approfondito. 
Ora, io non lo so se Aislinn si guarda Supernatural, ma io che lo guardo ed è senza dubbio alcuno una delle mie serie tv preferite non potevo che amare anche Angelize.

venerdì 4 settembre 2015

Recensione Divergent

Ok gente, neanche mi pare vero di essere riuscita a trovare un attimo – più di un attimo, circa qualche ora in più giorni – per parlarvi di Divergent.
Letto in inglese, nell'edizione HarperCollins, ne consiglio la lettura anche a chi non ha una conoscenza dell'inglese molto approfondita.
Per il resto, che dire? Ho il nuovo Kindle Paperwhite, dato che il mio vecchio e-reader è andato verso il Paradiso dei lettori ebook. È comodo, è più piccolo del catafalco che avevo prima e non pesa niente. Spero di riuscire a dimezzare la pila dei libri cartacei da leggere per provarlo il prima possibile. Ah, l'emozione! Neanche i ragazzini davanti al nuovo modello della PlayStation.

Titolo: Divergent
Autore: Veronica Roth
Editore: HarperCollins
Pagine: 487
Prezzo: 10,85€ (con un'altra copertina, questa versione invece costa 16,01€)
Il mio voto: 3 piume

Trama

Dopo la firma della Grande Pace, Chicago è suddivisa in cinque fazioni consacrate ognuna a un valore: la sapienza per gli Eruditi, il coraggio per gli Intrepidi, l'amicizia per i Pacifici, l'altruismo per gli Abneganti e l'onestà per i Candidi. Beatrice deve scegliere a quale unirsi, con il rischio di rinunciare alla propria famiglia. Prendere una decisione non è facile e il test che dovrebbe indirizzarla verso l'unica strada a lei adatta, escludendo tutte le altre, si rivela inconcludente: in lei non c'è un solo tratto dominante ma addirittura tre! Beatrice è una Divergente, e il suo segreto - se reso pubblico - le costerebbe la vita. Non sopportando più le rigide regole degli Abneganti, la ragazza sceglie gli Intrepidi: l'addestramento però si rivela duro e violento, e i posti disponibili per entrare davvero a far parte della nuova fazione bastano solo per la metà dei candidati. Come se non bastasse, Quattro, il suo tenebroso e protettivo istruttore, inizia ad avere dei sospetti sulla sua Divergenza...

La recensione 

La recensione di Divergent, in realtà, lascia un poco il tempo che trova. Libro letto e recensito da tutti, bestseller acclamato, incassi da record sia per il libro che per il film, successone mondiale, tradotto in così tante lingue che forse non manca neppure l'esperanto. 
L'opinione di Nereia, dunque, su un libro che hanno letto praticamente pure i miei dirimpettai è superflua. Inoltre, come se l'aver letto un libro che hanno letto tutti non fosse abbastanza, sono giunta al libro con circa tre anni di ritardo – come al mio solito quando esplodono questi casi letterari.
Detto ciò, Divergent. Primo volume di una trilogia più o meno distopica ci racconta la storia di Beatrice, una ragazzina che vive nella città di Chicago in un epoca non meglio definita – a me la Roth ha dato l'impressione che il tutto si svolgesse in un domani non poi così lontano nel tempo.
Una Chicago (o forse un'intera nazione? In Divergent – e sospetto anche negli libri successivi – non viene menzionato il resto del mondo) che, successivamente a una guerra (per quale motivo sia esplosa non si sa) è organizzata secondo una società suddivisa in fazioni. Fuori Chicago, protetta da delle mura, non si sa bene cosa ci sia e chi ci viva, ciò che si sa è che al di fuori si trovano coloro che non si sono mai ripresi dalla guerra.
Le fazioni sono cinque e a ognuna di queste è assegnata l'attività per la quale, grazie alle caratteristiche di personalità, gli appartenenti alle fazioni hanno maggior predisposizione: agli Eruditi, devoti alla scienza e alla conoscenza, è stata assegnata la ricerca e l'insegnamento, agli Abneganti, altruisti per natura, è stata assegnata la gestione degli aiuti per il prossimo e la guida del governo, ai Pacifici, che rigettano l'aggressività, è stata assegnata la coltivazione delle terre e l'assistenza sociale, ai Candidi, incapaci a mentire, è stata affidata la legge e agli Intrepidi, forti e coraggiosi, è stato affidato il controllo dell'ordine all'interno della città.

La scelta della fazione alla quale appartenere, a seguito di un test, viene fatta al raggiungimento dei sedici anni: i ragazzi possono scegliere se rimanere nella fazione d'appartenenza o, sempre seguendo le proprie inclinazioni caratteriali, decidere di migrare. Il romanzo ha inizio proprio nei giorni in cui Beatrice e suo fratello Caleb si preparano a scegliere la fazione alla quale apparterranno per il resto della loro vita, non solo perché "la fazione viene prima del sangue" ma, soprattutto perché non è poi possibile ritrattare la scelta. Chi non riesce a scegliere o chi rinuncia alla propria fazione dopo aver effettuato la scelta viene escluso dalla società e ghettizzato.
L'idea di fondo, quella di una società a suo modo funzionale ma comunque crudele e fortemente schematizzata mi ha molto colpita. Non è un mistero, mi piacciono i libri distopici e Divergent ne presenta diverse caratteristiche e, in più, nutro un interesse particolare verso quelle storie che narrano di ribellioni. Ribellarsi a un sistema, a una sorta di schiavitù mentale, mi ricorda di quanto l'essere umano possa essere intelligente e stupido allo stesso tempo. E mi ricorda, anche, che l'essere umano non è altro che un animale che vive in branco, in lotta con altri branchi.
E questo, in Divergent – che, ricordiamolo, è pur sempre un libro per adolescenti – traspare molto bene, nel personaggio di Jeanine e in quello di Peter in particolare.
Ma sebbene l'idea di base e la creazione di un contesto storico-sociale rendano Divergent un buon prodotto, ho avuto come l'impressione che Veronica Roth non ci abbia creduto abbastanza. Un romanzo che poteva – e in effetti continua ad avere – un ottimo potenziale, viene snaturato dalle vicende personali e un po' troppo adolescenziali di Beatrice che, oltre a dover sopravvivere alla sua iniziazione verso il mondo degli adulti, deve anche lottare con la sua prima esperienza amorosa.

martedì 11 novembre 2014

Francamente me ne infischio #6



E salve miei affezionati (??) lettori!
Ieri giornata intensa, sono stata a Milano alla Fiera del Franchising per constatare, con amarezza, che quasi tutto è fuori dalla mia portata. Be', c'è da dire che non c'erano proprio tutte le aziende che mi aspettavo ma vabbè, tralasciamo. E niente, ho finito già da qualche giorno il fantasticherrimo :ironia: secondo libro della serie Shadowhunters della nostra cara amica Cassandra Clare. 
Quindi, il primo volume (di cui vi avevo parlato qui), non mi aveva poi così tanto convinta e ci avevo messo anche diverso tempo a terminarlo, colta da improvvisi attacchi di sonno durante la lettura della parte centrale. Ma, tant'è, noi qui si è fan dei libri brutti e quindi, armandomi di coraggio e buona volontà, si è letto anche Shadowhunters. Città di cenere. E, se entro il 2020 riuscirò a trovare la stessa dose di coraggio, ma anche la metà eh, leggerò pure il terzo. Ché, si sa, una volta che inizio qualcosa devo portarla a termine. A meno che questa cosa non porti a evidenti problemi fisici e/o psichici.
Mi tocca dire che gli attacchi di sonno si sono ripresentati anche con questo volume, per cui qualche problema fisico l'ho riscontrato, ma è roba di poco conto. Ma basta cinciallegrare, andiamo a parlare di questo libro!
 
Autore: Cassandra Clare
Titolo: Shadowhunters. Città di cenere
Prezzo: 10 o 5 €
Editore: Mondadori
Pagine: 466
Il mio voto: 2 piume e, amica Clare, c'entri per un soffio

Dunque, la storia inizia lì dove l'avevamo lasciata. Clary e Jace sono fratelli, figli di Valentine. La madre di Clary, personaggio completamente inutile come tanti altri presenti nel romanzo, è ancora in coma. E vabbè, non è una grossa perdita. Avrei fatto cadere in coma altre due o tre persone del romanzo io, quindi figuriamoci. Luke niente, è ancora licantropo, inutilmente innamorato della madre di Clary e inutilmente nominato in questo romanzo. Che fa Luke? Niente, ogni tanto guida un furgone.
Il Consiglio o come diavolo si chiama, insomma gli Anziani tra gli angeli – quelli che governano, per capirci – sono convinti che Jace sta dalla parte del traditore suo padre, sì perché Valentine è cattivo cattivo cattivo, ma così cattivo che ammazza a destra e a manca per avere il potere. E poi per boh, fare cose cattive cattive cattive anche dopo, credo. Isabelle e Alec, niente, nominati tipo tre volte in tutto il romanzo, ci stanno o no è lo stesso. Simon c'è, gli succede una cosa brutta brutta ma è ancora vivo alla fine del libro, per cui è inutilmente inutile anche lui proprio come Luke. Con la differenza che nemmeno guida un furgone. Quindi, questo è più o meno il riassunto di ciò che succede ai personaggi. Per il resto, in questo libro, accade che Jace viene improgionato perché considerato traditore pure lui, Valentine si fa un esercito di demoni che stanno tutti concetrati attorno a una nave nel bel mezzo del fiume (una nave in un fiume? Ok.), c'è la guerra. Tutti quelli importanti (se fa pe' dì) vivono, di Valentine alla fine della guerra nessuna notizia. Fine. Per narrare il tutto alla nostra amica sono servite 466 pagine. Io ce l'ho fatta in circa venti righe. Va bene, ve lo concedo, non ho usato dialoghi. Facciamo che se riscrivo la storia ne utilizzo cento e ci metto anche due o tre descrizioni. Ma usare 466 pagine, credetemi, è violenza carnale – consapevole – verso il lettore.

martedì 24 giugno 2014

Ciarlando allegramente di... #7

Sì, lo so, sono una brutta persona e una blogger inaffidabile. Avrei dovuto scrivere questo post eoni fa, ma ci vuole calma e concentrazione per parlare di libri belli, mica lo so può fare così, con la testa piena di altri mille pensieri. E ultimamente ho pensato a tante cose, pure troppe, e ho avuto altrettante cose da sistemare e quindi niente, è andata che ho realizzato domenica sera che il mio weekend era finito e che il lunedì era alle porte. Poi è anche vero che mi distraggo subito, ho il livello di attenzione di una ragazzina di tre anni e per cui basta che mi contattiate per farmi una domanda e finisce che parliamo per due ore. Holden lo sa bene. E poi c'è stato Letti di notte e vabbè... Ma basta parlare di me e di quanto sono centripete, veniamo a noi. Oggi ciarliamo di Quando il diavolo ti accarezza di Luca Tarenzi,  che ho conosciuto per merito della mia dolce e cara Leggy.

Mi piace il fantasy e, ancor più, mi piace l’urban fantasy. Non ne faccio un mistero, sebbene legga prevalentemente altro ‒ e quasi sempre letteratura americana – trovo sempre il tempo per un buon fantasy.
Quando il diavolo ti accarezza è stata una bella sorpresa. Un po’ me lo aspettavo perché mi fido ciecamente dei consigli della persona che lo ha letto, ma non pensavo mi avrebbe trasformata in una fangirl dell’autore. Senza contegno proprio, nonostante la mia non più giovane età.
Lena, una studentessa universitaria normale, che vive a Milano e lavora in un bar per guadagnarsi quanto le basta a malapena per andare avanti, si ritrova d’un tratto catapultata in quella che potrebbe tranquillamente essere una puntata di Supernatural. Sì ok, non letteralmente, quindi nessun Jensen Ackles e nessun Jared Padalecki nella vita di Lena (purtroppo!). 
La vita di Sofia, amica d’infanzia di Lena, è in pericolo perché qualcuno ha evocato un demone, Arioch, per farla fuori. Ma perché? Questo è l’interrogativo che il lettore, insieme a Lena, si porrà per buona parte del romanzo.
Il ritmo, incalzante, incuriosisce a tal punto da far sì che il romanzo venga letteralmente divorato. O almeno questo è quanto è successo a me. Letto d’un fiato, senza curarmi della gente intorno a me, saltando le pause pranzo al lavoro, andando a dormire a orari improponibili per chi la mattina dopo ha necessità di buttarsi giù dal letto alle 7.
Tutto in Quando il diavolo ti accarezza è scritto e descritto bene: i personaggi, credibili e ben delineati – anche se Sofia rimane un personaggio secondario, sebbene la storia, in un certo senso, ruoti intorno a lei –, l’ambientazione italiana, anche questa credibile e ben strutturata, la storia narrata nel suo complesso.
Non sempre gli urban fantasy riescono a convincere il lettore in tutti i loro aspetti, magari qualche elemento o anche un lato del carattere di uno dei personaggi stona o ci convince poco. Questo, per fortuna, con Quando il diavolo ti accarezza, non accade. Avrei, forse, dato più spazio al personaggio di Settala che, a mio parere, avrebbe tantissime cose interessanti da raccontare. Ma sono certa che Luca Tarenzi conosce bene il potenziale di questo personaggio e chissà, magari un giorno scriverà un romanzo con Settala come protagonista principale.
L’unica cosa che, pensandoci bene, poco mi piace di questo romanzo è il titolo. Non che sia brutto o che non ci prenda nulla con la storia (come spesso accade) ma, accompagnato a questa copertina, sembra che si tratti di un harmony con protagonisti angeli e demoni. E sì che ci stanno gli angeli e i demoni e si dà il caso che ci sia anche una storia d’amore ma, credetemi, niente è più fuorviante del lavoro svolto da Salani.
Adesso devo solo recuperare una copia di God Breaker perché, ecco, leggere Tarenzi fa bene al cuore degli amanti del genere, come me.

martedì 1 aprile 2014

Francamente me ne infischio #5


Finalmente, dopo non so nemmeno io quanto tempo, mi sono fatta coraggio (forse sarebbe più corretto dire violenza) e ho finito Half-Blood di Jennifer L. Armentrout. Il libro è inedito in Italia (credo ancora per poco perché sono usciti altri libri di questa scrittrice e pare abbia avuto un discreto successo presso gli appassionati del genere). Le buone notizie sono due però. La prima è che dopo un tempo che mi è sembrato interminabile (parliamo di mesi) ho finito il libro e la seconda è che finalmente questa rubrica avrà un banner! Ed è una cosa meravigliosa (il banner, intendo). Comunque, sebbene gli stia dedicando una puntata di Frankly I don't give a damn (dato che il libro proviene dall'Anglosassonia è bene mettere il nome della rubrica in inglese), non è proprio tutto tutto da buttare come altri libri che ho avuto il dispiacere di incontrare durante la mia vita di lettrice.

Autore: Jennifer L. Armentrout
Titolo: Half-Bloof
Prezzo: 9,95 $
Editore: Spencer Hill Press
Pagine: 281
Il mio voto: 1 piuma e mezza

Avrei fatto meglio a infischiarmene grandemente di questo libro, ma i motivi che mi hanno spinta a leggerlo sono diversi. Certo, non così buoni da convincermi a leggerlo fino alla fine eh, anzi. Già solo la copertina avrebbe dovuto farmi desistere, è davvero qualcosa che turba profondamente. Mi viene da domandarmi perché abbiano scelto un fiore fatto di fumo (??) per un libro che non parla né di fiori, né di fumo, né ci sono personaggi con il pollice verde. Guandando solo la copertina sembra parli di qualcosa che ha a che fare con pozioni magari, una sorta di erborista magggico quando, invece, ma anche no.
Nonostante la discutibile bellezza della copertina, dato che non ho letto molti libri in inglese nei miei inutili ventotto anni di vita e, dato che si presentava come un libro dalla trama abbastanza lineare, mi sono lasciata convincere. Avevo bisogno di un libro scritto in modo semplice, con relativamente pochi personaggi e che non mi annoiasse. Dato che, su Goodreads, aveva una media di voti relativamente alta, l'ho acquistato e l'ho cominciato subito dopo averlo ricevuto a casa. Non mi aspettavo certamente una tale delusione. Un po' sì, sia chiaro (l'ho acquistato consapevole che si trattasse di uno young adult), ma non proprio così.
In sostanza, la trama del romanzo è un misto perfetto tra Vampire Academy (di cui vi avevo parlato qui e in un impeto di sconsiderato ottimismo l'avevo anche recensito come un così così) e Shadowhunters. Città di ossa (di cui invece vi avevo parlato qui e mi aveva convinta meno di Vampire Academy). La protagonista è Alex, una ragazzina di 17 anni, una Half-Blood per essere esatti (ossia figlia di un Hematoi – unione tra dei e mortali – e un mortale), che è praticamente uguale a Rose e a Clarissa degli altri due romanzi. Tutte e tre, a un certo punto del romanzo (dopo problemi con la madre per chi ce l'ha morta, chi ce l'ha in fin di vita, chi deve ucciderla e blabla) si scoprono esseri speciali. Ovviamente, mi tocca aggiungere, perché le normali diciassettenni non diventano protagoniste dei libri ultimamente. Non di questo tipo di libri, comunque. 

lunedì 27 gennaio 2014

Gruppo di lettura #2 Buona apocalisse a tutti!

Eccomi qui, sopravvissuta alla serata di ieri decisamente alcolica e impegnativa, a parlarvi della seconda puntata del Gruppo di lettura a cui ho preso parte. Per chi fosse approdato qui da poco, questa è un'iniziativa proposta da Start from Scratch che ha visto come protagonista della prima puntata Follie di Brooklyn (di cui vi ho parlato qui).
Il fortunato che si è aggiudicato la seconda puntata è Buona Apocalisse a tutti!, scritto da quel phigo (non so, saranno i capelli da pazzo, il nasone o forse semplicemente mi piace come scrive e di conseguenza mi piace lui) di Neil Gaiman e quell'orsetto del cuore che è Terry Pratchett.

Titolo: Buona Apocalisse a tutti!
Autore: Terry Pratchett e Neil Gaiman
Editore: Mondadori
Pagine: 382
Il mio voto: 4,5 piume

Lo dico subito, così da scaricare ogni responsabilità su quanto di più sconnesso e sgrammaticato possiate leggere subito dopo queste poche righe introduttive: io non so recensire i libri belli come questo. Certo, non sempre, ma spesso sì. Per cui non me ne vogliate, il post brutto che ne uscirà fuori non è scritto di proposito, è nato così, da solo. Ecco, perfetto, detto ciò posso cominciare a straparlare.
Dunque, Gaiman. Che io adoro con tutta me stessa con sprazzi di bimbominchismo a dir poco preoccupanti data la mia non più giovanissima età.
E Pratchett di cui, mi vergogno a dirlo, fino a oggi non avevo letto niente ma di cui ho sempre sentito parlare strabene.
Insieme. Che scrivono un libro sull'Apocalisse. Con demoni e angeli e profezie e cacciatori di streghe. Inutile dire che Buona Apocalisse a tutti! possiede tutte le caratteristiche per essere uno dei miei libri preferiti. 

martedì 19 novembre 2013

Ciarlando allegramente di... #4

Buongiorno!
Fuori il cielo non promette nulla di buono, la temperatura è di circa 13°C, sono le 07.00 e io sono sveglia già da mezzora. Non so perché, è successo e basta. 
Dunque, non ho visto Masterpiece perché ho preferito la pizza con gli amici e due o tre Caffè Borghetti piuttosto che la faccia di De Carlo, non me ne vogliate. Mi ero ripromessa di guardarlo sul sito Rai, ma al mio Mac manca un componente che se scarico continua a mancare. I misteri della tecnologia. O, semplicemente, un monito dell'Universo: -"Nereia, non mi si distragga con le sciocchezzuole, scriva per il blog piuttosto, ché mi sembra parecchio assente ultimamente!". E c'ha ragione.
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Schiena di Nereia
Oggi, sebbene abbia terminato stanotte Tutto accade oggi di Jesse Browner, vi parlerò del secondo volume della saga di Richelle Mead. Poi per cortesia, in separata sede, mi dite perché mi ostino a leggere libri insulsi che so essere insulsi. Vabbè, lo faccio anche con le serie tv brutte, deve essere una sorta di masochismo mista a voglia di redenzione per i propri peccati.
Pensavo ieri, tra le altre mille cose, che vi ho rotto abbastanza gli zibidei con la storia del tatuaggio libresco senza poi farvelo vedere (se non a qualcuno). Be', adesso è guarito e quindi posso mostrarvelo. Se siete di Roma sarò anche felice di indicarvi lo studio perché, ecco, io li lovvo tutti i ragazzi che lavorano lì. Sono gentili, disponibili, un sacco carini.
Comunque se vi state domandando che cosa ci sta scritto sul mio tatuaggio... Si tratta dell'incipit di Jane Eyre che, si sa, è il mio libro preferito in assoluto. E niente, io lo amo. Amo il mio tatuaggio. Lo guardo ancora così *___* come se lo avessi fatto solo da qualche giorno e invece è passato più di un mese. Non so, forse non mi abituerò mai alla sua presenza. E, oh, perdonate la mia non incantevole forma fisica. Sì be', diciamo che reputo cool le rotondità, un po' come Botero.

mercoledì 31 luglio 2013

Ciarlando allegramente di... #2

Buongiorno!
Altro post a tema libroso, ma soprattutto mi verrebbe da dire: "Finalmente un altro post!". Ebbene, sono tornata a pieno regime a essere una blogger. Peccato che sia tornata quando sono tutti in vacanza xD vabbè, dettagli. Se va come deve andare sarò sempre sempre sempre con voi, anche dopo l'estate. Contenti? Ok, non rispondete. Meglio che mi lasciate pensare che sia così.
Incredibile ma vero, ho anche trovato la voglia di parlarvi di due libri che, secondo me, non meritano poi di essere veramente letti. Nel senso che, voglio dire, se non li leggete è lo stesso perché, davvero, non vi perdere poi molto. Sarà per questo che non avevo alcuna voglia di scrivere un post perché ecco... Diciamo che di uno sono rimasta più delusa che dell'altro, semplicemente perché non facevo altro che leggerne bene. Un po' quello che mi è accaduto quando ho terminato L'accademia dei vampiri della Mead. Tutti a parlarne bene, tutti a dire che le altre saghe urban fantasy copiavano dalla Mead e poi lo leggo e... Copiare addirittura? Mah, non è che sia tutta questa gran trovata da doverla copiare. Vabbè, commenti acidi a parte, oggi vi parlo di Shadowhunters. Città di ossa di Cassandra Clare e di Gli ingredienti segreti dell'amore di Nicolas Barreau.


Forse le aspettative erano troppo alte, forse è stato pompato a dismisura, forse l'aver letto a destra e a manca che Cassandra Clare e Richelle Mead siano le professoresse del nuovo urban fantasy mi ha depistato.
Insomma, parliamoci chiaramente, i presupposti in realtà ci sono per far sì che questo fosse uno urban fantasy degno di questo nome, gli elementi ci sono proprio tutti ma... sono affrontati in salsa troppo young, non so se mi spiego. E in troppe pagine. Ecco, questo forse è il difetto maggiore. Arrivata a circa metà ho iniziato ad annoiarmi. Io che mi annoio con uno urban fantasy? Un evento raro, quasi quanto imbattersi in una mosca bianca.
In poche parole, Shadowhunters racconta la storia di Clary che si crede umana ma poi tanto umana non è. Clary ha un passato che le è stato cancellato, e quando dico cancellato intendo proprio "cancellato dalla mente" e, a seguito del rapimento della madre, avrà a che fare con gli Shadowhunter appunto. Gli Shadowhunter sono dei nephilim, ossia creature nate dall'incrocio di angeli ed esseri umani. Solitamente i nephilim diventano Cacciatori, impegnati a salvare la Terra dai demoni. Fin qui tutto ok, fa un po' Gaiman e un po' Supernatural. Purtroppo, però, quello che all'inizio mi ha spinta a leggere speditamente, la curiosità per chi sono e come operano i Cacciatori, mi ha poi fatta procedere così lentamente che, pensate un po', ho lasciato a casa il libro prima di partire per le vacanze. Nessuno stimolo a terminarlo, anzi. Ero abbastanza annoiata. Scontatissimo il passato di Clary che sbem, un giorno apre gli occhi e scopre di essere mica un essere umano qualunque, eh no, ma la crème de la crème del mondo degli Shadowhunters. Fine della trama e, quindi, fine del libro. A parte, chiaramente, il più o meno colpo di scena che si scopre alla fine. Colpo di scena, diciamo così. No, perché io l'avevo sospettato. E mi sono anche detta: "ma non vorrai mica che la Clare adesso se ne esca con una cosa tipo questa? Dai, non sarà così scontato!". E invece sì, se ne è uscita proprio con una cosa come questa. Non vi dico cosa, per evitare spoiler, però va'... Diciamo che è una cosa scontata. Troppo. E il mio personaggio preferito è Simon, l'unico personaggio veramente interessevole. Fastidiosa, tra le altre cose, l'impaginazione di questa edizione. Da prendere a sprangate il grafico che se ne è occupato. Tre piume, Cassandra, puoi migliorare.

martedì 25 giugno 2013

Recensione Warm bodies

Eccola, eccola! Tornata, finalmente.
Il corso in correzione bozze è finito quindi, anche se ho da fare i compiti, ho più tempo a disposizione. Approfitto di questo attimo di tranquillità per parlarvi di Warm bodies, libro che ho terminato un mese fa quasi e di cui devo ancora parlare. Cominciamo prima che dimentichi ciò che ho da dire, ci sarà tempo per altri post inutili sulle mie disavventure xD
Il film, comunque, vedetelo solo se siete in astinenza da trash. Altrimenti risparmiatevelo, veramente. Lo dico per voi.

Autore: Isaac Marion
Titolo:  Warm bodies
Prezzo: 14,50 €
Editore: Fazi
Pagine: 269
Il mio voto: 3 piume


Trama

R è uno zombie in piena crisi esistenziale. Cammina per un'America distrutta dalla guerra, segnata dal caos e dalla fame dissennata dei morti viventi. R, però, è ancora capace di desiderare, non gli bastano solo cervelli da mangiare e sangue da bere. Non ha ricordi né identità, non gli batte più il cuore e non sente il sapore dei cibi, la sua capacità di comunicare col mondo è ridotta a poche, stentate sillabe, eppure dentro di lui sopravvive un intero universo di emozioni. Un universo pieno di meraviglia e nostalgia. Un giorno, dopo aver divorato il cervello di un ragazzo, R compie una scelta inaspettata: intreccia una strana ma dolce relazione con la ragazza della sua vittima, Julie. Un evento mai accaduto prima, che sovverte le regole e va contro ogni logica. Vuole respirare, vuole vivere di nuovo, e Julie vuole aiutarlo. Il loro mondo però, grigio e in decomposizione, non cambierà senza prima uno scontro durissimo con... 

La mia recensione


Warm bodies racconta la storia di R, uno zombie di cui non si conosce né l'età né il vero nome, che vive in un aeroporto insieme a una colonia composta da migliaia di altri zombie.
Isaac Marion non ci informa su come mai sulla Terra esistano gli zombie, se sia stata colpa di un'epidemia, un esperimento, una guerra. Sebbene, effettivamente, non fosse un dettaglio utile alla storia a mio parere avrebbe fatto bene a spendere due parole di più sul contesto. 
Avete presente i mondi possibili della letteratura, no? Tutta quella roba che si studia quando ci si avvicina alla semiotica. Be', c'è un senso se qualcuno ha dato un nome ai mondi possibili, al patto finzionale con il lettore, alla sospensione dell'incredulità. 
Isaac Marion, a quanto pare, ha fatto a meno di un paio di cose e il lettore maturo lo avverte.
Solitamente non sono una persona esigente, davvero. Sono una lettrice un po' ca*aca**i, è vero, ma non sto lì a criticare proprio tutto. Puoi anche creare un romanzo sugli zombie che guariscono e io, se riesci a convincermi, non ho nulla da obiettare. E però, cavolo, convincimi!
Il difetto principale  forse addirittura l'unico  –  di questo romanzo consiste, appunto, nel non essere riuscito a convincermi. È vero, Warm bodies è scritto con un linguaggio talmente tanto semplice e diretto che si legge in un paio d'ore soltanto ma è come se il lettore rimanesse all'esterno del romanzo, senza lasciarsi coinvolgere.
C'era sempre, andando avanti nella lettura, una sorta di diffidenza, una mancanza di fiducia che Isaac Marion non è riuscito a farmi abbandonare. Peccato, mi tocca ammettere, perché se approfondita e sviluppata nel modo giusto, l'idea di base non era tanto male.
Molto interessanti, invece, le riflessioni di R sulla vita, anche se forse a volte un po' "stiracchiate" e per questo banali. 

mercoledì 3 aprile 2013

Recensione L'accademia dei vampiri

Finalmente ho iniziato la saga urban fantasy di cui tutti parlano. Ok, non proprio tutti, ma sui diversi social network dedicati ai libri si parla spesso e volentieri della Mead e dei suoi libri. Terminato stanotte dopo aver visto due puntate di fila di Downton Abbey non ho avuto il coraggio di alzarmi dal letto e scrivere subito la recensione. Perché, insomma, Matthew è tornato dalla guerra, ecco e io... diciamo che stavo in una valle di lacrime. Ma non gingilliamoci!

Autore: Richelle Mead
Titolo: L'accademia dei vampiri
Prezzo: 17 €
Editore: Rizzoli
Pagine: 427
Il mio voto: 3 piume

Trama:

Lissa Dragomir, principessa Moroi, vampiro mortale, dev'essere protetta a tempo pieno dalle minacce degli Strigoi, i vampiri più pericolosi, quelli che non muoiono mai. La sua migliore amica e custode, Rose, è una Dhampir, un incrocio fra vampiro e umano. Rose e Lissa, dopo due anni di fuga dal loro mondo per assaggiare un po' di realtà, vengono intercettate e riportate a St. Vladimir's, l'Accademia dei Vampiri in cui studiano. Quando ci riescono: perché tra balli e innamoramenti, flirt con i più anziani, fascinosi tutor e conflitti sempre aperti con gli insidiosi Strigoi hanno pochissimo tempo per pensare ai libri. 

La mia recensione

Ci sono diverse cose cattive da dire su questo romanzo. Prima fra tutti la copertina. Ma perché? Perché abbiamo scelto questa tizia di 12 anni, con l'apparecchio ai denti, vestita come se stesse a Hogwarts per farle fare la modella? Perché? Non c'entra nulla, ma proprio nulla con tutto il romanzo. Ma, d'altronde, nel titolo c'è la parola "accademia" e quindi va da sé che chi la frequenta abbia la stessa uniforme degli iscritti a Hogwarts, come ho fatto a non pensarci? Ah, me ingenua!
Parliamo poi dell'italiano scadente con cui è tradotto questo libro. Davvero? Davvero scriviamo, più volte, "intravvedere" al posto di "intravedere"?! Davvero scriviamo frasi dove soggetto e predicato verbale non concordano? E, soprattutto, davvero vendiamo questo obbrobrio a 17 euro? Sì, davvero. Rizzoli lo fa. 
In ultimo la quarta di copertina: sembra un libro divertente, una sorta de Il giornalino di Gian Burrasca in versione moderna e vampiresca, ma che è? Ma perché? Ma anche no!
Al di là di queste piccole osservazioni, la storia narrata non è poi così male. 
Rose e Lissa, due adolescenti iscritte all'accademia St. Vladimir, sono unite non solo da una forte amicizia, ma anche da un legame speciale che spesso unisce i Moroi, i vampiri buoni, ai Dhampir, gli incroci tra vampiri ed esseri umani, che fanno loro da guardiani. 
La Mead rielabora così, in modo abbastanza originale, la tematica dei vampiri e crea una società in cui vampiri ed esseri umani convivono abbastanza pacificamente. Quando, in una serie tv o in un romanzo, il mondo possibile creato dall'autore è plausibile, nonostante le assurdità che include, automaticamente il resto passa in secondo piano. Il mondo possibile creato dalla Mead ha tutte le carte in regola per essere ritenuto plausibile. È anche vero che con me, che ho un debole per il fantasy e l'urban fantasy in generale, si sfonda una porta aperta ma non tutti i romanzi del genere riescono a fornire ai lettori un prodotto credibile. Questo, nonostante i difetti (non tutti attribuibili alla buona e cara Mead), risulta un prodotto finito ben delineato, ben confezionato.
Trattandosi di uno young adult la trama è abbastanza lineare, come tutti i romanzi appartenenti al genere, ma non per questo sviluppata in modo approssimativo, anzi. 

martedì 12 marzo 2013

Recensione: Il diario delle fate

Dunque dunque, ho terminato Il diario delle fate. Che dire? Che non lo so se mi è piaciuto o no. O meglio, lo so, ma non è né un sì, mi è piaciuto né un no, non mi è piaciuto. E comunque stamattina, in metro, ho iniziato a leggere un libro che non avevo tra i to be read ma che ho preso in biblioteca. Perché lo abbia preso non lo so nemmeno io. Come al solito mi sono fatta fregare. Perché sono così, non riesco a entrare da qualche parte che abbia libri (librerie o biblioteche) e uscire senza nulla in mano. È una brutta malattia e non è ancora stata scoperta una cura. Se, però, non mi facessi condizionare dalle copertine sarebbe certamente meglio. Ma  quella brutta cosa chiamata marketing funziona anche su chi ci lavora, non so come è possibile ma è così. Il marketing, ragazzi, è il male. Sapevatelo. Ma andiamo con ordine, ogni cosa a suo tempo. 

Autore: Jane Yolen, Midori Snyder
Titolo: Il diario delle fate
Prezzo: 9,90 € o 6,90 €
Editore: Newton Compton
Pagine: 372
Il mio voto: 3 piume


Trama

Serana e Meteora erano due bellissime fate sorelle, dame della Regina della Luce e vivevano nel Boscoverde. Un giorno, senza volerlo, scoprirono un segreto che doveva rimanere nascosto e da quel momento la loro vita cambiò per sempre. La regina decise infatti di punirle, separandole e mandandole in esilio sulla Terra: Serana a New York e Meteora a Milwaukee. Come angeli caduti, le due sorelle sono ormai sole, private dei loro poteri magici e soprattutto della loro bellezza e giovinezza. Si trascinano stanche nelle città in cui vivono, affrante per la nostalgia l'una dell'altra e per il ricordo struggente del luogo paradisiaco da cui provengono. Cercano con tutte le forze un modo per comunicare tra loro, senza riuscirvi. Ma la loro presenza sulla Terra è davvero soltanto una punizione? Qual è il vero motivo per cui la Regina della Luce le ha mandate tra gli uomini? Una fiaba piena di poesia in cui convivono l'umano e il soprannaturale, i rumori della metropoli e la magia di un mondo incantato.

La mia recensione

C'è un motivo se il titolo originale non è Il diario delle fate

Il motivo per cui il titolo originale di quest'opera non è Il diario delle fate è abbastanza chiaro già dalle prime pagine. Non solo non c'è un diario di mezzo, e vabbè ma non vogliamo essere così pignoli, ma non c'entra proprio nulla! Il titolo dell'edizione italiana, colpa anche e soprattutto della copertina, suggerisce un romanzo completamente diverso. Serana e Meteora non sono le classiche fate dell'immaginario comune, quelle belle, buone e un po' romantiche come La fata turchina. No, Serana e Meteora sono  sexy, provocanti, libertine. Quindi questa tipa in copertina chi è? Una fata presa in prestito da un'altra storia, è evidente. 
Ad ogni modo, trovo che nemmeno il titolo originale "Except the queen" sia poi così azzeccato, ma questa è solo la mia opinione. 
Serana e Meteora sono due fate sorelle che, un bel giorno, aggiungono ai loro divertimenti anche quello di spiare la temutissima Regina del Boscoverde mentre è in alcune faccende affaccendata. La Regina, però, non è mica temutissima per niente, e infatti ad un certo punto si accorge di essere spiata e, per "punizione", decide di esiliare le due sorelle e spedirle tra gli esseri umani, privandole non solo della loro magia ma anche della loro giovinezza. Così, le due anziane signorine si ritrovano nel bel mezzo di un mondo che conoscono solo perché, ogni tanto, si divertivano ad osservare dal loro bosco incantato. 

venerdì 11 gennaio 2013

Recensione: Il prezzo del sangue

Seconda recensione del 2013. Oggi vi parlerò di un libro del quale, in verità, non ho molto da dire... Insomma, potrete vivere benissimo anche senza annoverarlo tra le vostre letture. 

Autore: Tanya Huff
Titolo: Il prezzo del sangue
Prezzo: 15,90 €
Editore: DelosBooks
Pagine: 369
Il mio voto: 3 segnalibri

Trama

Vicky Nelson, in passato detective della sezione omicidi della Polizia di Toronto e ora investigatrice privata, è stata testimone del primo attacco sferrato da una oscura forza magica che ben presto scatena il suo regno del terrore. A mano a mano che i casi di morti inesplicabili si succedono, Vicky si trova coinvolta in un'indagine per individuare la fonte di questi attacchi...

La mia recensione

Il prezzo del sangue, ovvero uno di quei libri di cui, in realtà, non ho poi molta voglia di parlare

Si tratta di un libro del 1990 e, come ci fa notare l'autrice nella postfazione, in realtà si nota solo perché nessuno dei protagonisti è dotato di cellulare. Questo, senza dubbio, è un particolare da non sottovalutare. Vuol dire che, tutto sommato, la storia è costruita bene e rimane attuale, nonostante siano passati ben 13 anni dalla sua stesura. Vero, mancano i cellulari, ma non è un dettaglio poi così importante. Le azioni dei protagonisti, comunque, non risentono di questa mancanza.  
Di Tanya Huff avevo già letto L'emporio degli incanti (di cui potete leggere una recensione qui ) e quel libro è stato il motivo per cui mi sono avvicinata a questa saga. Purtroppo, però, non sono rimasta soddisfatta della lettura di questo primo volume. Vuoi perché è il primo romanzo in assoluto della Huff e, come tutte le opere prime, tende a essere "imperfetto", vuoi perché i personaggi non mi hanno entusiasmato più di tanto, vuoi perché ho letto già troppi libri sui vampiri... Insomma, questa recensione non mi andava neppure di farla. Il voto, 3 segnalibri, è proprio stiracchiato. 
La trama, in parole molto povere, è decisamente semplice e schematica. Vicky Nelson, ex poliziotta, è un'investigatrice privata. Per un motivo o per un altro ha una relazione di amore e odio con un suo ex collega e la sua vita viene scombinata quando riceve un incarico. Da qui terremoto e tragedia, demoni, vampiri (anzi vampiro, uno solo) e gente con evidenti squilibri mentali.
Per una volta il vampiro, Hanry Fitzroy, non è bello da svenimento ma il cliché della donna bella ma non consapevole di esserlo, fragile ma anche forte, simpatica ma anche intelligente, bionda ma anche miope, furba ma anche ingenua la Huff l'ha sviluppato anche troppo bene. Cosa che, invece, ne L'emporio degli incanti non era per niente presente.

mercoledì 19 dicembre 2012

Recensione: Maximum Ride. Salvare il mondo e altri sport estremi


Autore: James Patterson 
Titolo: Maximum Ride. Salvare il mondo e altri sport estremi
Prezzo: 8,90 € 
Editore: Tea
Pagine: 397
Il mio voto: 2 segnalibri e mezzo

Trama

Dopo "L'esperimento Angel" e "La scuola è finita", proseguono le avventure di Max, Nudge, Angel, Gasman, Fang e Iggy, il risultato di un misterioso esperimento genetico: i ragazzi sono al novantotto per cento umani e al due per cento uccelli. Questo significa che possono volare... Max e i suoi compagni sono increduli: dopo la loro fuga dalla Itex, la multinazionale che sta preparando un attentato di proporzioni catastrofiche, nessuno li insegue. Anzi la Voce informa Max che i Camici Bianchi stanno sopprimendo tutti gli Eliminatori... È l'occasione che i ragazzi stavano aspettando: Max e Fang si separano dal resto del gruppo e vanno alla ricerca di un nascondiglio sicuro, dove poter finalmente vivere una vita "normale". Tuttavia i pericoli sono dietro l'angolo: uno stormo immenso di Eliminatori accerchia Iggy, Nudge, Angel e Gasman, e, dopo una cruenta battaglia, li rapisce. Quando Max e Fang tornano indietro, intuiscono cos'è successo e si lanciano all'inseguimento degli Eliminatori. Ma è una trappola: Max viene catturata, perde i sensi e si risveglia nella Scuola, dove i Camici Bianchi le dicono che non si è mai mossa da lì, che le sue avventure erano soltanto un sogno...

La mia recensione

In verità vi dico che Max è la nuova Miss Italia. È pure bionda

Questo è, fino a ora, il più brutto libro della serie che ho letto. Davvero di una bruttezza rara. All'inizio non sembrava così male, fino a metà regge bene il ritmo e si legge volentieri. Poi, però, tutto diventa ridicolo perché Patterson inserisce, all'interno della trama, finto perbenismo e lotta all'ecologia. Ma perché? Con chi ha stretto un patto il signor James? Gli è stato promesso un compenso dal partito americano dei Verdi?! Leggevo e mi trovavo a pensare "ma che è?" con tanto di faccia perplessa e voglia matta (mattissima!) di bruciare il libro. Era necessario inserire pensieri cretini e scontati sulla politica?! Sembrava di leggere il discorso che le giovani candidate a Miss Italia fanno per apparire impegnate politicamente "Desidero la pace nel mondo, che finiscano tutte le guerre, che tutti abbiano da mangiare, che il riscaldamento globale smetta di riscaldare, che la classe politica prenda quanto un muratore, che i ghiacci si righiaccino, che l'orso polare non si estingua, che tutti credano alla fatina del dentino e che si trovi una cura per le doppie punte". WTF?!
L'unico spunto interessante (evito di dirvelo anche se leggendo la quarta di copertina siete praticamente pieni di spoiler) Patterson l'ha bruciato senza pensarci due volte e non ha nemmeno sprecato mezza parola per dirci perché l'ha bruciato. In effetti, ora che ci penso, quella questione è rimasta aperta senza nemmeno due righe di congedo. Manco il matrimonio di Renzo e Lucia ne I promessi sposi ha avuto così poche righe dedicate. Perché inserire quella parte, manco troppo corta, quindi? Solo per aumentare il numero di pagine o per far credere al lettore che il libro non sia una completa ciofeca?! Chi lo sa, i misteri di Mr Patterson.

venerdì 30 novembre 2012

Recensione: Wings

Non sono ancora sicura di voler davvero scrivere questo post, seriamente. Non ho nemmeno trovato un'immagine abbastanza grande della copertina italiana. Utilizzo, per questo, la copertina originale che, comunque, non è molto diversa dalla copertina della Sperling & Kupfer. E questo, secondo me, vuol dire tante tante ma proprio tante cose. Ok, comincio, ma cercherò di essere il meno spietata possibile. 


Autore: Aprilynne Pike
Titolo: Wings
Prezzo: 6,50 € 
Editore: Sperling&Kupfer
Pagine: 336
Il mio voto: 2 segnalibri

Trama


Laurel ha quindici anni e si è appena trasferita con i genitori in una nuova città. Scuola nuova, nuovi amici... Una prova difficile, per lei che è così timida. Laurel non ne è ancora cosciente, ma è davvero bella: carnagione chiarissima, capelli biondi, grandi occhi verdi. Piccolina, esile, mangia solo frutta e verdura, ama molto la natura e al pranzo in mensa preferisce i picnic sull'erba e le passeggiate nei boschi. È proprio la sua diversità rispetto alle altre studentesse del liceo ad attirare subito l'attenzione di David, bello, dolce e sensibile che l'aiuta a socializzare nel nuovo ambiente. È evidente a tutti che ha un debole per Laurel, anche se lei sembra considerarlo solo un amico. Finché a Laurel non succede qualcosa di inspiegabile che la terrorizza e David, per confortarla, la bacia... Per svelare il mistero di ciò che le sta accadendo, Laurel sente di dover tornare nella sua vecchia casa, nella cittadina dove ha vissuto per dodici anni. Là, immersa nella quiete del bosco che sempre la rassicurava, fa uno strano incontro: da dietro un albero sbuca un bellissimo ragazzo i cui magnetici occhi color smeraldo esercitano su di lei una sorta di malia tanto irresistibile quanto enigmatica. Tamani, così si presenta, sembra conoscerla da sempre, sa di lei cose che Laurel stessa ignora, e le rivela una verità sconvolgente. Da quel momento Laurel si troverà sospesa tra due mondi e divisa tra due ragazzi ugualmente affascinanti che la attraggono in direzioni opposte. A chi consegnerà il suo cuore?

La mia recensione

Cose a caso

Prendete una ragazzina, bella, alta, bionda, con gli occhi verdi e un po' stupidina che si è appena trasferita in una nuova città (non vi ricorda niente?) ed ecco qua la protagonista, per niente stereotipata, di Wings. Aggiungete poi un ragazzino, dategli le caratteristiche fisiche che più vi aggradano e rendetelo innamorato perso della biondina. Ecco, lui è il protagonista maschio, affatto stereotipato, di questo originalissimo romanzo. Aggiungete qualche elemento scontato, come il secondo ragazzino maschio, bello come il sole, attraente come non mai, dallo sguardo penetrante e dai modi affabili e "misteriosi" (non vi ricorda niente?) e otterrete il per niente abusato triangolo amoroso. Se non siete ancora soddisfatti, aggiungete pure della magia a caso (palline che spuntano dietro la schiena, fioriscono e poi appassiscono), le fate, le terre incantate e poi, se vi avanza tempo, aggiungete pure protagonisti magici a caso (come i troll) e, già che ci siete, buttateci dentro pure re Artù e mago Merlino. Ecco fatto, questa è più o meno la trama di Wings. Originalissima, vero? Una cosa incredibile. Così originale che non so dire con certezza dove l'ho già sentita.
L'autrice ha avuto anche il coraggio di scomodare pure Avalon per partorire circa 330 pagine scritte con una semplicità da far invidia alla migliore avventura di Geronimo Stilton. E però non si è presa la briga, mai, di descrivere quel poveretto di David. Appare senza alcuno spessore psicologico, sembra creato appositamente per giustificare alcune azioni dell'originalissima Laurel e per dare vita al triangolo amoroso che, altrimenti, sarebbe stato un bellissimo duo costituito da due adolescenti inutili. E poi vogliamo parlare dell'utilità, o meglio dell'inutilità, di Chelsea? Chi è, che vuole, che campa a fare? Inutile, ma così inutile che a stento ricordavo il suo nome. Che l'abbiamo messa lì a fare? Per scrivere quattro paginette in più? O forse per fare un incredibile quartetto amoroso nei prossimi volumi?

lunedì 26 novembre 2012

Recensione: Ladra di sangue

Sarà una recensione breve e decisamente poco impegnativa. Perché in realtà non ho molta voglia di recensire questo libro, forse perché non mi ha catturata del tutto. Contemporaneamente a Ladra di sangue avevo inziato anche Il club dei filosofi dilettanti di McCall Smith che ho però abbadonato, miseramente, una volta giunta a pagina 106. Cercavo un libro più, come dire, "avvolgente" e né il signor McCall Smith, né la Priest mi hanno dato ciò che cercavo. La Priest ha resistito solo perché, sebbene non sia un capolavoro, riesce a farti venire la voglia di scoprire come va a finire. Bando alle ciance, ecco la mini-micro-insignificante-recensione.

Autore: Cherie Priest
Titolo: Ladra di sangue
Prezzo: 9,90 € 
Editore: Tre60
Pagine: 352
Il mio voto: 3 segnalibri

Trama

A Raylene Pendle non piace essere una vampira e, soprattutto, lei non vuole avere niente a che fare con i suoi simili. Ecco perché i suoi clienti sono esclusivamente esseri umani, sebbene si tratti sempre di personaggi poco limpidi. Raylene, infatti, è una ladra professionista: su commissione, ruba opere d’arte d’inestimabile valore e rarissimi gioielli antichi. Il giorno in cui viene contatta da Ian Scott, un vampiro, Raylene è quindi molto diffidente. E i suoi dubbi si moltiplicano quando Ian le racconta di essere stato la cavia di un progetto segreto finanziato dal governo per scoprire l’origine dei poteri dei vampiri e sfruttarli in ambito militare. Purtroppo gli esperimenti a cui è stato sottoposto lo hanno reso cieco e ora, grazie all’aiuto di Raylene, lui si vuole vendicare, recuperando alcuni documenti che proverebbero i crimini commessi dal responsabile del progetto, il maggiore Bruner. Non appena accetta l’incarico, però, la vampira entra nel mirino di spietati agenti speciali, disposti a tutto pur di fermarla. E anche il dottor Keene, il medico che ha preso in cura Ian dopo la fuga dal laboratorio dell’esercito, sembra nascondere troppi segreti: capire di chi si può fidare non è semplice, ma per Raylene potrebbe rivelarsi l’unico modo per restare in vita…

La mia recensione

Il libro delle somiglianze

Anita Blake
Primo volume di una serie urban fantasy (e quando mai?), questo libro racconta la storia di una donna a metà tra Anita Blake, Hitomi Kisugi (per chi non lo sapesse è la bellona di Occhi di gatto) e Sydney Bristol (per chi non lo sapesse è l'agente della CIA di Alias) con una sola cosa che la differenzia da loro: è una vampira. L'idea, nonostante per l'appunto richiami caratteristiche di altri personaggi femminili di libri, manga e serie televisive già esistenti, non è affatto male e, devo ammetterlo, è anche abbastanza ben sviluppata. Buona dose di mistero, di suspance, di lotta, di credibilità della trama e delle situazioni. Ma allora, cosa non ha funzionato? Un po' di roba, in verità. Innanzi tutto la finta simpatia della protagonista. Basta, non se ne può più di protagoniste femminili che devono essere o necessariamente belle e simpatiche o, quando manca la bellezza, delle dure ragazzacce un po' sboccate. Raylene non è bella, pare sia anche un po' androgina (azzarderei dicendo che è un cesso) e quindi deve necessariamente essere una tipa che sa dannatamente fare a botte (ogni tanto sembra quasi che stia lì a dirti "hey, quello sciocco non sapeva mica con chi aveva a che fare, con la più super tosta vampirla in circolazione che con uno starnuto gli rompe tutti i denti") e che cerca anche di fare la simpatica con il lettore. Perché, perché? Questi sono stratagemmi che non solo non capisco ma che temo rimarrano oscuri alla mia mente finché avrò vita. Se l'autrice avesse sprecato meno tempo a cercare di convincere il lettore che Raylene è una bad girl e che come fa a botte lei non fa a botte nessuno, ma proprio nessuno ti giuro guarda che non scherzo, la scorrevolezza delle vicende ne avrebbe certamente guadagnato. Spesso, infatti, la tensione viene smorzata da frasette inutili e fintamente sarcastiche che non donano nulla, ma davvero nulla, in più alla trama. Quindi, perché sprecare caratteri e rendere Reylene una persona sgradevole? Altra cosa che non mi ha sconfinferato per niente sono le ripetizioni. Perché dire ogni volta che se ne ha l'occasione che a Reylene non piace andare sui tetti se poi, ogni due minuti e mezzo sta correndo su un tetto?! Perché ripetere, di continuo, che a lei non piacciono gli "schiavetti", non piacciono le Casate e blabla? D'accordo, abbiamo capito, siamo ancora giovani e quindi riusciamo a ricordare cosa hai scritto quattro pagine fa, non è necessario ripeterlo! 
Interessante, invece, la trovata del progetto militare finanziato dal governo che utilizza le creature sovrannaturali come cavie. Farà anche un po' Maximum Ride di James Patterson (sì, questo libro sembra il libro della somiglianze), ma questo tipo di "spionaggio" non mi è mai dispiaciuto. Comprerò certamente il secondo volume della serie, nonostante i piccoli difetti la Priest è riuscita a incuriosirmi abbastanza.