Buongiorno miei prodi!
Ebbene sì, mi sto impegnando moltissimo per cercare di far tornare questo spazio all'antico vigore – vabbè, mo' vigore non ci allarghiamo eh, però suonava un sacco bene.
Neanche il tempo di abituarmi a lavorare la mattina che sono subito passata – again! – a lavorare il pomeriggio. Certo, per andare nel nuovo posto di lavoro prendo il treno, ciò significa che leggo durante il viaggio di circa 40 minuti, ma significa anche che ritorno a casa completamente stravolta e mi abbiocco con la faccia sul kindle. Eh, mai stata l'anima della notte io. Probabilmente sono nata vecchia. Il treno, comunque, mi ha permesso di ritrovare la voglia di leggere e l'emozione di potermi estraniare dal mondo. La mia forma fisica ne risente, ovviamente, i 10 km al giorno che facevo a piedi un po' mi mancano, ma mi auguro di trovare un lavoro dentro Barcellona in tempi relativamente brevi, così potrò tornare a camminare.
Ho iniziato a leggere American Gods, libro di Neil Gaiman non certo scritto l'altro ieri, ma che ho sempre voluto leggere (tant'è che stava a casa mia da tempi immemori). L'ho iniziato adesso, complice anche il fatto che quest'anno partirà la serie tv tratta dal libro con quel gran figo di Ricky Whittle e niente, insomma, dovevo leggerlo per forza.
Quindi, va bene ridere e scherzare, ma andiamo a vedere l'incipit di American Gods, pubblicato da Mondadori nella traduzione di Katia Bagnoli.
Lo so, lo so, Mondadori ha rifatto la copertina ma a noi ci piace più quella vecchia – che poi è l'edizione in mio possesso – e quindi mostriamo questa.
Di Gaiman ho già letto altri libri, tra cui I ragazzi di Anansi che mi era piaciuto un sacco, e sono una sua fan non dico sfegatata ma quasi.
L'ipotesi della trasposizione televisiva di qualunque cosa nerd mi emoziona moltissimo, ma la trasposizione di Gaiman? Wow, praticamente non sto più nella pelle.
Uscito dopo tre anni di carcere, Shadow si imbatte in uno strano individuo che si fa chiamare Wednsday e che gli offre di lavorare per lui. A cosa e come non ci è subito chiaro e non è chiaro neanche a Shadow che, per una serie di motivi che non sto qui a dirvi ché sennò vi riempio di spoiler, accetta.
Ci metterà un bel po' per capire chi è davvero Wedsney e io neanche ve lo voglio dire, perché credo che sia un super spoiler che, tra le altre cose, è riportato pure sulla quarta di copertina – non leggetevela, vi prego! Vi posso dire, invece, che tra personaggi bizzarri e divinità antiche – approdate in America – vi sarà un battaglia tra divinità con lo scopo di conquistare l'anima dell'America. Qui il trailer della serie che cioè ommmiodddio! E sarete d'accordo con me che questa copertina è meglio di quella nuova, soprattutto dopo la visione del trailer.
I confini del nostro paese, signore? Ebbene, signore, a nord confiniamo con l'aurora boreale, a est con il sole nascente, a sud con la processione degli equinozi e a ovest con il Giorno del Giudizio.
The American Joe Miller's Jest Book
Era in prigione da tre anni, Shadow. E siccome era abbastanza grande e grosso e aveva sufficientemente l'aria di uno da cui è meglio stare alla larga, il suo problema era più che altro come ammazzare il tempo. Perciò faceva ginnastica per tenersi in forma, imparava i giochi di prestigio con le monete e pensava un sacco a sua moglie e a quanto la amava.
L'aspetto più positivo del fatto di essere in prigione, secondo lui - forse l'unico aspetto positivo - era una certa sensazione di sollievo. Sollievo all'idea di aver toccato il fondo. Non si doveva più preoccupare di essere preso, perché era già stato preso. Non aveva più paura di ciò che avrebbe potuto riservargli il futuro, perché il passato vi aveva già provveduto.
Non era importante, se si era davvero colpevoli del reato per cui ti avevano messo dentro. Gli uomini che aveva incontrato in quei tre anni non si davano pace: c'era sempre un particolare che le autorità avevano frainteso, pensavano, qualcosa che secondo loro avevi fatto mentre tu non l'avevi fatto per niente, oppure non esattamente nel modo in cui dicevano. La sola cosa importante era che ti avevano beccato.
Se n'era accorto durante i primi giorni, quando tutto gli risultava nuovo, dal gergo al cibo, infimo. Sotto l'infelicità e l'orrore estremo della sua nuova condizione provava un senso di sollievo.













