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lunedì 21 dicembre 2015

A Natale in libreria, ovvero consigli per liberarsi degli amici con l'alitosi e dei parenti serpenti

Vuoi fare un regalo a una persona che non vuoi più rivedere e ti serve l'ispirazione dell'ultimo minuto? Oppure, vuoi fare un regalo indimenticabile (sia per te che ti sganascerai dalle risate, sia per lui/lei che lo ricorderà come il regalo più brutto della storia)? Vuoi che i parenti la smettano di regalarti libri di merda a Natale e vuoi che, per una volta, provino cosa significa ricevere il romanzo di Arisa? Sei capitato proprio nel posto giusto.
Fioccano i post di blogger e gli articoli di giornalisti del tipo "regala un libro bello, regala la nuova edizione foderata in pelle umana con inserti di corno di rinoceronte e criniera di unicorno di Moby Dick, farai felice un bimbo di 7 anni che ha appena iniziato a leggere!" (si sa, la gente tende a sopravvalutare l'intelligenza dei propri figli, giornalisti inclusi), fioccano i consigli sui libri che ognuno di noi deve per forza leggere.
Nessuno, però, che spenda due parole per i non lettori e per quelli che ci regalano un libro di merda l'anno (lo fanno, lo fanno. Non con me, ma alla mia amica Melania è successo, per dire...).
Ma ci penso io, invece, ai non lettori e a chi ci regala il primo libro che trova all'ingresso del Mondadori Store vicino all'autostrada!
E quindi, daje, vediamo un po' cosa trovate già in libreria e potete facilmente appioppare a questi individui e cosa, invece, troverete nei prossimi giorni. 

Cominciamo con Vespa, il punto fisso dell'editoria. Quest'anno ci delizia con un libro sulle donne d'Italia, dice il titolo. Da Cleopatra a Maria Elena Boschi, dice Vespa. A leggere le recensioni su Amazon, però, pare che questo libro sia un poco una ciofeca con solo due recensioni positive di cui una scritta praticamente per sbaglio (diapositiva a seguire).
Per chi, invece, c'ha il parente non lettore fissato col calcio, è bene che sappiate che potete sempre spendere male (molto male) circa 20 euro (venti euro!!) per un bellissimo libro su José Mourinho che si intitola, incredibile ma vero, Mourinho. La foto in copertina è stata ovviamente rubata dal cartellone che il comando di polizia dietro casa mia tiene all'ingresso, con le fototessere dei responsabili di una rapina a mano armata, ma cioè, chi cacchio siamo noi per giudicare?! Poi che cacchio c'avrà di interessante da dire? Niente a quanto pare, dato che è un libro con poche parole e molte immagini. Te credo, come quasi tutti i calciatori è praticamente semi analfabeta.

Disponibile già in libreria, quindi "oh voi fissati con la spirituralità" accorrete numerosi, il bel libro di Safiria Leccese pubblicato da Piemme. E chi è Safiria Leccese? E che ne so io? L'ho scoperta stamattina, quando sono rimasta incantata dalla prepotenza della copertina. 
Lasciatemi dire che è terrificante nella sua semplicità. Quella banda gialla spaventa i bambini, secondo me. E anche l'espressione di Safiria, ovviamente. Dico, ma signori di Piemme, perché fare queste cose a una donna? Ma non potevate spendere due lire per altri tre scatti? Mi sembra davvero una cattiveria gratuita. All'interno del libro trovate anche, dice la scheda, un dossier fotografico. Mi auguro sia stato assunto un fotografo diverso, sennò è un libro da incubo, altro che la speranza, la preghiera e il miracolo.

Per chi invece ha intenzione di farsi un bel regalo per rendere romantico e anche un poco erotico il proprio Kinder, può a breve procurarsi Ti regalo l'amore di Alessandra Paoloni. Bella, ma che dico?, bellissima copertina di un libro che so già sarà un best seller. A parte l'orrorifico fiocco che, scommetto, rappresenta uno degli incubi maggiori dei grafici dotati del senso della vista (che, vojo dì, a quanto pare non è cosa scontata), vogliamo spendere due parole sull'arial con cui è scritto il titolo?
No, forse è meglio spenderle sulla parte superiore della copertina che sembra una carta da regalo di quelle scadenti che trovi dai cinesi o da Lidl. Io, seriamente, non c'ho proprio più parole da sprecare per le trame dei romanzi della Newton Compton, ve prego aiutateme voi. Clelia, dice la scheda, è single e disoccupata fino a quando un'agenzia di appuntamenti e vacanze (ma che è? Ma che semo matti? Vai in vacanza con uno appena conosciuto?) le regala un viaggio in Umbria con Dante. Eh? COSA? Ripeto: ma che semo matti? Vai in vacanza con uno che non conosci? Poi chissà come finiscono a fà le morte nelle puntate de CSI Las Vegas...
E soprattutto un'agenzia TI REGALA una vacanza? Certo, come minimo te sei dovuta comprà una batteria di pentole, una mountan bike col cambio shimano, un materasso matrimoniale Eminflex compreso di rete e cuscini, una fornitura di Tupperware per 24 mesi e la dentiera di Mastrota. Per andà a Perugia poi. Amica, da Roma c'è il regionale che costa 11 euro. Vacce da sola a Perugia.
E a proposito di strane agenzie, ecco che se l'argomento vi garba, potete regalarvi Insieme per gioco di Lauren Rowe in uscita proprio il giorno prima di Natale (per passare una vigilia bollente!).
Ma 'sti ghirigori? Mi fanno venì mal di testa! Soprattutto che cosa mi rappresentano? Che razza di copertina è? No, seriamente, mi sembra un libro autopubblicato che si ispira a Hilary, la ginnasta ritmica (i miei riferimenti culturali sono davvero di gran classe, lo so).
Vabbè, tutto questo per dire che fa cagare anche la storia di Insieme per gioco (oltre che la copertina e il titolo). Dice la scheda che Jonas, uomo d'affari e playboy (te credo, qua ormai se nun sei bono e non c'hai i sordi nun sei nessuno) vuole entrare a far parte di un club esclusivo (??). Detto così, può esse pure il circolo bocciofilo che sta vicino alla Stazione Nomentana, però vabbè. Insomma, Jonas fa richiesta d'iscrizione e viene contattato dalla tipa che si occupa de smazzà le richieste, diciamo l'amministrazione, che gli scrive che nella sua triste vita è sempre andata a letto con laggente ma non è mai stato piacevole. E lui s'ingrifa. E la stalkera. Ora io dico boh. Capito, ti iscrivi in palestra, lasci l'acconto, poi ti contatta l'amministrazione e il tale che si occupa delle schede ti dice "hey, beibi, mai visti dei lombari come i tuoi" e a te te pare normale?! Te pare normale e ti ingrifi. Certo, tutto molto realistico.

Se invece siete i tipi che prima aspettano di avere dei regali brutti dai parenti per poi farsi del male consapevolmente, potete aspettare il 31 dicembre per accaparrarvi il troppo bello, super bellissimo, stravolgente, entusiasmante, "nonvedevoloracheuscissediomiocomehofattoacampàfinoamò" ebook della nostra amica Abigail Barnette.
Esatto, proprio lei: l'autrice della serie con Sophie Scaife, rinominata da noi Schiff (qui). Ora, dopo rocambolesche avventure in camera da letto succede una cosa sconvolgente a tratti allucinante: la vita di Sophie Schiff va a rotoli. Il motivo? Lui vuole partecipare a un progetto filantropico e la vita di lei cambia. Non sappiamo in che senso, ma va bene uguale. A quanto pare, data l'orrenda copertina che fa pure spoiler, lei rimane incinta. Sarà ancora il caso di fare cose poporno con fruste, colla a caldo, sparachiodi e matite molto appuntite? Mia cara Schiff, arriveranno tempi duri per la tua "vagiaina".

È bene che io mi fermi qui, perché altrimenti mi lascio andare al fantastico mondo dell'autopubblicato e poi è la fine, per me che vengo come minimo minacciata di morte dai wannabe scrittori, e per voi che potreste avvicinarvi pericolosamente alla perdita della vista.
Auguro a tutti un sereno e poporno Natale Newton Compton!

giovedì 10 dicembre 2015

Intervista a Caravan Edizioni per #BlogNotes15

La fiera è terminata, i giorni in cui mi recavo al Palazzo dei Congressi la mattina e andavo via la sera sono giunti alla fine – per fortuna –, il mal di testa perenne a causa dell'aria secca (e calda) è sparito, la mia voglia di uccidere il prossimo invece è ancora presente ma si sta affievolendo.

Quest'anno di diverso dagli altri anni c'è stata la mia partecipazione a #BlogNotes, il progetto di cui vi ho già parlato in abbondanza, organizzato da Il tè tostato ed edizioni Sur per raccontare la fiera attraverso i social network (il più usato da me, lo ammetto, è stato twitter).
È stato bello, anche se un po' stancante, seguire la fiera attraverso #BlogNotes perché è stato diverso. Avrei voluto fare di più, ma tante cose non deponevano a mio favore: il telefono che dopo un po' di foto e tweet mi abbandonava miseramente; la poca giovinezza che mi ha fatto vivere il terzo giorno come se un camion mi avesse investita, ripetutamente; la poca dimestichezza con il caldo africano. Belli i posti caldi eh, bellissimi. Le palme, il mare, il sole. Belli, per voi. E soprattutto belli – sempre per voi – se sono veri. Se il caldo è quello dei bocchettoni che sparano aria calda a manetta, sia che si tratti della vostra automobile che di una fiera, ebbene, mi fanno ribrezzo e mi uccidono anche, mi sento fiacca che neanche avessi corso una maratona.

Ma #BlogNotes mi ha offerto anche la possibilità di conoscere meglio Caravan Edizioni, una piccola casa editrice romana, che pubblica perlopiù narrativa contemporanea con una particolare attenzione alla letteratura sudamericana.
Ho avuto l'opportunità di essere ospite, per qualche ora, allo stand di Caravan e di fare due chiacchiere con Silvia Bellucci, l'ufficio stampa, che ha avuto anche la pazienza di rispondere ad alcune domande. Vi riporto quanto ci siamo dette.

Chi si nasconde dietro edizioni Caravan?

Chi si nasconde dietro Caravan? Diciamo che siamo quattro più due, nel senso che di base siamo
quattro persone e da poco tempo si sono aggiunti altri due collaboratori. Principalmente siamo io, che mi occupo dell'ufficio stampa, Serena Magi, in redazione, Mauro Maraschi in redazione ma che si occupa anche della revisione dei testi, e un'eminenza grigia.

Di cui non si può sapere nulla?

È un'eminenza grigia.

Se dovessi raccontare Caravan, come la descriveresti?

Caravan è nata con l'idea di pubblicare testi in traduzione di giovani autori, under 40. Negli anni però, trovandosi con una base di lusofoni e ispanofoni in casa, abbiamo deciso di puntare sul Sudamerica perché è il posto che conosciamo meglio, perché si tratta della letteratura che ci piace di più leggere di cui conosciamo anche i retroscena geopolitici.

In effetti il vostro catalogo presenta perlopiù autori sudamericani. L'interesse per questo tipo di letteratura come nasce?

Riteniamo molto interessanti le nuove generazioni, soprattutto considerato il fatto che sono tutti scrittori che si mettono alla prova per la prima volta avendo vissuto, questi Paesi, un periodo di silenzio dovuto alle dittature. Si tratta di persone che non hanno il confronto con la generazione precedente; nonostante ci siano stati grandissimi auotori sudamericani, come Cortázar per nominarne uno, non sono comunque tantissimi. E gli autori contemporanei sudamericani vivono un mancato confronto con i padri ed è un aspetto che si sente tanto, si sente tantissimo.
Se ti capita di aprire un qualsiasi libro di un autore sudamericano sulla trentina d'anni, soprattutto se si tratta di un auotre argentino, brasiliano o boliviano, vedrai che parla della propria generazione confrontandola con la generazione dei padri.
Abbiamo ritenuto questo aspetto interessante e inoltre ci piace andare alla scoperta del Sudamerica attraverso le voci che lo raccontano.

giovedì 26 marzo 2015

Che fine faranno i libri? Chiacchierata, a senso unico, con un addetto ai lavori

Buongiorno!
È da ieri sera/notte che penso se sia il caso o meno di scrivere questo post. In effetti è passato giusto un po' di tempo dall'ultimo mio post che riguarda i Vaneggiamenti sull'editoria e, quindi, è forse il caso di rimediare. No? No. In verità se ne poteva fare tranquillamente a meno perché non è che se io parlo di ciò che non mi sta a genio dell'editoria, qualcuno mi legge e dice "ah, però, sta tipa è ganza" e fa qualcosa per cambiare i meccanismi che non vanno. No. In sostanza, come fu per il post Il mercato editoriale lo fa chi (non) legge, me la canto e me la suono. Ma vabbè, tanto al momento non ho niente altro da fare e quindi... Cantiamocela e suoniamocela.
Quando mi sono iscritta al corso in correzione bozze, che mi è piaciuto tantissimo frequentare ma che – all'atto pratico – non ha alcuna utilità dato che pare non fregare niente a nessuno che tu l'abbia frequentato, mi hanno suggerito alcuni saggi da leggere. 
Ora, chi mi conosce lo sa: non amo particolarmente i saggi. Non che siano noiosi o cosa, solo che ne ho letti fin troppi all'università (tra i 4 e i 5 libri per ogni esame) e sebbene fossero interessanti – ché altrimenti non avrei scelto quella facoltà – spesso rubavano tempo ai romanzi belli. E allora, adesso, faccio sì che i romanzi belli rubino tempo ai saggi. Tranne qualche volta. 
È il caso, questo, di Che fine faranno i libri? di Francesco M. Cataluccio, un libriccino (60 pagine!) edito da Nottetempo Edizioni. Mi era stato consigliato, dicevo, al corso in correzione bozze, insieme ad altri libri (alcuni letti, altri no). 
La copia in mio possesso è del 2010 (ma non credo sia stato rivisto e aggiornato), per cui risulta un po' vecchiotto. Purtroppo, quando si scrivono libri sui social network, su internet e sugli ebook, è bene aggiornarli almeno ogni anno dato che l'evoluzione di questi strumenti è talmente tanto veloce che, con i tempi biblici dell'editoria, appena un libro viene pubblicato è già sicuro cambiato qualcosa.
Tra l'altro, per chi è abbastanza addentro al mondo dell'editoria, Che fine faranno i libri? non si rivela essere una lettura da fare necessariamente, anzi. Ma, a differenza di altri libri che parlano di ebook, mi ha offerto tanti spunti interessanti per creare questo post. Conosco poche persone con le quali intraprendere una discussione di questo tipo dal vivo, per cui mi tocca ammorbare chi passa da questi lidi per leggermi. 
Francesco M. Cataluccio, nel suo piccolo saggio, ci parla di ciò che – probabilmente – accadrà ai libri quando i computer e gli ebook (con ciò che ne consegue, smartphone, tablet eccetera) prenderanno il sopravvento. Inutile precisare che, leggendo libri di questo tipo, si ha sempre l'impressione di leggere la scenografia di una sorta di Ritorno al futuro che, se per alcune cose può averci anche preso, per altre diciamo che siamo lontani anni luce. Sono quindi convinta che, prima che la carta sparisca del tutto comportando un risparmio sulla cellulosa e lasciando spazio alle foreste (nel mondo, dice Cataluccio a pagina 43, si vendono circa 3 miliardi di libri l'anno, cosa che comporta l'abbattimento di 9.316.770,1 alberi considerando libri formati mediamente da 250 pagine) passerà un bel po' di tempo.
Che fine faranno i libri? inizia con un breve riassunto di ciò che è accaduto negli anni, la nascita dell'ipod, la nascita del kindle e dei tablet, per poi focalizzarsi sul mondo dell'editoria. 
A questo punto, subito dopo una previsione che vedrà carta e ebook convinvere tranquillamente per trasformarsi, poi, in una netta vincita del secondo sul primo, a pagina 15 leggo che:
"Fare libri costerà poco e anche nell'editoria sarà possibile venire incontro a una delle tendenze del nostro mondo ipermoderno: i consumatori diventeranno parte attiva della produzione".
Già qui ero in preda a un attacco di ridarella isterica tanto potente da causare la fuoriuscita di fluidi dai dotti lacrimali e il mio successivo svenimento.
Questo vale sicuramente per le altre aziende che non fanno altro che indire ricerche di mercato (qualitative e quantitative) per qualunque cosa, compreso l'assaggio di prodotti da immettere sul mercato. Ma, purtroppo, non vale per l'azienda editoriale che – come è noto ormai anche ai muri – non solo non tiene quasi in considerazione l'opinione dei lettori ma, anzi, li taccia di essere individui che, dato che non lavorano in campo editoriale, non ci capiscono una fava. 
Giustamente, chi meglio di chi fruisce il prodotto è in grado di darne un'opinione? Ma, senza che si torni a scomode e annose questioni, ricordate sempre che il libro è un prodotto ma un altro tipo di prodotto (quando je pare a loro). Comunque, andiamo avanti.

venerdì 23 gennaio 2015

Di inutili e patetici interrogativi, se è meglio la carta o l'ebook

Scrivo questo post perché ho da poco terminato la lettura di Fare e leggere e-book. Viaggio tra i segreti dell'editoria digitale di Caterina Giso, edito da Infinito Edizioni.
La casa editrice mi ha omaggiata di una copia digitale per l'altro blog per cui scrivo (e che non vi dirò mai quale è perché là c'è nome e cognome e io invece sono ancora convinta di essere solo Nereia per questi pizzi qui). Dunque, dicevo.
Il libercolo, è davvero piccino picciò, offre una panoramica sulla storia dell'ebook, dalla nascita fino ai giorni nostri. Per me è stato interessante leggerlo, molte cose ammetto di non saperle (tipo la storia della nascita dei formati, ad esempio), alcune altre mi hanno fatto riflettere.
Trattasi di un saggio o, meglio ancora, di una sorta di manuale d'introduzione, per cui prosegue tutto in modo abbastanza lineare, senza che la Giso si lasci andare in inutili sofismi o in pareri
assolutamente non richiesti. Nonostante ciò, sono comunque riuscita a mettere insieme diversi pezzi – tra riflessioni personali, robe lette nella blogosfera o nell'internet – e a creare un post di vaneggiamenti.
Qualche giorno fa mi sono recata presso una biblioteca universitaria per fare un colloquio; le mansioni richieste allo stagista–tirocinante–personachecioccuperemodiassumereperunanno erano di catalogazione, per lo più. Inutile dire che, anche se si trattattasse di spolverare libri con il proprio fiato io lo farei comunque e anche con tanto entusiasmo. No, il punto è che pensando alla catalogazione ho pensato agli ebook. E pensando agli ebook ho pensato alle solite discussioni trite e ritrite "meglio la carta o l'ebook?". E ho pensato che sono discussioni idiote. Perché, voglio dire, qualcuno ha mai fatto la stessa domanda su motorini e biciclette alla gente che va ad acquistare un motorino?
Entri in un negozio che vende moto, scooter e tutto ciò che va a benzina e sta su due ruote e il tale, così, prima di farti vedere qualche modello se ne esce con "Ma lo sa, lei, che se compra un motorino le biciclette sono destinate a sparire?". 
Ecco, mi sembra assurdo come quando si parla di apocalisse libraria. A parte che il mercato dell'ebook in Italia è così irrisorio che mi sembra di stare disquisendo sulle dimensioni in millimetri del semolino di De Cecco, per darvi un'idea di quanto consideri inutile questo discorso.
Da qualche parte sul sito dell'AIE (o riportato in qualche articolo che adesso non riesco a trovare), viene affermato che il mercato dell'ebook in Italia è pari al 3% (nel 2013, i dati del 2014 non ci sono ancora). Non avremo i numeri del 2014, ma abbiamo un'infografica del The Economist che non è molto incoraggiante. Vedete l'abisso tra la carta e l'ebook (e vedete l'abisso tra noi e gli Stati Uniti?!)?
Quindi, di che stiamo parlando? Tutti a sentirsi minacciati da una cosa che non dico che non esista, ma che al momento ha il peso specifico di un pidocchio nell'universo. 
Come non ricordare poi la campagna Un libro è un libro che, sì, ha portato l'Iva al 4% e poi? E poi niente, gli ebook costavano 10 euro prima e anche adesso continueranno a costare 10 euro, con la conseguenza che i lettori continueranno a non comprare ebook perché costano solo qualche spiccio in meno rispetto al cartaceo e gli editori potranno:
a) lamentarsi che l'editoria è in crisi;
b) lamentarsi che in Italia non si legge;
c) non pagare gli addetti ai lavori perché l'editoria è in crisi;
d) dire che utilizzano quei pochi spiccetti in più che guadagnano con gli ebook per loro stessi, dato che se non s'era capito l'editoria è in crisi.

mercoledì 3 dicembre 2014

A Natale in libreria, ovvero tutto ciò che non vorresti trovare sotto l'albero

È dicembre, quindi da adesso in poi verremo sommersi di post, articoli, email sui libri da acquistare a Natale e i libri da regalare. Noi, qui in casa Nereia, francamente ce ne infischiamo dei 101 libri da regalare a Natale, del miglior romance di sempre che scalda il cuore mentre fuori nevica (fa molto Natale, ammettiamolo), della ricetta dei biscotti allo zenzero a forma di fiocchi di neve, delle palle ecologiche da attaccare all'albero, del modo più natalizio che c'è per confezionare i regali, delle decorazioni bianche e rosse fai da te utilizzando solo ed esclusivamente tubetti di Rio Mare Paté e la sabbietta per lettiera.
A me del Natale non frega poi molto, l'alberello sarà un decennio che non lo faccio, il presepe ancor di più. Mia madre decise di non imbarcarsi più nell'impresa quando capì che sostituire i Re Magi con i mini sofficini e le Micro Machines per me non costituiva solo una sfida all'autorità religiosa, ma lo facevo anche perché trovavo in quel modo il presepe più colorato, originale e divertente.
Detto tra noi, preferisco la Pasqua e solo perché posso uccidermi di cioccolata senza sentirmi in colpa. Coff, dicevamo, il Natale.
Del Natale mi importa il giusto, mi piace piuttosto quello che vedo in giro. Mi piacciono le luci che colorano Roma, che è bella da mozzare il fiato sempre, ma che sotto Natale diventa incantevole. Mi piace il cielo su Roma nel mese di Dicembre che è così blu che si ha l'impressione di camminare con sopra il vuoto. Lo so che è una di quelle frasi da romanzetto alla Clare ma, credetemi, è proprio così.
Del mese di Dicembre e dell'arrivo del Natale imminente, comunque, mi piace soprattutto una cosa: le uscite in libreria. Sì sì, proprio quelle che poi vi consigliano di comprare o regalare.  Mi piacciono perché, dannazione, sono veramente oscene. Sono così oscene da rimanere impresse nella mia memoria fino al Dicembre successivo.
Perché, vedete, a Natale si cerca di sfornare quanto più è possibile per potersi accaparrare più lettori/non lettori possibili e, quindi, ci si butta in mezzo chiunque nella mischia pur di alzare qualche soldo che serva, almeno, per pagare la tipografia. Tipo questo libro qui che ci consiglia di lasciarci andare all'ammmmore e tutto verrà da sé (certo certo). E poi, va' che copertina! Lo regalerei per Natale solo per le pallette a forma di cuore made in Ikea. 
Ma non si possono vomitare sugli scaffali delle librerie solo libri ambientati a Natale con protagoniste persone che amano il Natale e che trovano l'amore solo a Natale. C'è sempre bisogno del nome grosso, quello che ti piazzo in enormi, traballanti pile all'ingresso, con un bel cartello con su scritto "NOVITÀ" in cima... Quel libro di cui, davvero, nessuno sentiva la mancanza ma che, invece, puntuale come i treni in Germania e piacevole come l'influenza gastrointestinale si palesa in libreria tra novembre e dicembre.

domenica 24 agosto 2014

Lo strano caso degli esperimenti targati Giulio Einaudi Editore


E buongiorno!
Lo so, sono assente da un po' perché il post sul John Green non è nemmeno da considerarsi un post dei miei. Guardate, se non fosse che so di averlo scritto io, perché ne ho memoria, mi domanderei perché sta lì e chi diavolo l'ha pubblicato sul MIO blog. 
È che davvero, credetemi, pensavo che Colpa delle stelle mi sarebbe piaciuto e nemmeno poco. Avevo l'impressione che, sebbene si trattasse di un libro per giovani lettori, fosse più incisivo, meno semplice e, perché no, semplicistico. Questo, invece, non è accaduto. I motivi sono quelli di cui parlo in quel post lì, quello che ho scritto io ma che non riconosco come mio (davvero eh, avrei potuto scrivere un altro paio di righe e anche un poco più articolate, ma è il caldo, capite? Fa veramente caldo a Roma).
Successivamente a Colpa delle stelle, ho iniziato la lettura (e terminato anche) di Storia catastrofica di te e di me di Jess Rothenberg. Un altro libro per ragazzi, oggi chiamati young adult.  
Storia catastrofica di te e di me, però, è travestito da libro per adulti. Sì, perché fa parte di quegli esperimenti che, ogni tanto, Einaudi intraprende. Avevo accennato a questa cosa su Facebook, senza però approfondire l'argomento. Oggi, invece, siccome mi sono svegliata un po' scontrosa, un po' blogger, un po' polemica e anche un po' più intelligente (forse dovrei prendere un po' d'aria fresca quando è così), voglio parlarne.
Quindi, parliamone. Diciamolo, oggi se sei una big e non pubblichi young adult non sei nessuno. 
E non lo dico io eh, lo dicono le big perché tutte, tutte ma davvero tutte le big (SperlingSonzognoRizzoliNordDeAgostiniFabbriPiemmeGarzanti etc.) pubblicano – o hanno pubblicato – young adult e paranormal romance o lo strano connubio tra i due generi (aiuto!). 
Ma, per non farvi pensare che parlo a vanvera – non sempre almeno – andiamo con ordine, soffermandoci sul caso Eiunadi ché mi interessa in particolar modo. 

domenica 13 aprile 2014

Locke Lamora, catena di lettura, petizioni e vaneggiamenti sulle scelte editoriali

Avrei dovuto scrivere questo post ieri, ma sono stata colpita dalla sindrome zombie dovuta alle poche ore di sonno e ho praticamente evitato qualunque fonte di luce fino a sera.
In più c'è da dire che sto leggendo Fangirl di Rainbow Rowell, inedito in Italia, e questo mi porta via un sacco di tempo non perché sia difficile, anzi. Il fatto è che è molto carino – fino ad adesso almeno – e ogni momento libero che ho lo passo con il lettore ebook in mano. Se fosse stato in italiano lo avrei già finito, ma è il terzo (escludendo i libri che ho letto a scuola dilazionati in 6 mesi) che leggo in inglese e sono ancora un po' lenta.
Dunque, oggi siamo qui perché dobbiamo parlare di Gli inganni di Locke Lamora di Scott Lynch, un libro che io non ho ancora avuto il piacere di leggere ma che, convinta dalle parole entusiaste de La Leggivendola, ho acquistato senza troppo pensarci. La questione è che, purtroppo, il libro è ormai fuori catalogo – alcune copie sono in vendita su Ibs, cliccate sul titolo del libro e vedrete anche le recensioni entusiaste – perché, dalla pubblicazione del secondo volume alla pubblicazione del terzo (che qui non vedremo mai, a quanto dice la Nord) l'autore ha avuto alcuni problemi di salute e, per questo motivo, è passato diverso tempo tra un romanzo e l'altro. Mentre la casa editrice che lo pubblica in America non ha per questo deciso di dare al povero Scott il ben servito, la Nord ci informa che:

"Cara Leggivendola, lo sappiamo che oggi abbiamo già scritto altre volte queste parole, e l'unico motivo per cui lo ripetiamo sempre è che sono vere: capiamo il tuo disappunto e noi per primi siamo sempre molto dispiaciuti quando ci troviamo costretti a interrompere una serie. Credici, anche a noi non piace deludere i lettori che (come noi) si erano appassionati a un autore, ma purtroppo quando il gradimento del pubblico italiano diventa troppo limitato, non ci rimane altra scelta. In merito alla tua petizione, ti possiamo dire che Scott Lynch è già fuori catalogo, ciò significa che noi non ne possediamo più i diritti di traduzione per l'Italia, che sono quindi a disposizione di qualsiasi altro editore che volesse riprendere in mano la serie."

Leggendo qua e là ho scoperto che, a quanto pare, la Nord è famosa per l'interruzione delle serie iniziate. Adesso, a questo punto, mi viene da pensar male e voi lo sapete che se mi agito poi comincio a parlare a vanvera. Ma non voglio dilungarmi troppo, quindi affronterò la questione con un po' di leggerezza.
Come potete tranquillamente leggere voi stessi, la casa editrice sostiene che il gradimento del pubblico italiano verso la saga era limitato. Può darsi, non lo metto in dubbio, che le vendite di Lynch e della altre serie interrotte (tra cui la serie della Singh, e non so mica se questo è davvero un male) fossero basse. Anzi, sono quasi certa che la Nord non abbia detto una cretinata, le vendite erano certamente basse. Ma vogliamo analizzarne il motivo? Sono stanca di essere acida e supponente con il mondo dell'editoria, perché davvero mi sarebbe piaciuto lavorarci un giorno, ma se continuo a litigare con tutti nella blogosfera e su Twitter, presto mi inseriranno tra le persone con cui giocare a "sputa e colpisci".
Il primo volume della serie I Bastardi Galantuomini è stato pubblicato al conveniente prezzo di 19.60 € nel 2007. Grazie al suo prezzo un po' elevato (per il 2007 soprattutto, perché è praticamente il prezzo che attualmente hanno i cartonati e non credo che in 7 anni i prezzi dell'editoria siano rimasti invariati, anzi lo so per certo. Ma c'è talmente tanta carne al fuoco in questo post che potrei ricavarne un altro e vabbè, a quel punto a "sputa e colpisci" con me ci gioca pure l'AIE), l'ho sempre visto in libreria e non l'ho mai acquistato. Mi maledicevo già quando mi toccava comprare Harry Potter di mamma Salani che, alla cassa, ti faceva un salasso (e te lo fa tutt'ora, il libro di Tarenzi – quel famoso autore russo che la commessa da Feltrinelli non conosceva, ma questa è un'altra storia, un giorno ve la racconterò – mi è costato una costola e un prestito).

sabato 29 marzo 2014

Il mercato editoriale lo fa chi (non) legge

E quindi, dopo una discussione su Twitter avuta ieri con alcune persone, eccomi qua con un post polemico. Polemico il giusto però. Lungo un po' troppo, invece.
Generalmente sono una tranquillona, poche cose mi danno fastidio o mi fanno scattare come una molla, davvero molto poche.
- Il littering. Mi manda in bestia, sul serio. Se uno davanti a me, mentre cammina, butta uno scontrino, un pacchetto di sigarette vuoto, mezzo panino o qualunque altro rifiuto per terra vengo assalita da un isterismo senza eguali. Devo trattenermi dall'acciuffare un passante nel senso opposto e scagliarlo contro il maleducato di turno.
- Le persone che, sebbene non debbano scendere in tempi brevi dall'autobus, si piantano davanti alle porte anche se l'autobus offre spazio in abbondanza. Una roba che, guardate, mi sale il nervoso anche al solo pensiero. Ogni volta che devo scendere, e il tipo che ho davanti ovviamente no, mi viene da urlargli "Spostati, maledetto rompiglioni!"(con lo stesso tono di Medioman). Qualche volta l'ho anche fatto ma vabbè, nessuno è perfetto.
- Chiunque voglia cercare di convincermi che il mercato dei libri lo fanno esclusivamente i lettori.
Il terzo punto è quello di cui avrei voglia di disquisire (anche se Medioman offriva diversi spunti di riflessione ma non esageriamo, un argomento interessante per volta).

Non lavoro nel mondo dell'editoria (purtroppo) e non lavoro in una libreria, sono solo una che le librerie le frequenta e che si tiene aggiornata sulle le nuove uscite.
Sono una lettrice e non solo di best sellers, cerco libri misconosciuti e fuori catalogo, sto attenta alle traduzioni, mi interesso di libri non solo come hobby ma anche come "prodotti finiti".
Mi interesso a come venga costruito un libro, alle professioni che si nascondono dietro la nascita di un volume: pagherei per lavorarci in mezzo ai libri. So quindi, più o meno, come funziona il mondo dell'editoria e so che le case editrici sono aziende.
Sebbene l'idea romantica dell'editore campeggi dentro di me (come dentro quasi tutti i lettori), so perfettamente che dietro questa idea ci sono i soldi, i numeri, i conti da far quadrare, gli stipendi da pagare, la concorrenza, i costi della distribuzione, eccetera eccetera.
Adesso dirò una cosa che forse mi farà apparire antipatica e presuntosa ma, in fondo, chi se ne frega. Ho scritto che mi arreca disturbi e fastidi chiunque voglia convincermi che il mercato dei libri lo fanno i lettori. È un'affermazione vera ma non completa. 
Mi danno fastidio anche quelli che lavorano in campo editoriale e che, a una considerazione fatta da un lettore, rispondono: "tu non capisci, i lettori non possono giudicare, non possono parlare di qualità perché solo chi lavora nell'ambito può parlarne, i lettori non sanno cosa c'è dietro, siamo aziende non onlus, anche noi dobbiamo mangiare, il libro in fin dei conti è un prodotto".
Non credo di essere una che non capisce. Sono in grado di giudicare proprio come chi lavora nell'ambito, posso dire che un libro è una sciatteria editoriale perché so riconoscerlo.