Vi avevo parlato del NIE e di che cosa è nel capitolo numero 2 (che potete trovare qui). Non vi ho spiegato, però, come ho fatto a ottenerlo visto che per avere il NIE serve un lavoro e per avere un lavoro serve il NIE e io, ovviamente, un lavoro vero non ce lo avevo mica.
Ho passato mesi a candidarmi a qualunque cosa: cameriera al ristorante cinese, barista all'autogrill, comparsa vestita da bacarozzo nelle pubblicità dei pesticidi, call center di finte società di gestione del capitale umano, segretaria personale dei papponi... Tutto. Se c'era un annuncio, c'era la mia candidatura. Inutile dire, appunto, che senza il NIE – che devi mettere nella tua pagina personale di infojobs – 'nte chiamano manco pe' tenè corsi di bolle di sapone con Billy Bolla, quindi venivo scartata per fare anche l'apriporta negli ascensori degli ospedali.
Una delusione mista a depressione che fermati. Avevo cominciato a pensare seriamente a candidarmi persino come colf, visto che passavo le mie giornate a pulire ossessivamente qualunque angolo della casa e stavo cominciando a trovarlo un hobby interessante.
Poi un giorno, eccolo: receptionista in una scuola di lingue, part time. Vabbè, sticazzi dico, ce provo. Mai fatto, ma manco mai m'ero vestita da nutria per passeggiare a Trastevere, eppure stavo valutando l'idea di mascherarmi da bacarozzo per la Bayer...
Mando la candidatura, certa che non m'avrebbero cagata neanche di striscio. E invece succede: me chiama una certa Lucía da Valencia, per dirmi che il lavoro non è pagato perché è uno stage. Mi dice, però, che con quello stage posso ottenere il NIE. Brutta stronzetta, lei lo sapeva che stavo nella cacca fino al collo e che dovevo per forza dirle sì e s'è giocata la carta del NIE. E vabbè, mi dico, intanto da qualche parte bisogna pur cominciare e mi convinco ad andare a fare il colloquio. Incredibilmente, Cecilia – che adesso è una mia amica – rimane colpita dalla mia totale mancanza di esperienza in merito e decide di darmi un'opportunità.
La scuola – che adesso non esiste più ma questa è un'altra storia – distava 40 minuti a piedi da casa, aspetto che in quel periodo mi sembrava vitale, per cui me facevo 8 km a piedi al giorno per andare e tornare – senza alcun motivo apparente, peraltro, dato che avevo la metro sotto casa (ma proprio sotto eh, mica dico pe' dì). Ma non divaghiamo. Dicevo, la scuola era vicino casa – nella mia idea di vicinanza di quel periodo – e mi sembrava un'ottima occasione anche per conoscere gente nuova (e in effetti così è stato), uscire di casa e smettere di pulire pure le fughe delle mattonelle del bagno. Peccato che, una volta installata dentro l'organico – se vede che ho fatto le scuole alte – hanno preso a succedere cose strane. E con strane intendo strane veramente, non è che invento.








