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giovedì 28 luglio 2016

Un tango per Victor – recensione

Oggi vi parlo di un libriccino (di cui vi avevo già mostrato l'incipit) che ho letto in un paio d'ore e che mi ha ricordato che devo necessariamente approfondire la mia conoscenza dei libri di Lorenzo Mazzoni. Io, voi lo sapete, metto tutto in lista desideri e poi compro cose a caso. Dovrò, invece, imparare a seguire un ordine non solo di lettura – che al momento non ho, ovviamente –, ma anche d'acquisto. Riuscirò mai? 
Di Edicola Ediciones vi ho già parlato da qualche parte su questo blog, in più di un'occasione sicuramente, non sono quindi necessarie le presentazioni.

Lorenzo Mazzoni mi aveva già colpita con il suo precedente romanzo, Quando le chitarre facevano l'amore
Mi aspettavo che nel suo nuovo romanzo (anche se, in realtà, è apparso per la prima volta nel 2008) l'autore riproponesse personaggi strambi e una trama sui generis. 
Ho avuto parzialmente ragione e, contemporaneamente, parzialmente torto. 
Un tango per Victor racconta la storia di Denil, un ragazzo italo-cileno che, da diversi anni ormai, vive ad Amsterdam. Le sue giornate sono più o meno sempre le stesse: si sveglia, si reca al coffee shop nel quale lavora – il Sunflower Bay –, partecipa alle lezioni di olandese insieme all'amica Mahulena (seppure non ne abbia bisogno), fa il dj in alcuni locali ed è circondato da gente a dir poco stravagante.
Denil è un appassionato di musica, lo sanno bene anche i colleghi che non condividono affatto le sue scelte musicali, ma non è certamente un esperto di tango ed è anche un pessimo ballerino. 
Fino a quando, una sera, mentre percorre le strade di Amsterdam, non si imbatte in Julia: una bellissima ragazza che, con grazia ed eleganza, improvvisa uno spettacolo di tango solitario di fronte a una chiesa, nel bel mezzo di una piazza semi-deserta.
«Non è bella, ma è la donna più affascinante che abbia mai visto. La carnagione scura, il viso ovale e pieno, da Sud America. Gli occhi marroni, intensi, due mandorle giganti e perfette. La bocca carnosa e marcata, un sorriso sincero, spontaneo. I capelli neri corvini le cadono spettinati sulla fronte e sulle spalle. Non è molto alta, il piccolo seno è modellato dalla stretta maglia nera, il suo corpo è tonico, sinuoso. Tutto in lei sprizza una estraniante e pacata sensualità, come si muove, come osserva le persone, il suo modo di volgere il capo da una parte all’altra della piazza. Trasmette energia e sicurezza».

Forse non è bella, ma è ciò che gli trasmette che colpisce e affascina Denil che, da quel momento, cerca di rintracciarla in tutti i modi per le strade di Amsterdam, anche se di lei non sa praticamente nulla, neanche il nome.
Se ci riuscirà o meno, questo non posso proprio dirvelo, vorrei che lo scopriste da soli. Il motivo? 
Perché Un tango per Victor, però, non racconta solo una dolce storia d'amore, ma è anche una piccola finestra che si affaccia sul Cile soffocato dalla dittatura di Pinochet. 
Denil il Cile non lo ha mai visto, lo conosce, infatti, solo attraverso i racconti dello zio che, attraverso le canzoni di Victor Jara, racconta al nipote e a chiunque voglia ascoltarlo l'anima della protesta cilena.
Ma Un tango per Victor è ancor più che questo: è anche un invito a non gettare la spugna, a non smettere mai di lottare per quel che ognuno di noi desidera davvero, per i valori ai quali crediamo, per l'amore, per la vita, per la libertà.

Titolo: Un tango per Victor
Autore: Lorenzo Mazzoni
Editore: Edicola Ediciones
Prezzo: 11 €
Pagine:112
Il mio voto: 4 piume
Maggiori informazioni: scheda sul sito di Edicola Ediciones

mercoledì 6 luglio 2016

Questione di incipit #10


Buongiorno!
Ritorna Questione di incipit, rubrica un po' bistrattata da tutti – me inclusa. Motivo per cui in questa puntata vi mostrerò l'incipit del libro – uno dei, come al solito – che sto leggendo e vi chiederò dei consigli. Oggi, stranamente, non vado di fretta anche se, ovviamente, qualcosa da fare ce l'ho. Devo infatti recarmi alla libreria Il giardino del mago (quella che dista tantissimo da casa mia, per intenderci, quella che cioè, mamma mia!, mai percorsi 4 metri in così poco tempo) per andare a ritirare il mio regalo di compleanno (eh, lo so, manca ancora un po' al 16 ma se non li ordinavo adesso magari non sarebbero arrivati in tempo), devo terminare la stesura del racconto sul killer vegano per partecipare al concorso di Letture sconclusionate (mi manca poco, devo giusto limare alcune cose qua e là e scrivere le ultime due pagine, più o meno) e poi dovrei anche andare a fare cose, ma vediamo. Il caldo torrido non è che mi faccia essere la persona più attiva del mondo eh. Non che ci volesse poi molto a farmi somigliare a un sasso, faccio attività motorie saltuariamente e me ne pento sempre, per cui... Ma bando alle ciance, prima di mostrarvi l'incipit del libro, vorrei chiedervi impressioni, consigli e boh, insulti, su questa rubrica. Preferite solo incipit dei libri che leggo? Incipit di libri brutti? Uno e uno? Nessuno? Ditemi, ditemi. 
Intanto, vi mostro il libro bello.

Ma quanto è bella questa copertina, quanto? Ricomponiamoci per favore.
Conoscevo già Lorenzo Mazzoni, letto e apprezzato con Quando le chitarre facevano l'amore pubblicato da Spartaco Edizioni (qui), e ho conosciuto Edicola Ediciones al Salone del Libro di Torino. Ganzi i tipi di Edicola, posso garantire. E dunque, quando mi è stata proposta la lettura di Un tango per Victor non potevo certo esimermi, vi pare? Soprattutto perché questo romanzo racconta una storia che, di primo acchito, ho subito trovato interessante: Denil, un ragazzo italo-cileno, vive ad Amsterdam e divide le sue giornate tra la musica, il coffee shop presso il quale lavora, le passeggiate per la città e le lezioni di olandese. Grazie a uno zio sfuggito alla dittatura, impara a conoscere il Cile e le canzoni di Victor Jara, cantante e idolo della protesta cilena. E un giorno incontrerà Julia... 
Mi piace l'interesse di Lorenzo Mazzoni per la musica, mi piace il suo inserirla come protagonista e, allo stesso tempo sfondo, di un romanzo. Vi mostro qualche riga, sperando di incuriosire anche voi.

***

Lunedì 4 settembre

Il signor Nestor, emigrato rasta del Suriname, come ogni lunedì mattina alle nove, entra, saluta e prende la busta Supersage che gli allungo. Si fa una grossa canna appoggiato al balcone, guarda silenziosamente il vuoto, poi sfila la sua rivista dalla tasca posteriore dei jeans e mi legge l'oroscopo:
– Riparte una nuova settimana di lavoro, Sagittario. Se controlli il saldo bancario o la resa degli investimenti non puoi che essere felice. La Luna entra in Acquario, gli incontri previsti in agenda prendono una buona piega. In amore liete soprese se le saprai cogliere.
– Grazie, signor Nestor, lo terrò presente.
Lui mette i soldi sul bancone, saluta con un cenno del capo e se ne va.
Non ho mai fatto molto affidamento alle sue previsioni. 
Del resto il giornaletto da cui legge l'oroscopo è paccottiglia gossip per anziane sclerotiche. Ignoro il motivo per cui lo compri e soprattutto perché venga al negozio a fare l'oracolo rasta. In ogni modo mi diverte. Nestor è un buon tipo. Tranquillo, abitudinario. Cosa diceva l'oroscopo? "Se controlli il saldo bancario non puoi che essere felice"... insomma, dipende se il conto in rosso può dare felicità... "in amore liete sorprese se le saprai cogliere", speriamo, anche se mi sembra una profezia da indovino dei poveri.
La musica è bassa. L'odore pregnante di erba invade l'aria. Lavo qualche bicchiere rimasto nel lavello da ieri sera. Controllo i cd, perfettamente sistemati in ordine alfabetico, sulle mensole alle mie spalle. Mi siedo sullo sgabello e guardo, con pacatezza e serenità, questo piccolo locale in cui sono capitato per sbaglio e da dove, da tre anni, conduco un'esistenza lavorativa tranquilla. 
Il Sunflower Bay non è un coffee shop molto frequentato dalle orde di turisti che si riversano ogni giorno ad Amsterdam. Defilato, appartato. Lo si può definire un coffee shop di quartiere. Tutte le nostre canne hanno il marchio Fair Smoke, fatte con erba proveniente da coltivazioni biologiche. Vendiamo ottima Super Skunk, Bing Bang di qualità, dolcissa Sweet Tooth, popolare e gustosissima Tvizla, pregiato Jack Herer, e primizie indiane che Ulf, il titolare del locale, acquista direttamente in loco, fregandosene bellamente delle dogane e di eventuali condanne per traffico internazionale di sostanze stupefacenti.
Il nostro è un locale per fumatori eticamente corretti e navigati: non si vende cibo né alcol, solo succhi di frutta e acqua. Fine. Si fuma, si ascolta la musica, si sorseggia un orange juice fatto in casa, si paga e si va fuori, a passeggiare stravolti per i vicoli e i viali della città. 
***

E voi che leggete? Libri belli, brutti, meh? Inoltre, ditemi tra i commenti se preferite un Questione di incipit così strutturato o se il confronto con un bel libro brutto è meglio perché fa apparire ancora più bello il libro bello.
Al prossimo mercoledì, gente!