Il Salone è finito anche quest'anno, anche quest'anno non sono riuscita a organizzarmi senza perdere del tempo, anche quest'anno ho vagato senza meta, anche quest'anno – come l'anno scorso – mi sono procurata qualche vena varicosa in più. Ho anche ovviamente acquistato (e te pareva!), ma molto molto molto meno rispetto allo scorso Salone.
Un po' perché, gente, c'ho così tanta roba a casa che se ne aggiungo altra completamente a caso rischio di morire schiacciata dal peso della cultura, un po' perché ho bisogno di liberarmi di quanta più "vecchiezza" possibile perché (lo dice anche Rob Brezsny nell'oroscopo di questa settimana) ho bisogno di un nuovo inizio. E il mio nuovo inizio includerà anche una liberazione da ciò che è vecchio, libri inclusi. Insomma, nei prossimi mesi – prima del mio compleanno, dice sempre Rob – mi dedicherò al decluttering di tutto: abiti, persone, libri.
Certo, il mio decluttering di libri non procede esattamente spedito perché continuo a distrarmi con gli ebook e i gruppi di lettura e quindi niente, dei libri "vecchi" ne ho letti davvero pochi dall'inizio del 2016, ma cercherò di recuperare nella corsa verso luglio (quando farò il compleanno).
L'altra novità, oltre all'esiguo numero di volumi acquistati – che vi illustrerò tra poco –, consiste nell'aver partecipato ad alcuni incontri e non soltanto per avere una sedia sulla quale poggiare il mio deretano, sebbene il problema delle sedute persista nell'organizzazione del Salone. Credo si tratti di una sopraffina tecnica di marketing secondo la quale vogliono circuire il tuo cervello provato già dall'assenza di riposo adeguato, cosicché ci si ritrovi a fare acquisti sconsiderati di libri dei quali, francamente, prima di entrare al Salone bellamente te ne infischiavi.
Probabilmente funziona così anzi, ne sono quasi certa. Ma io, impavida, ho resistito: neanche un Newton Compton da 5 euro tra i miei acquisti, quindi la deprivazione da sonno e riposo con me funziona in altro modo. Cioè, divento molto aggressiva, ma non mi concedo acquisti completamente casuali.
La stanchezza e il caldo – gente, allo stand Fazi ho temuto di morire e ho preso a sventolarmi prepotentemente con la cartina del Lingotto mentre attendevo La Leggivendola – mi hanno però portata a dimenticare di acquistare un libro che, argh!, deve ancora uscire in libreria e che CasaSirio però aveva portato al Salone.
Si tratta di Elementare, cowboy di Steve Hockensmith che mi preoccuperò di ordinare sul loro sito in questi giorni perché mi piace la copertina, il titolo e pure la trama e quindi deve essere mio.
Sarò perdonata, spero, dato che l'ho dimenticato non solo a causa del caldo e della stanchezza, ma anche perché quel pomeriggio avevo assistito alla presentazione di Charlotte Brontë. Una vita appassionata di Lyndall Gordon e, mentre durante la presentazione sono riuscita a tenere a freno le lacrime, al momento della dedica da parte dell'autrice non ce l'ho fatta.
Testimone Letture sconclusionate, mi sono lasciata andare in un piccolo pianto di commozione perché, insomma, la gente piange per Vasco Rossi e io, invece, piango per chi si avvicina più alla voce della mia autrice preferita che non potrò mai incontrare. E poi, non so, sarà che a me la vita di Charlotte e la sua figura toccano in particolar modo, sarà che si tratta di un periodo non particolarmente felice, ma le lacrime sono scese da sole. Fortuna che Lyndall Gordon non si sia accorta di niente perché scommetto di essere stata l'unica sulla faccia della Terra a essersi commossa alla presentazione di una biografia.

