Visualizzazione post con etichetta Gruppo di lettura. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Gruppo di lettura. Mostra tutti i post

sabato 17 gennaio 2015

Gruppo di lettura #5 Il commesso

E, con il mio solito ritardo, eccomi a parlare dell'ultimo appuntamento del gruppo di lettura organizzato da Scratchbook e al quale partecipo tutte le volte che posso. Per chi volesse prendere parte ai prossimi appuntamenti, è sufficiente che clicchi qui e chieda l'iscrizione al gruppo.
L'ultima puntata del gruppo di lettura, di cui faccio un resonconto con molto ritardo, è stata incentrata sulle vergogne. Non abbiamo letto tutti lo stesso libro, cosa che accade di frequente e che, forse, disorienta un po'. Ognuno ha letto il libro che reputava una vergogna non aver ancora letto.
C'è da dire che io ho una lista così lunga di vergogne che è stato davvero difficile sceglierne solo una. Ma tant'è... Il commesso di Bernard Malamud si è aggiudicato il podio. I motivi sono diversi, non tutti da considerarsi intelligenti: Malamud è americano e io adoro la letteratura americana, la copertina è stupenda, non ha tante pagine e quindi potevo leggerlo in breve tempo, lo possedevo in ebook, ne ho sentito parlare un gran bene, è considerato il capolavoro di Malamud.
Un consiglio: non leggete la prefazione di questo libro, o meglio. Leggetela alla fine, è piena di spoiler.

Titolo: Il commesso
Autore: Bernard Malamud
Editore: Minimum fax
Pagine: 327
Il mio voto: 4 piume

Terminato da qualche giorno, riesco a parlarne solo adesso – con decisamente molto ritardo.
Il commesso è uno di quei libri che ci si dice di dover leggere.
"Lo leggerò, prima o poi. Magari appena finisco questo. O magari  dopo quest'altro. Lo leggo sicuramente entro la fine dell'anno."
Più o meno è andata così, l'ho rimandato per diverso tempo senza trovare mai il coraggio di iniziarne la lettura. Avevo paura di Malamud, come ho paura ogni volta che mi approccio alla lettura di un Autore, con la a maiuscola. Mi è successo con Malamud, come mi è successo con Yates e come mi succederà un milione di altre volte.
È stato bello – come lo sarà sempre – chiudere il libro e rendersi conto che quella paura, la paura di non essere all'altezza, era inutile oltre che infondata.
La storia di Morris Bober, della sua triste e in un certo senso travagliata vita, mi ha letteralmente conquistata. Morris possiede un negozio di alimentari che, tra la crisi economica e il sorgere di negozi migliori nelle vicinanze, non se la passa poi così bene. È proprio grazie alla sua attività che la vita di Morris si intreccerà con la vita Frank Alpine, un goy (termine ebraico per indicare persone non appartenenti alla religione ebraica) di origini italiane che si offrirà di aiutare Morris a mandare avanti il negozio. Il commesso non racconta solo la storia di una bottega di alimentari che cerca, in tutti i modi, di sopravvivere alla crisi e alla concorrenza. Racconta anche e soprattutto della condizione umana di una famiglia sfortunata e in balia degli eventi e delle umili e tristi persone che la circondano.
Quando ho iniziato la lettura di questo romanzo non mi aspettavo che fosse triste. O meglio, triste sì ma non così triste. E mi viene da pensare, ma forse mi sbaglio, che della vita di queste persone Malamud se ne sia servito per raccontarci, in verità, le sfaccettature e le complessità dell'animo umano, per mostrarci la sottile linea che separa la fortuna dalla sfortuna, l'amore dall'ossessione, la tristezza dalla felicità. E il lento scorrere delle sue parole fa sì che la tristezza della quale è intriso il romanzo ti entri dentro, ti perfori così in profondità da raggiungere perfino le ossa. Come l'umidità. L'umidità è bastarda, c'è ma non si vede, la senti veramente solo quando ti trapassa e ti lascia spossato e con le ossa e i muscoli doloranti. E la tristezza di Malamud è bastarda tanto quanto può esserlo l'umidità della spiaggia la sera. Quando ti sdrai, incantato a guardare le stelle cadenti e, due ore dopo, hai dolori in tutto il corpo. "E però – ti dici – chi se ne frega", conscio dello spettacolo meraviglioso al quale hai assistito.

"Lo trovava spesso in biblioteca. Quasi ogni volta che vi si recava, Helen lo vedeva seduto a uno dei tavoli davanti a un libro aperto e si chiedeva se tutto quel che faceva durante il tempo libero fosse di venir lì a leggere. Lo rispettava per questo. Lei si recava in biblioteca in media due volte alla settimana, prendendo solo un libro o due per volta, perché ritornare per un altro libero era una delle sue poche gioie. Anche quando era più sola le piaceva trovarsi in mezzo ai libri, sebbene qualche volta fosse deprimente vedere il numero dei libri che non aveva letto. [...] Ma una biblioteca era una biblioteca, e lui ci veniva, come lei, per soddisfare certe esigenze".

martedì 4 novembre 2014

Gruppo di lettura #4 La briscola in cinque

Buongiorno!
Avrei dovuto scrivere questo post almeno una settimana fa, ma non ne ho trovato il coraggio (e la voglia, confesso). Il motivo è semplice, ma andiamo con ordine.
Per chi fosse approdato adesso e non sapesse dell'esistenza di questa cosa meravigliosa che è il gruppo di lettura di Scratchbook adesso ne è informato. Dunque, a cadenza completamente casuale e con regole mai fisse, su questo gruppo Facebook si organizzano dei Gruppi di lettura ai quali prendo più o meno sempre parte. È bello, fidatevi, lanciatevi, iscrivetevi, leggeteci, patecipateci e tutti gli evi e gli eci che volete.
L'ultimo gruppo di lettura al quale ho preso parte non richiedeva di leggere un libro specifico di un autore specifico, bensì si basava su delle caratteristiche. Mi spiego meglio. Il libro che avremmo dovuto leggere doveva essere scritto da un autore (o autrice) italiano, contemporaneo, vivente e sotto i cinquant'anni. Semplice, no? No, per me no. Per niente.
Quest'anno, come ho già detto praticamente ovunque, mi sono aperta agli scrittori italiani e, sebbene non mi siano capitati per le mani testi brutti (anzi!), sento comunque di non appartenere a questo genere di scrittori. Non so spiegarvi meglio, è a pelle: mi sento più affine a testi scritti da anglosassoni o, pradossalmente, da giapponesi. 
Ho comunque deciso di accogliere la sfida perché sono una lettrice "onnivora", mettiamola così. Trovo che lo snobismo di alcuni, blogger e non, verso cose che non conoscono e non hanno letto (a prescindere) sia sintomo di pochezza intellettuale. Sì, anche io sono sostenitrice del non l'ho letto e non mi piace (come dico sempre nel caso di Paolo Giordano e altri autori), ma con criterio. Nel senso che ho letto altri italiani prima di dire che non è una fetta di "letteratura" (passatemi il termine) che non mi piace. Quindi, senza nemmeno aver dato una possibilità a un libro, un autore, un genere, una nazionalità evito di giudicare, ergermi a mostro di intelligenza e sputare sentenze.
Ma non divaghiamo. Quindi, dicevo, visto che sono onnivora e prima di giudicare preferisco vedere, leggere o assaggiare, mi sono lanciata in questa sfida – e lo è davvero stata – e ho scelto Marco Malvaldi.
Malvaldi era perfetto, perché potevo piazzarlo anche nella Reading Bingo Challenge alla quale partecipo sul forum dei bookcrosser italiani. Dato il fioretto di non acquistare libri fino alla fine dei tempi, ho controllato nel catalogo della biblioteca vicino casa e si è aggiudicato il posto da vincitore La briscola in cinque. Ed è stato meglio averlo preso in prestito dalla biblioteca senza acquistarlo.

Titolo: La briscola in cinque
Autore: Marco Malvaldi
Editore: Sellerio editore Palermo
Pagine: 163
Il mio voto: 3 piume scarse

Ho sempre sentito parlare bene di Malvaldi, più o meno da chiunque conosca: lettori forti, lettori occasionali, blogger, persino non lettori (ossia gente da un libro l'anno). 
Uno scrittore apprezzato da una così ampia gamma di lettori credevo mi avrebbe lasciato qualcosa in più. Non è accaduto.
Non sto dicendo che La briscola in cinque sia un brutto libro, assolutamente. Anzi, trovo che sia molto scorrevole e che si legga con estrema facilità. La storia è carina e semplice da seguire, lo stile di Malvaldi divertente e leggero.
Ecco, è questo il punto. Questo libro ha un unico, grandissimo difetto: è arioso, inconsistente. Forse, paradossalmente, è più adatto a un pubblico di non lettori o di lettori occasionali. 
Non fraintendetemi, non sono tipa da facili snobismi – chi mi legge spesso lo sa – e non sono nemmeno quel tipo di persona che associa la lettura necessariamente a qualcosa di "culturale", per cui si fa del male leggendo solo Moravia, Pasolini, Joyce e se sei uno scrittore con meno pesantezza (passatemi il termine) di Tolstoj non meriti nemmeno di varcare la soglia di casa mia. 

domenica 8 giugno 2014

Gruppo di lettura #3 Le correzioni

Quindi, eccoci al terzo appuntamento con il Gruppo di lettura indetto da Start from Scratch al quale, se volete, siete sempre in tempo a prender parte cliccando qui. Chiedeteci l'invito che siamo pronti ad accogliervi.
La terza puntata, in verità quarta ma alla precedente non ho potuto prender parte perché la mia lista dei to be read spaventerebbe chiunque, si è svolta in modo un po' particolare. Siccome noi siamo degli elettori della Casa delle Libertà  facciamo un po' come c...o ci pare e quindi non abbiamo letto tutti lo stesso libro, ma solo lo stesso autore: Jonathan Franzen. Con la possibilità di scegliere un volume di tutta la sua bibliografia, ho deciso di leggere Le correzioni. Il motivo è semplice: avevo già amato alla follia Libertà, sebbene le numerose critiche negative, di cui vi avevo parlato qui. Così, dato che chi aveva amato Le correzioni, aveva poi snobbato Libertà, ho voluto leggere l'altro romanzo di Franzen per capire perché. Sarò una voce fuori dal coro, me lo sento già, ma Libertà mi è piaciuto un pizzico di più. Comunque, mi toccherà smettere di leggere i libri belli e importanti, perché non so recensirli. Qualunque cosa scriva mi sembra banale e poco incisiva. E oh, torna il mare nella mia recensione e non è un caso. A me Franzen fa pensare al mare, chi lo sa poi perché.


Titolo: Le correzioni
Autore: Jonathan Franzen
Editore: Einaudi
Pagine: 604
Il mio voto: 4,5 piume



Le correzioni è un romanzone, uno spaccato di vita americana di quelli che piacciono tanto a me e al mio animo un po' romantico, un po' tormentato, un po' sognatore. Nutro un debole, manco troppo nascosto, per le storie come quelle raccontante da Franzen: famiglie complesse, con rapporti altrettanto complessi, dai componenti con personalità forse ancor più complesse. Mi piace Franzen, mi piace come inizi i suoi romanzi narrandoci una storia, per spostare poi il focus su un'altra storia, senza che questo disorienti il lettore. Le correzioni comincia così, aprendo una finestrella su Enid e Alfred, una coppia di anziani signori dai mille problemi: fisici, mentali, interpersonali, finanziari, emozionali. Giusto un accenno, qualche pagina appena, per farci tastare il terreno a piccoli passi. Un po' come quando, al mare, stiamo lì a bagnarci solo le dita dei piedi per poi decidere se che è il caso di tuffarci in acqua senza troppi ripensamenti, d'un botto, ché l'immersione sia meno traumatica ma più coinvolgente. Ecco, Franzen ragiona proprio così. Un assaggio, un antipasto, e poi il tuffo repentino e irruento.
E quando la storia comincia, non può che procedere in discesa, fino a quando non ci si affretta a scendere dalla metropolitana proprio durante il fischio che comunica la chiusura delle porte, ché si era giunti alla propria fermata già da un pezzo e che nemmeno il puzzo del sudore della gente è riuscito a disturbarci. E questo accade e accade e accade ogni singolo giorno, finché non si sarà terminata la lettura. Eventi come questi, quello di non accorgersi del passare del tempo in metropolitana, (mi) accade raramente. Succede solo con i romanzoni, succede spesso e volentieri con i romanzoni degli autori americani bravi come Franzen.
Le correzioni è un romanzo non solo da leggere, ma da vivere, accarezzare, assaporandone le sfumature.

lunedì 27 gennaio 2014

Gruppo di lettura #2 Buona apocalisse a tutti!

Eccomi qui, sopravvissuta alla serata di ieri decisamente alcolica e impegnativa, a parlarvi della seconda puntata del Gruppo di lettura a cui ho preso parte. Per chi fosse approdato qui da poco, questa è un'iniziativa proposta da Start from Scratch che ha visto come protagonista della prima puntata Follie di Brooklyn (di cui vi ho parlato qui).
Il fortunato che si è aggiudicato la seconda puntata è Buona Apocalisse a tutti!, scritto da quel phigo (non so, saranno i capelli da pazzo, il nasone o forse semplicemente mi piace come scrive e di conseguenza mi piace lui) di Neil Gaiman e quell'orsetto del cuore che è Terry Pratchett.

Titolo: Buona Apocalisse a tutti!
Autore: Terry Pratchett e Neil Gaiman
Editore: Mondadori
Pagine: 382
Il mio voto: 4,5 piume

Lo dico subito, così da scaricare ogni responsabilità su quanto di più sconnesso e sgrammaticato possiate leggere subito dopo queste poche righe introduttive: io non so recensire i libri belli come questo. Certo, non sempre, ma spesso sì. Per cui non me ne vogliate, il post brutto che ne uscirà fuori non è scritto di proposito, è nato così, da solo. Ecco, perfetto, detto ciò posso cominciare a straparlare.
Dunque, Gaiman. Che io adoro con tutta me stessa con sprazzi di bimbominchismo a dir poco preoccupanti data la mia non più giovanissima età.
E Pratchett di cui, mi vergogno a dirlo, fino a oggi non avevo letto niente ma di cui ho sempre sentito parlare strabene.
Insieme. Che scrivono un libro sull'Apocalisse. Con demoni e angeli e profezie e cacciatori di streghe. Inutile dire che Buona Apocalisse a tutti! possiede tutte le caratteristiche per essere uno dei miei libri preferiti. 

giovedì 19 dicembre 2013

Gruppo di lettura #1 Follie di Brooklyn

Buongiorno!
Come vi avevo accennato qui, ho preso parte a un gruppo di lettura indetto da Start from Scratch. Il libro che abbiamo letto, tra i molti proposti, è stato Follie di Brooklyn di Paul Auster. E adesso, permettetemi di dirlo, non vedo l'ora ci sia la seconda puntata del Gruppo di lettura al quale vi invito caldamente a partecipare, tenete d'occhio la pagina Facebook del blog ^^ 

Titolo: Follie di Brooklyn
Autore: Paul Auster
Editore: Einaudi
Pagine: 265
Il mio voto: 4 piume

Desideravo leggere questo libro da diverso tempo. Fa riflettere che fosse posizionato alla ventesima pagina su ventiquattro della mia wishlist anobiiana. Però sapete tutti come funziona, no? Un libro può rimanere per diverso tempo, delle volte anche anni, tra i to be read e non aggiudicarsi mai il podio nella gara dei libri da leggere nel breve tempo.
Questo è quello che è successo al povero Auster. Piazzato in wishlist appena uscito e poi superato sempre in gran carriera da altri libri, magari che non sono mai entrati in wishlist.
Poi, grazie a un gruppo di lettura trovato su Facebook e organizzato da un'altra blogger, ecco che all'improvviso arriva il suo momento di gloria. 
Ho iniziato questo libro con delle aspettative altissime, alle quali hanno sicuramente contribuito la popolarità di Auster, le recensioni entusiastiche di altri suoi libri nelle quali mi sono imbattuta, la bellissima copertina (perché la copertina è bellissima, mi fa tanto pensare a Hopper). Sono sincera, forse sono state le mie aspettative altissime a farmelo piacere così tanto. Perché non volevo, assolutamente, che queste fossero disattese. Ho sperato con tutta me stessa che mi piacesse. E, infatti, così è stato. Per diversi motivi, non solo perché lo desideravo disperatamente.
Lo stile utilizzato dall'autore, a tratti quasi confidenziale, l'incredibile quantità dei dettagli forniti da Auster circa la vita dei personaggi, la struttura narrativa, tutto di questo romanzo mi ha piacevolmente colpita e mi ha convinta a leggere tutti i suoi romanzi, prima o poi.