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domenica 1 settembre 2013

Confessioni di una coprecarywriter #11

Ok,  scrivo in diretta dalla veranda della casa in cui sto in vacanza. Il post verrà pubblicato una volta tornata a casa, per motivi di comodità, tra cui l'impossibilità di scegliere il carattere da usare (blogspot ha deciso così), inserire le immagini, giustificare e blabla. 
Sto in quel lì del Salento, sbracata su un lettino da spiaggia posizionato saggiamente tra il sole e l'ombra, a pensare alla mia vacanza. Vacanza che è iniziata circa 15 giorni fa in Abruzzo, a casa del latin lover, ed è quasi terminata a Gallipoli. 
Dunque, per quanto riguarda le letture non posso raccontarvi nulla, anzi. Mi cospargo il capo di cenere, mi metto in ginocchio sui ceci e mi fustigo da sola... Ho fatto pena. Esatto, avete letto bene. Pena. Ho iniziato La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo poco prima di partire per l'Abruzzo e lì ho letto pochissimo. Ma proprio poco, ma così poco che non l'ho ancora finito. Insomma, sono pessima. È che, credetemi, avevo bisogno di staccare il cervello dalla realtà. Il mese di luglio, per me, è stato un po' impegnativo. Non che non mi aspettassi di rimanere disoccupata nel breve tempo, sia chiaro. Insomma, l'agenzia ha fallito e il fallimento era nell'aria da un po'. Ma ciò che mi è dispiaciuto, ciò che mi ha, come dire, turbata, è stato il modo in cui è successo tutto. Oltre alle menzogne, ovvio, dei "capi". Diciamo che adesso non solo sto per la strada, ma devo anche intentare causa per riavere ciò che mi spetterebbe di diritto. E chissà quando lo avrò. Detto ciò, sono partita per l'Abruzzo alla ricerca del Nirvana. Lo stesso Nirvana che ho sperimentato tempo addietro, quando ero ancora giovane, su una spiaggia di Alba Adriatica (attenzione, Alba Adriatica è un caso, non è il luogo del Nirvana in assoluto, anche perché... Meglio il Tibet, o no?).
Tornando a noi, il Nirvana. Si tratta di quella sensazione di completo abbandono che ti fa rallentare il respiro, che ti toglie la forza anche di muovere un solo muscolo per afferrare una bottiglia d'acqua. Ebbene, il Nirvana l'ho raggiunto, anche se non appieno. Perché in Abruzzo ero pur sempre con il latin lover e la sua famiglia. Adesso, io non so lui in qualità di chi mi avesse invitata, ma stare con lui mi è piaciuto. Perché insieme stiamo proprio bene. Fare le 5, sdraiati sullo stesso lettino, a ridere e scherzare fino a lacrimare, dormire abbracciati sulla spiaggia, accarezzarci i capelli e sincronizzare il respiro. E i baci sulla pancia, i sorrisi da un lato all'altro della spiaggia, e gli sguardi complici dallo specchietto retrovisore, i risvegli dolci la mattina (ok, quelli li facevo io a lui)... Insomma, questa roba
Porto Selvaggio
da romanzo mi piaceva. E mi piaceva perché io non l'avevo mai vissuta. In 28 anni non avevo mai provato cosa volesse dire condividire qualcosa di così naturale, come un risveglio al profumo di caffè e cornetto con qualcuno. Mi ero aggrappata, forse troppo, alla tenera quotidinità condivisa con lui. E poi... Poi sono tornata a Roma per un paio di giorni perché —maledetta natura!— dovevo andare a togliermi gli inutili peli superflui e prepararmi la valigia per il Salento e... Sono stata spodestata. 
Da una tipa del luogo, una tipa scema del luogo. E lui ha cominciato a parlarmi di lei e io, che avevo creduto ci fosse una certa alchimia tra noi, ho ricevuto una serie di coltellate ben piazzate tra le costole. Non vi dico con che stato d'animo sono venuta qui in Salento, con lui poi! Si è sgretolato tutto, il castello di carte che avevo costruito, le speranze vane che mi ero fatta... Per una volta, per una dannata volta, avevo lasciato chiusa in un angolo la mia odiosa razionalità. Quella che mi fa stare sempre con i piedi per terra, quella che mi fa sempre essere tesa, con le manie di controllo, quella che non mi permette mai di sbronzarmi veramente perché non voglio mai perdere il controllo di ciò che mi sta intorno, quella che mi fa pesare azioni, rezioni, emozioni, parole. E proprio perché lui non smette di parlarmi di lei ho avuto, e ne ho tuttora, bisogno di puntare al Nirvana assoluto. Quello vero. E l'ho raggiunto, l'ho maledettamente raggiunto.

giovedì 25 luglio 2013

Confessioni di una coprecarywriter #10

Salve gente! 
Questo sarà un inutile post, di quelli che piacciono tanto a me. Oggi, nonostante tutto, sono contenta e, credetemi, non ce ne sarebbe alcun motivo. Questa è la decima puntata di Confessioni di una coprecarywriter e al momento forse l'ultima perché, da un paio di giorni, non sono più una copywriter. Tante cose sono successe, forse troppe, molte brutte, altre grottesche. In questi ultimi due giorni ho temuto di incontrare, in ufficio, Pannofino nei panni di René Ferretti (per chi non cogliesse, parlo di Boris e René è il regista) perché sono successe delle cose che non accadono nemmeno nelle serie tv. Mancava un urlo, dal primo piano, che ci consigliasse di "smarmellare". Magari, chissà, qualcuno dei miei colleghi potrebbe contattare gli sceneggiatori della serie tv, abbiamo parecchio materiale da vendere. 
Ebbene, ve la faccio breve, il mio rapporto con l'agenzia è terminato. Non sto qui a dirvi perché e per come dato che non si può mai sapere. Almeno al momento preferirei non fornire ulteriori dettagli, un giorno magari racconterò tutto. Per cui posso dichiararmi in ferie fino a data da destinarsi e, sebbene non sia propriamente felice di questo, sono certa che un mese di serie tv, film, libri e lunghe passeggiate possa almeno cancellare le occhiaie che mi accompagnano ormai da un po'. 
Sto leggendo Un giorno di David Nicholls (e non voglio affatto che finisca, ma sto pericolosamente avvicinandomi alla fine) ma scommetto che lo sappiano anche in Congo dato che non faccio altro che spammarlo su Twitter. Eh sì, non potevo scegliere lettura migliore. Chiunque scriva che Dexter è un personaggio stereotipato non ha conosciuto tutti i latin lover e gli uomini mestruati che ho conosciuto io. Non è stereotipato, affatto. E il suo rapporto con Emma è plausibile, ne sto vivendo io uno uguale al momento. Per cui, chi avesse qualcosa di brutto da dire su questo fantastico libro può tranquillamente abbandonare questo blog. Non accetto critiche sterili come quelle lette su aNobii: "è un harmony". No, ragazzi, manco per niente. Non scherziamo con le cose serie, per favore. Ma dicevo che ero di buonumore, meglio non scaldarsi per così poco xD
Niente, dunque, ho visto tutta la prima serie (quella nuova) del Doctor Who e mi domando perché abbia aspettato così tanto per iniziarlo. Cioè, dai, Tardis? La voglio disegnata sulla porta della mia stanza, cacchio! Ma, dicevo sempre del buonumore... Dove eravamo? Ah, sì.
Comunque, nonostante non siano stati giorni facili, oggi mi sento contenta. Contenta perché ho passato due sere con delle persone meravigliose che mi hanno fatta ridere di cuore. E lo hanno fatto così, senza impegnarsi. Ciò vuol dire che o sono talmente tanto belle da far ridere anche i muri (e non lo eslcudo) oppure stiamo bene insieme. Tra queste persone c'è anche il latin lover, chiaramente. Che, però, merita un paragrafetto a parte. Un bel paragrafetto, dai. Si è presentato a casa mia, senza che riuscissi a convincerlo a non farlo, portando con sé una bottiglia di vino e i suoi occhi sorridenti. 
È vero che anche la sua non era stata una bella giornata e quindi necessitava di non passare la serata da solo, a casa, a pensare e ripensare. Mi tocca ammettere, però, che un certo calore mi ha avvolto il cuore quando ho realizzato che ha voluto passare con me una serata "difficile". Questo mi fa riflettere e mi fa capire che, in fondo, la mia compagnia gli piace non solo perché sono una bella ragazza (lo dice lui, io non lo direi mai di me stessa), ma perché sta bene insieme a me. Abbiamo visto un film, sorseggiando vino sul mio divano, parlando poco e niente, guardandoci forse ancora meno. Vicini, braccio contro braccio, è bastato quello a calmare la mia rabbia e a lenire la sua delusione. E poi se ne è andato, regalandomi uno di quei sorrisi che solo i suoi occhi sanno farmi. 
Il buon vecchio e caro Freud ci avrebbe scritto un trattato su una serata come questa, conclusasi con un atto mancato. 
Piccola parentesi accademica sugli atti mancati. L'atto mancato è una sorta di lapsus d'azione, si tratta di un errore nell'azione quando, cioè, si vorrebbe fare un'azione e se ne compie un'altra. Freud, che delle volte (nonostante piazzi il sesso praticamente dovunque) si lasciava prendere al romanticismo puro, inserisce tra gli atti mancati anche le dimenticanze. Secondo Sigmund, dimenticare un oggetto a casa di qualcuno vuol dire che insconciamente desideriamo tornarci. Fosse davvero così dovrei pensare che il latin lover non aveva alcuna intenzione di andare via, considerando che ha lasciato da me i documenti del suo motorino e il caricabatterie del suo cellulare. Dei documenti me ne sono accorta subito e, scalza, l'ho inseguito per le scale. Del caricabatterie me ne sono accorta quando ormai era troppo tardi e lui era già tornato a casa. Così, volente o nolente, gli è toccato vedermi di nuovo, ieri sera, se voleva riavere il suo caricabatterie. Ho approfittato dell'atto mancato (sempre che esista e io, in quanto romantica, tenderei a pensare di sì ma è meglio non farsi illusioni) per poter consegnargli un pensierino che ho portato per lui dalla Polacchia. 

giovedì 23 maggio 2013

Di inutili sciocchezzuole e vaneggiamenti

Orbene, pensavate di esservi liberati di questa strana blogger e invece ma anche, assolutissimamente, no. 
Sono qui, viva e vegeta e con un po' di cose da raccontarvi, tutte sconnesse tra loro ma, ecco, l'assoluta randomicità (si potrà mica dire? Mah) dei miei post è una caratteristica alla quale credo non rinuncerò mai nella vita. 
Quindi. Sono stata al Salone Internazionale del libro di Torino, ovviamente. E avrei voluto incontrare Girasonia, Salomon Xeno e la mia cara Leggy ma un mal di testa lancinante -colpa della temperatura esotica del Lingotto- mi ha costretta ad andare via prima del previsto. Credo, comunque, che non mancheranno occasioni perché -udite udite- a me il Salone è piaciuto per cui ho deciso che ci andrò fino a quando vivrò. Ecco. Non mi importa se pioverà, se ci sarà il sole, se il biglietto del treno costerà tanto, se magari dovrò prendere delle ferie, se necessiterò di millemila valigie per il viaggio di ritorno e se ucciderò le mie, già magre, finanze. Insomma, ognuno ha le proprie fisse e questa è la mia fissa da brava ragazza nerd.
Con immenso gaudio ho zompettato per il Salone in preda a un entusiasmo che nemmeno una
quindicenne di fronte all'idolo del momento. E ho annusato libri, importunato case editrici, dichiarato il mio amore per le copertine alla Elliot, bramato di comprare tutto, conquistato la borsetta Neri Pozza di cui potete ammirare una diapositiva qui a lato. Borsetta della quale, non ho paura ad ammetterlo, sono veramente fiera. Insomma, non ho mai nascosto quali sono le case editrici che lovvo più di ogni altra cosa al mondo e, fosse stato per me, mi sarei comprata la borsetta di tutte. Peccato che non tutte ce l'avessero. Allora, dico, Marcos y Marcos, che facciamo?! La vogliamo fare una borsetta per le brave ragazze nerd come me? Sogno di lavorare per voi da quando ho 16 anni, dico, magari non accadrà mai ma almeno la borsetta? Eh, suvvia. Almeno la borsetta!

venerdì 19 aprile 2013

Confessioni di una coprecarywriter #9

Ovvero di clienti assurdi e richieste folli.
Ordunque è un po' che non vi parlo di ciò che accade nel mondo dei coprecarywriter, anzi nel mondo di questa coprecarywriter.
Innanzi tutto mi tocca precisare che non è un caso che manchino alcune puntate (in particolar modo la 6 e la 8) di questa rubrica. Mancano perché devono mancare, un giorno forse sarà reso noto il perché.
E quindi non è strano che vi ritroviate già alla puntata numero 9, la 8 un tempo c'era e adesso non c'è più.
Qualche giorno fa qui in agenzia, non so in che modo e soprattutto perché, è giunto un tipo, uno scrittore, che vuole che lo si aiuti con la campagna promozionale del suo nuovo libro. Fin qui nulla di strano.
No, be', qualcosa di strano c'è. Dato che non pubblicherà con una casa editrice misconosciuta ma con una delle case editrici considerate "big" suona strano che voglia da noi, agenzia di comunicazione web misconosciuta, una campagna promozionale.
Al di là del fatto che ha cominciato a richiedere roba che nemmeno quando si va a fare la spesa, pensando che il tutto abbia un costo irrisorio -quando, invece, non è così- ha avanzato anche strane richieste.
Il libro, di fatto, ancora non c'è. È tutto nella sua mente e, forse, qualcosa è anche già su carta ma a noi non è dato sapere poiché suddetto libro uscirà nelle migliori (???) librerie l'anno prossimo.
Pare, comunque, che lui non sia affatto contento di ciò che la casa editrice gli ha proposto e voglia, quindi, farsi pubblicità attraverso i social network. D'accordo, un'agenzia di comunicazione web fa anche questo.
Lo scrittore non vive con i soldi guadagnati con i suoi libri, dice il signor Grillo Parlante (per comodità lo chiamerò così per tutta la lunghezza del post) e quindi è interessato ad agire in altro modo.

lunedì 18 febbraio 2013

Confessioni di una coprecarywriter #non ha importanza

Buongiorno! E che giorno...
Dunque, sono riemersa dall'oltretomba. La malattia mi ha distrutta fisicamente e, soprattutto psicologicamente tant'è che ho cominciato a seguire altre 48575625 serie tv, come se prima ne seguissi poche, tra l'altro. Ho sviluppato una dipendenza niente male per Beauty and the Beast (ed è tutto merito della Beast, diciamocelo) e per The Walking Dead. E poi, vabbè, seguo praticamente tutto: The Vampire Diaries (seguirò ovviamente anche lo spin off che devono ancora girare), Elementary, Supernatural, Grimm, Once Upon a Time eccetera, eccetera, eccetera. Insomma, adesso sono proprio una di quelle che non ha una vita sociale al di fuori delle serie tv, della blogosfera e dei libri. Blogosfera nella quale, ma già lo sapete, c'è stato un po' di panico ultimante. Non voglio parlarne però perché ne ho già parlato troppo e, dannazione, anche dovunque, quindi... Niente, cambiamo argomento. 
Che dire? Che finalmente sono tornata in agenzia e, onestamente? Mi è mancato venire al lavoro tutti
i giorni! Ma tanto, così tanto che non ne avete manco idea. Lo so, lo so, appare strano perché stare a casa a poltrire è una cosa meravigliosa. Sì, sì, lo è... E però non una settimana intera! Mi stavo annullando. Così tanto che ho sviluppato una sorta di paranoia che qualcuno abbia cercato questo blog attraverso una chiave di ricerca che insomma... Diciamo che ho il sospetto che qualcuno che sa chi sono mi abbia cercato e abbia letto cose che non avrebbe dovuto leggere. 

venerdì 25 gennaio 2013

Confessioni di una coprecarywriter #8

Qualcuno mi ha detto che scrivo troppo, che i miei post -questo tipo di post- sono troppo lunghi. Vero, non posso dar torto a questa persona, mi succede spesso. Non lo faccio appositamente, giuro. È che spesso rimando il momento in cui mi tocca fare spazio ai sentimenti e affrontarli. Perché preferisco mettere tutto in un angolo e occuparmene quando davvero non posso proprio farne a meno. Sto male? Non fa niente, domani starò meglio. Sono arrabbiata? Non ha importanza, dopo una camminata sfiancante mi sento come rinata. Accumulo, accumulo, accumulo fino a quando non riesco più a nascondere le mie emozioni nemmeno ai passanti. Accumulo fino a quando, mentre cammino lungo il corridoio del sottopasso che mi porta alla metro, non mi accorgo che sto piangendo. Accumulo fino a quando anche guardare un video su YouTube mi commuove. Accumulo fino a quando posso, fino a quando la mia tenacia me lo consente. Solitamente riesco bene in questo arduo compito, nonostante sia un dannatissimo libro aperto riesco a ingoiare dentro le delusioni e sorridere, fingendo sia tutto così come dovrebbe essere. Se prima riuscivo a resistere per mesi, adesso -date la colpa all'ormone impazzito, alla vecchiaia- non resisto più per così tanto tempo. 
Che motivo c'è di scrivere un'altra puntata di Confessioni di una coprecarywriter in così poco tempo? In fondo sono solo passati otto schifosissimi giorni, cosa diavolo può essere successo?! Eh, è successo che me lo sentivo che anche qualcun altro mi avrebbe "abbandonata". 
Quando ho scritto quel post, il 17 gennaio, me lo sentivo. Shrek Soprano ha invitato il mio art preferito a prendere la via della porta. E non solo lui. 
Così, in meno di dieci giorni mi sono ritrovata sul balcone dell'ufficio a guardare il giardino cercando di cacciare indietro le lacrime. Il 18 mattina, verso le 11, è stato chiamato ad andare al terzo piano "per discutere del contratto". 
Quando è tornato giù e si è seduto al suo posto, accanto a me, io avevo già capito che no, non si trattava del contratto. Non so da cosa l'ho intuito, non chiedetemelo. È bastato guardare i suoi occhi perché mi si formasse un magone in gola della grandezza di un macigno. 

giovedì 17 gennaio 2013

Confessioni di una coprecarywriter #7

Un secolo è passato, più o meno, da quando ho scritto la puntata numero 6 di Confessioni di una coprecarywriter. Sono ancora qui, seduta a una scrivania troppo alta e troppo grande per me, a fare un lavoro che non rispecchia nemmeno lontanamente il lavoro da copy. Mi hanno cambiato "mansione" e, da qualche giorno a questa parte, mi occupo di una cosa che è addirittura più noiosa di quella di cui mi occupavo prima: il buzz marketing. Per chi non sapesse cosa è faccio un breve riassunto ché, si sa, son proprio brava con le sintesi: spam sui forum. Ok, non è la definizione corretta portata da wikipedia e, certamente, chi ha a che fare con il marketing non sarà d'accordo con me. Ma fidatevi, di spam si tratta. E, come potete ben immaginare, non è entusiasmante. Il trucco è, chiaramente, cercare di non farsi beccare e fingere di essere un utente qualunque, per cui è necessario intervenire anche in discussioni che non abbiano a che fare direttamente con il prodotto o il servizio che si sta cercando di sponsorizzare. Peccato che, ecco... la categoria di appartenenza del prodotto/servizio è il mondo dell'automobile. Adesso, chi mi conosce lo sa, chi non mi conosce lo scoprirà adesso: non me ne frega un fico secco dell'automobile, non ne capisco niente e ho la patente giusto perché trovo che doni un po' di colore allo scomparto fidelity card del mio portafoglio. Quindi, secondo voi, quante possibilità ho di trovare divertente fingermi uomo (Caino, Tizio, Pancrazio, Pompeo) e cercare informazioni sparse sul mondo delle auto (delle più disparate) per integrarmi in discussioni di cui, francamente, me ne sbatto?! Meno di zero. 
La disperazione che campeggia in me per diversi motivi (lavoro poco entusiasmante, stipendio in arretrato ma così in arretrato che aspetto ancora il mese di novembre, certezza che questo posto è un buco nero che risucchia anche solo quel poco di felicità con cui ti svegli la mattina, insicurezza di fondo, incertezza su cosa voglio fare da grande) mi ha portata a mandare curriculum a più non posso per tutta l'ultima settimana di dicembre e per gran parte di questa a qualunque casa editrice voglia accogliermi tra le proprie calde e polverose braccia. 
Ormai non guardo più nemmeno dove queste siano ubicate, mi ritrovo a mandare curriculum a Venezia, Perugia, Bologna, Milano. Con la certezza, comunque, che non verrò mai ricontattata. 

mercoledì 7 novembre 2012

Inno all'anonimato. Divagazioni mentali senza né capo né coda. E senza manco la parte centrale, se proprio volete saperlo

Sono contraria, molto, ai post di autocommiserazione. Sono contraria perché non volevo, sul serio, che questo blog diventasse un mucchio di lamentele pesanti e melense sulla mia persona, sulla mia personalità, sulle mie emozioni. Ma è un discorso complesso. Forse è il caso che cominci dall'inizio, cosicché possa lamentarmi con ordine. 
Mi piacerebbe che questo blog fosse anonimo, che nessuno sapesse chi sono, come mi chiamo, che cosa faccio. Mi piacerebbe avere uno spazio tutto mio dove poter esprimermi in piena libertà senza dovermi trattenere perché qualcuno che mi conosce possa sentirsi "offeso" da quello che dico. Mi piacerebbe essere semplicemente Nereia, una tipa tutta strana che vive a Roma e che lavora in un'agenzia di pubblicità. Mi piacerebbe poter tornare indietro, creare il blog e non dirlo a nessuno, ma proprio nessuno, di mia conoscenza in modo da poter dire tutto quello che non voglio che le persone che mi conoscono sappiano. Invece, proprio perché non pensavo che questo blog sarebbe diventato parte integrante di me, a qualcuno ho detto di averlo e ho segnalato loro il link. Errore. Madornale. Avrei dovuto prevedere che questo spazio sarebbe diventato un'estensione del mio Sé, un luogo dove potermi lamentare della gente mentalmente disturbata che incontro. Ho peccato di ingenuità. Credevo che questo sarebbe stato uno svago, un posto dove parlare esclusivamente di libri e che quindi non avrebbe mai rispecchiato me, la mia vita, le mie delusioni e le mie aspirazioni. E mi piacerebbe anche utilizzare questo spazio per pubblicare quelle insulse paginette che ogni tanto, la notte, scrivo senza pensare. Quelle cose che potrebbero dirsi "racconti" ma che in verità sono solo divagazioni mentali. 
Mentre al primo problema non posso ovviare senza trattenermi dal dire proprio tutto, al secondo potrei. Potrei, effettivamente, pubblicare i miei raccontini. Ma mi vergogno molto di ciò che scrivo. Mi vergogno di far leggere a qualcuno che conosco "fisicamente" ciò che scrivo. Chiamatelo senso del pudore, chiamatela insicurezza, chiamatela paura. Fatto sta che c'è e non so come annientarla. 
Mi piacerebbe, inoltre, avere un profilo Twitter anonimo. Se proprio non posso avere uno spazio anonimo, potrò avere un profilo Twitter anonimo, no? E invece no. Anche lì, le persone che mi conoscono mi seguono, non tante per fortuna. E sì, perché che io possiedo Twitter l'ho detto a meno persone di quelle a cui ho detto del blog. Mettiamoci pure, poi, che molti manco lo sanno cosa è Twitter... E comunque, tutto questo per dire che non posso dire tutto, ma proprio tutto, quello che vorrei. Per fortuna, comunque, la gente che mi conosce non legge davvero il mio blog, non lo fa con costanza almeno. Questo, da un lato, mi rincuora. E però, il fatto di non sapere quando effettivamente quella data persona potrebbe trovarsi sul blog mi disturba, mi manda in ansia, mi tormenta. E poi ci sono quelle persone (chissà chi sono poi) che continuano a googlarmi. E questo incrementa la mia ansia. Sarà quel tale che mi googla? O quell'altro ancora? Sarà lei, lui, l'altro? Ok, chiamate pure il centro di igiene mentale, sono pronta per la camicia di forza (sì, sì, lo so che non si usano più... ma fa scena, no?!).

mercoledì 3 ottobre 2012

Confessioni di una coprecarywriter #6

Cari lettori, care lettrici, cari. Insultatemi pure, copritemi di turpiloqui e di parole cariche d'odio e/o compassione. O disprezzo, se preferite. Sono sparita, mi sono dileguata in sordina, sono riapparsa e poi sono sparita di nuovo. E non avrei dovuto. E la cosa grave anzi, gravissima, è che non vi è alcun motivo logico per la mia sparizione. Ma andiamo con ordine. 
Ordunque, che ho fatto? Cosa è successo che mi ha portata a sparire? Tante cose. E anche niente. Semplicemente mi è sfuggito il tempo di mano. Non sono riuscita, non riesco, a tenere tutto sotto controllo. Cosa che, per un cancerino come me, è fonte di irritazione e instabilità emotiva. E pure mentale. 
Il tirocinio all'università è finito (per fortuna!) e il mio contratto come copywriter è stato rinnovato per altri 6 mesi. Paga sempre da fame e full time. Se la vedessi la paga, tra l'altro. Ebbene, forse non dovrei dire certe cose ma dato che non ho mai detto dove lavoro posso tranquillamente lasciarmi andare senza temere per la mia vita fisica e lavorativa.
Benjamin Lacombe
Innanzi tutto, prima di dire qualunque cosa, mi tocca fare un'errata corrige. Il copy nuovo, che chiamerò Wiki per comodità, è veramente uno stronzo. E forse la parola stronzo non si adatta nemmeno troppo bene perché lascia fuori tantissime cose. È egoista, approfittatore, scansafatiche, arrogante, presuntuoso, antipatico, inopportuno e saccente. Tra tutte queste cose, quella che mi irrita più di tutti è la saccenza. Si prende libertà che non dovrebbe prendersi, mi dice che sono troppo quadrata, troppo "garbata" (come se l'essere garbati fosse un insulto o un modo sbagliato di essere), che devo "liberarmi". Mio caro, carissimo Wiki, non abbiamo mai mangiato nello stesso piatto, non abbiamo mai condiviso nulla se non una scrivania, quindi chi cavolo sei tu per dirmi che sono troppo quadrata?! E anche fosse vero che lo sono, e anche fosse vero che ho una sorta di rigidità intellettuale... Ebbene? Che problema c'è? Sono una tipa precisa, sono una che nota i refusi e i doppi spazi anche a occhi chiusi, sono una che cerca di razionalizzare le cose terrene perché il mio mondo interiore è già abbastanza caotico e allora? Cosa c'è di male? Sono una che non accetta le critiche gratuite e fatte da chi non si sforza di guardare al di là del proprio naso, sono una che si offende se le si dà implicitamente dell'idiota, sono una che accetta le osservazioni solo se motivate. E allora?

giovedì 6 settembre 2012

Confessioni di una coprecarywriter #5

Come quasi tutti i miei post, ormai, anche questo prende vita mentre mi trovo in agenzia. È passato più di un mese dal mio ultimo post e sono successe alcune cose. Non troppe perché la mia vita non è mai stata movimentata. Sebbene essere una blogger abbia un certo fascino (almeno così dicono), in realtà la mia vita è più o meno uguale alla vita di una persona qualunque, forse anche un po' più ripetitiva e noiosa di quanto si immagini. Posso assicurarvi che la vita di una blogger... ok, no, diciamo la vita di questa blogger è esattamente identica alla vostra. La mattina mi alzo, faccio colazione, prendo qualche litro di caffè, sorseggio il caffè davanti al pc facendo sempre lo stesso giro: Twitter, aNobii, posta elettronica personale (entrambe le caselle), posta elettronica del blog, posta elettronica del lavoro (così, che non si sa mai). Intanto il caffè è finito, la mia giornata si è subito trasformata in una giornata migliore grazie a qualche tweet di due o tre persone che stimo veramente, probabilmente qualche libro è stato aggiunto alla mia lista desideri e ho ricevuto qualche mail di spam. Inizio di giornata normale, proprio come la vostra. L'unica cosa che mi differenzia dalle persone normali è l'orario in cui pranzo: ore 12.15 circa, perché poi devo prepararmi per venire qui. Quindi, prima che mi perdessi tra mille inutili considerazioni, stavo giustappunto dicendo che sono successe delle cose, ma non troppe, perché la mia vita è una vita normale. Mi riferisco, chiaramente, anche a dei cambiamenti avvenuti all'interno dell'agenzia.
Innanzi tutto è arrivato il nuovo copy, che io considero il supplente di Claudio, anche se non è corretto. Lui non è il mio supervisore, è semplicemente un senior che però, per il momento, è l'unica persona dalla quale posso veramente imparare. In due giorni e in due viaggi in metro mi ha detto più cose lui di quelle che ho appreso leggendo mille manuali di scrittura creativa e non.
Mi piace, come persona e come copy. Mi piace perché, con sé, ha portato una ventata di novità, buon umore, positività. Mi piace perché sorride. Mi piace perché è spontaneo. E mi piace perché sa fare bene il suo lavoro. Credo di poter apprendere tanto da lui, anche a livello umano. Mi piacciono le persone che danno molto, che trasmettono qualcosa anche solo stando in silenzio. E lui lo fa.

martedì 31 luglio 2012

Confessioni di una coprecarywriter #4

Sono successe diverse cose questo mese, come ho già scritto in un altro post. Alcune spiacevoli, altre, invece, molto piacevoli. Ormai lo stage ha preso piede e anche io mi sono ambientata nel mondo de Gli Altri. Mi sento più rilassata, meno ansiosa di piacere. In realtà è difficile da spiegare. Non che sia maturata o sia diventata più brava, assolutamente. Non ho la presunzione di pensare di essere un mito nel mondo della pubblicità, semplicemente ci sono più dentro. Tra diversi malumori legati al mio modo di essere che, più tempo passa, più odio e di cui non parlerò qui perché non voglio tediare nessuno, oggi è successo qualcosa che mi ha un po' "rincuorata", passatemi il termine.
Certamente non consiste in un'enorme soddisfazione ma, anche se si tratta di un piccolo gesto, mi infonde speranza. Il mio supervisore è andato in ferie e tornerà, forse, verso la metà di settembre. Questo vuol dire, sostanzialmente, che fino ad allora non avrò una figura di riferimento. D'accordo, sono qui da poco e d'accordo, lui è un personaggio sui generis... Però mi mancherà. Mi mancherà perché, alla fine, qualcosa dentro me l'ha lasciata. Perché Claudio, si chiama così, è un po' come me. È un sognatore, è uno che sta in compagnia ma che ama stare solo, ha un guscio protettivo costituito dal sorriso, ha lo sguardo fiero di chi la sa più lunga di te, anche se non è vero. Mi piace, però, pensarlo in vacanza. Con lo zaino in spalla in giro per le città più assurde. Sdraiato sul letto di un ostello trovato per caso a leggere uno dei mille libri che ha acquistato nelle bancarelle dell'usato. Seduto sul pavimento di un balcone mentre pensa, matita in bocca, sguardo perso verso il cielo. Claudio è così, è quasi "poetico". 

giovedì 12 luglio 2012

Confessioni di una coprecarywriter #3

Questo, in realtà, è un post un po' randomico. Perché parla di tutto, dello stage da coprecarywriter, del tirocinio all'università, della mia vita privata (ma non troppo privata).
Alla fine, nel bene o nel male, è passato quasi un mese da quando sto qui, nell'agenzia in cui faccio la stagista.
Tante cose sono cambiate, tra cui anche il rapporto con "Gli Altri". Ormai ho deciso così, di chiamarli proprio come Gli Altri di Lost. Un po' per omaggiare una delle serie tv che più ho apprezzato negli ultimi tempi, un po' perché il nome si presta bene alla situazione.
Ed è passato anche un mese, quasi, dall'ultima volta che ho sentito X, l'uomo col mestruo per eccellenza. E, se prima pensavo che non avrei resistito alla cosa, adesso comincio a pensarla diversamente. È stato un bene che sia andata a finire così, che sia arrivata l'indifferenza alla sua esistenza da parte mia. Insomma, parliamoci chiaramente: di certo non ho bisogno di lui. Di lui per come è. Forse avrei avuto bisogno di lui come credevo che fosse. Ma non è corretto dire che avrei avuto "bisogno". Perché, effettivamente, non ho bisogno di nessuno. Diciamo che mi sarebbe piaciuto averlo accanto e non come compagno, fidanzato, partner (insomma, avete capito), ma come persona. Sono contenta, invece, di come sia andata. Se potessi tornare indietro rifarei tutto, proprio tutto. Gli dedicherei tutte le attenzioni che gli ho dedicato, gli direi tutte le belle cose che gli ho detto, gli regalerei tutti i bei sorrisi che gli ho regalato. E rivivrei ogni singolo istante, compresa la nostra ultima lite. Quella che mi ha fatto comprendere che non ho bisogno di lui. Adesso posso tranquillamente affermare di essere davvero felice dell'indifferenza che ci riserviamo a vicenda. Non potevo desiderare una fine migliore per il nostro rapporto.

martedì 3 luglio 2012

Confessioni di una coprecarywriter #2

Lo so, lo so, sono tremenda. Sto trascurando il blog e non curo più la parte "Anteprime" con le uscite in libreria. Ma, promesso, questa settimana riprenderò le redini di tutto. Ho in mente anche una nuova rubrica, ma non so ancora se farla partire oppure no. Sono un po' indecisa perché si tratterebbe di una rubrica (ovviamente a cadenza completamente casuale, questa è la caratteristica che mi distingue dalle altre blogger: la casualità) che conterrà dei racconti scritti da me. Direte voi: quindi, dove sta il problema? Eh, il problema è che mi vergogno un po' di ciò che scrivo. Temo anche che, tra le altre cose, a nessuno interessi quello che scrivo (e questo è decisamente probabile). Me la penso ancora un po' e poi decido.
Ma torniamo a noi. Ormai sono passati  20 giorni da quando ho iniziato lo stage e qualcosa è cambiato da allora. È cambiato, certamente, il mio modo di rapportarmi con gli altri. O meglio, con loro. 
Detto così sembra quasi mi riferisca a "Gli Altri" di Lost, è vero. Solo che, nonostante il tempo passato, per me è come se fossimo ancora delle entità distinte. Non mi sento di far parte dell'agenzia, è come se stessi solo prestando la mia persona, ecco. Credo, immagino, sia una reazione tipicamente razionale. Non voglio trovarmi troppo bene, non voglio sentirmi troppo a mio agio perché se a Settembre tutto dovesse finire la prenderei male. Quando la prendo male non la prendo male emotivamente con un po' di tristezza, la vivo più che altro come una mia incapacità, come se non fossi adeguata o, che ne so, addirittura poco intelligente.

martedì 19 giugno 2012

Confessioni di una coprecarywriter #1

Era da un po' che pensavo all'eventualità di rendere questo blog meno settoriale e farcirlo, ma non troppo, di qualche notizia personale. Tranquilli, niente panico: non diventerà un vizio! xD
Colgo così l'occasione per inagurare questa rubrica a cadenza, ovviamente, completamente casuale. Se non s'è notato quasi tutti i post di questo blog hanno una cadenza completamente casuale. Non che io non abbia la costanza... Va bene, lo ammetto. Ultimamente non ho la costanza. Vengo sempre distratta da qualcosa oppure non riesco a gestire le 5 ore di tempo libero per metterci dentro tutto: serie tv arretrate (se penso a quante cose devo ancora vedere mi sento male), lettura, giro in libreria, caffè con le amiche, cinema... Se qualcuno dovesse inventare le giornate da 30 ore (come minimo, ma si accettano proposte) mi faccia un fischio che mi abbono subito, ne ho davvero bisogno.
Da qualche giorno, precisamente da mercoledì, ho iniziato uno stage presso un'agenzia di pubblicità della quale non dirò il nome (per ovvie ragioni). La paga è da fame, se  fossi una fuorisede avrei dovuto inventarmi qualcosa per poter arrivare almeno alla fine mese. Si tratta, comunque, di uno stage part time e composto, quindi, solamente da 4 ore al giorno, in teoria. In pratica, poi, si sa come vanno queste cose e va a finire che non vado mai via all'orario prestabilito. Il mio compito consisterebbe nel cercare di avvicinarmi a capire cosa fa un copywriter. Il massimo sarebbe, addirittura, cercare di diventarlo. 
Per chi non lo sapesse, il copy è, in parole molto povere, colui il quale si occupa di scrivere tutte le parole della pubblicità e dei siti internet. Non è necessario essere solo a conoscenza della lingua italiana, è necessario anche essere creativi, versatili, intuitivi.