Qualcuno mi ha detto che scrivo troppo, che i miei post -questo tipo di post- sono troppo lunghi. Vero, non posso dar torto a questa persona, mi succede spesso. Non lo faccio appositamente, giuro. È che spesso rimando il momento in cui mi tocca fare spazio ai sentimenti e affrontarli. Perché preferisco mettere tutto in un angolo e occuparmene quando davvero non posso proprio farne a meno. Sto male? Non fa niente, domani starò meglio. Sono arrabbiata? Non ha importanza, dopo una camminata sfiancante mi sento come rinata. Accumulo, accumulo, accumulo fino a quando non riesco più a nascondere le mie emozioni nemmeno ai passanti. Accumulo fino a quando, mentre cammino lungo il corridoio del sottopasso che mi porta alla metro, non mi accorgo che sto piangendo. Accumulo fino a quando anche guardare un video su YouTube mi commuove. Accumulo fino a quando posso, fino a quando la mia tenacia me lo consente. Solitamente riesco bene in questo arduo compito, nonostante sia un dannatissimo libro aperto riesco a ingoiare dentro le delusioni e sorridere, fingendo sia tutto così come dovrebbe essere. Se prima riuscivo a resistere per mesi, adesso -date la colpa all'ormone impazzito, alla vecchiaia- non resisto più per così tanto tempo.
Che motivo c'è di scrivere un'altra puntata di Confessioni di una coprecarywriter in così poco tempo? In fondo sono solo passati otto schifosissimi giorni, cosa diavolo può essere successo?! Eh, è successo che me lo sentivo che anche qualcun altro mi avrebbe "abbandonata".
Quando ho scritto quel post, il 17 gennaio, me lo sentivo. Shrek Soprano ha invitato il mio art preferito a prendere la via della porta. E non solo lui.
Così, in meno di dieci giorni mi sono ritrovata sul balcone dell'ufficio a guardare il giardino cercando di cacciare indietro le lacrime. Il 18 mattina, verso le 11, è stato chiamato ad andare al terzo piano "per discutere del contratto".
Quando è tornato giù e si è seduto al suo posto, accanto a me, io avevo già capito che no, non si trattava del contratto. Non so da cosa l'ho intuito, non chiedetemelo. È bastato guardare i suoi occhi perché mi si formasse un magone in gola della grandezza di un macigno.




