Ok, scrivo in diretta dalla veranda della casa in cui sto in vacanza. Il post verrà pubblicato una volta tornata a casa, per motivi di comodità, tra cui l'impossibilità di scegliere il carattere da usare (blogspot ha deciso così), inserire le immagini, giustificare e blabla.
Sto in quel lì del Salento, sbracata su un lettino da spiaggia posizionato saggiamente tra il sole e l'ombra, a pensare alla mia vacanza. Vacanza che è iniziata circa 15 giorni fa in Abruzzo, a casa del latin lover, ed è quasi terminata a Gallipoli.
Dunque, per quanto riguarda le letture non posso raccontarvi nulla, anzi. Mi cospargo il capo di cenere, mi metto in ginocchio sui ceci e mi fustigo da sola... Ho fatto pena. Esatto, avete letto bene. Pena. Ho iniziato La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo poco prima di partire per l'Abruzzo e lì ho letto pochissimo. Ma proprio poco, ma così poco che non l'ho ancora finito. Insomma, sono pessima. È che, credetemi, avevo bisogno di staccare il cervello dalla realtà. Il mese di luglio, per me, è stato un po' impegnativo. Non che non mi aspettassi di rimanere disoccupata nel breve tempo, sia chiaro. Insomma, l'agenzia ha fallito e il fallimento era nell'aria da un po'. Ma ciò che mi è dispiaciuto, ciò che mi ha, come dire, turbata, è stato il modo in cui è successo tutto. Oltre alle menzogne, ovvio, dei "capi". Diciamo che adesso non solo sto per la strada, ma devo anche intentare causa per riavere ciò che mi spetterebbe di diritto. E chissà quando lo avrò. Detto ciò, sono partita per l'Abruzzo alla ricerca del Nirvana. Lo stesso Nirvana che ho sperimentato tempo addietro, quando ero ancora giovane, su una spiaggia di Alba Adriatica (attenzione, Alba Adriatica è un caso, non è il luogo del Nirvana in assoluto, anche perché... Meglio il Tibet, o no?).
Tornando a noi, il Nirvana. Si tratta di quella sensazione di completo abbandono che ti fa rallentare il respiro, che ti toglie la forza anche di muovere un solo muscolo per afferrare una bottiglia d'acqua. Ebbene, il Nirvana l'ho raggiunto, anche se non appieno. Perché in Abruzzo ero pur sempre con il latin lover e la sua famiglia. Adesso, io non so lui in qualità di chi mi avesse invitata, ma stare con lui mi è piaciuto. Perché insieme stiamo proprio bene. Fare le 5, sdraiati sullo stesso lettino, a ridere e scherzare fino a lacrimare, dormire abbracciati sulla spiaggia, accarezzarci i capelli e sincronizzare il respiro. E i baci sulla pancia, i sorrisi da un lato all'altro della spiaggia, e gli sguardi complici dallo specchietto retrovisore, i risvegli dolci la mattina (ok, quelli li facevo io a lui)... Insomma, questa roba
da romanzo mi piaceva. E mi piaceva perché io non l'avevo mai vissuta. In 28 anni non avevo mai provato cosa volesse dire condividire qualcosa di così naturale, come un risveglio al profumo di caffè e cornetto con qualcuno. Mi ero aggrappata, forse troppo, alla tenera quotidinità condivisa con lui. E poi... Poi sono tornata a Roma per un paio di giorni perché —maledetta natura!— dovevo andare a togliermi gli inutili peli superflui e prepararmi la valigia per il Salento e... Sono stata spodestata.
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| Porto Selvaggio |
Da una tipa del luogo, una tipa scema del luogo. E lui ha cominciato a parlarmi di lei e io, che avevo creduto ci fosse una certa alchimia tra noi, ho ricevuto una serie di coltellate ben piazzate tra le costole. Non vi dico con che stato d'animo sono venuta qui in Salento, con lui poi! Si è sgretolato tutto, il castello di carte che avevo costruito, le speranze vane che mi ero fatta... Per una volta, per una dannata volta, avevo lasciato chiusa in un angolo la mia odiosa razionalità. Quella che mi fa stare sempre con i piedi per terra, quella che mi fa sempre essere tesa, con le manie di controllo, quella che non mi permette mai di sbronzarmi veramente perché non voglio mai perdere il controllo di ciò che mi sta intorno, quella che mi fa pesare azioni, rezioni, emozioni, parole. E proprio perché lui non smette di parlarmi di lei ho avuto, e ne ho tuttora, bisogno di puntare al Nirvana assoluto. Quello vero. E l'ho raggiunto, l'ho maledettamente raggiunto.




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